Da ormai diversi anni si sta diffondendo un’interessante tendenza nelle Alpi, quella delle località di montagna senza auto; è una tendenza ancora minoritaria, ma che è destinata a crescere e a diffondersi sempre più per il semplice motivo che sta crescendo il numero di coloro che cercano in montagna tranquillità, pace, silenzio, e rifuggono dal rumoroso e stressante carosello delle infinite piste da sci.
E dove meglio trovarla, pace e tranquillità, che in un luogo dove le auto e il caos, rumore e inquinamento che esse portano, sono bandite?
Tra queste località alcune sono molto note, come Zermatt e Wengen, in Svizzera, altre meno, come Pralognan in Francia, nella Vanoise, Murren, ancora in Svizzera. In Italia è molto nota l’Alpe di Siusi, questa chiusa purtroppo solo parzialmente (dalle 9 alle 17). Ancora, Werfenweg, in Austria, Chamois e St. Pierre Vetan, in Italia.
Tutte queste località stanno incontrando un successo crescente, proprio per la tranquillità e la piena godibilità della montagna che garantiscono, in tutte le stagioni.
È possibile immaginare una località del genere anche in Appennino? A giudicare da come intendono la montagna alcuni amministratori, locali e non (la orrenda frase di Cialente, “in Abruzzo ci sono ettari e ettari di montagna non antropizzata da sviluppare”, cioè cementare, indica cosa intendono per sviluppo turistico queste belle menti), si direbbe che l’ipotesi non gli sfiori neppure la mente.
Eppure ci sono località che per la loro collocazione si presterebbero perfettamente a tale ipotesi, e si tratta tra l’altro di località che avendo puntato quasi solo sul turismo invernale, sono ormai in crisi da anni; penso innanzitutto a Campo Staffi, nei monti Simbruini, nel Lazio meridionale. Ma anche luoghi come Campo Catino, sempre nei Simbruini, o Campitello Matese, nel Molise, si presterebbero facilmente a tale rivoluzionaria trasformazione.
Prendiamo Campo Staffi, dove gli impianti da sci funzionano poco e a singhiozzo da anni, dove molte case e residences sono malridotti e semi abbandonati, dove il turismo ha avuto un rilevante calo di presenze negli ultimi anni, dove molti esercizi commerciali sono in crisi.
Campo Staffi è un bel pianoro di alta quota, situato a oltre 1700 m di quota tra le cime di Monte Cotento e Monte Viperella; si raggiunge con una strada dal valico della Serra, sopra Filettino.
Poco sotto il valico si trova la stazione a valle di una cabinovia, chiusa da anni, che collegava la zona dei residences di Filettino alle piste e alle case di Campo Staffi.
Basterebbe riattivare questa cabinovia e chiudere la strada al valico della Serra (mantenendola solo per mezzi di soccorso e di trasporto, per questi a ore e giorni precisi) per trasformare una stazione sciistica ordinaria e abbastanza in decadenza, quindi triste e poco attrattiva, in una piccola Zermatt dell’Appennino, che per questa sua peculiarità attirerebbe turisti, non solo italiani, in ogni stagione dell’anno.
Certo, bisognerebbe investire nella ristrutturazione degli impianti sciistici e degli edifici esistenti, (trasformandone alcuni in pensioni e Bed & Breakfast di qualità), magari utilizzando tecnologie eco-compatibili ed energie rinnovabili, però non si tratterebbe di investimenti eccessivi (si potrebbero per esempio utilizzare parte dei soldi stanziati per il folle progetto di estensione degli impianti del Terminillo) e con tempi di realizzazione lunghi.
Il risultato sarebbe certamente interessante, e potrebbe dare il via ad un diverso modo di concepire il turismo di montagna in Appennino.
Alberto Osti Guerrazzi
Romano di origini toscane, è uno dei soci delle Edizioni il Lupo ed è autore de "I 2000 dell'Appennino" e co-autore di "Bambini in Appennino" e di molti altri libri dedicati alla montagna. Socio attivo del Club 2000m è un vero appassionato di montagna, con il libro dedicato ai 2000 metri dell'Appennino ha dato un importante contributo alla diffusione dell'escursionismo in centro Italia.
Sito web: www.edizioniillupo.it
