La Valle dell'Inferno tra amore e castagne
Scritto da Alessandro Vergari
Premessa: “E sempre ho negli occhi quella strada con il sole… il primo mattino, le fonti dove mi hai fatto bere, la terra che si mescolava ai nostri baci, quell’abbraccio profondo della luce.” Cos’ Sibilla Aleramo ricorda in una sua lettera a Dino Campana la breve stagione del loro amore vissuto appassionatamente proprio in questi monti e in questi sentieri quasi cento anni fa. E non è cambiato molto da allora. Casetta di Tiara, il piccolo borgo che domina la valle del Rovigo è ancora pressoché rimasto immutato e la strada carrozzabile termina tra le sue case. La Badia di Moschea, un complesso religioso fondato dai Vallombrosiani nel X secolo, accoglie di nuovo gli escursionisti come i pellegrini un tempo, il suo museo racconta la storia di queste montagne e della sua gente, e nel suo ristorante si mangia la vera bistecca alla fiorentina di manzi allevati al pascolo sui monti circostanti. Il fiume Rovigo e Veccione scorrono sempre con le loro acque limpide dove ancora si trovano i gamberi, tra dirupi d’arenaria e scavano marmitte che invitano a fare il bagno.
Nell’estate del 1916 Sibilla manda un biglietto di congratulazioni per la prima, e unica, opera di Campana, i Canti Orfici, a cui segue un invito a venirlo a trovare su queste montagne: “Vi piacerebbe dormire un poco sotto la tenda?”. Gli risponde Sibilla. “Non sono più giovane… però ancora buona camminatrice – codesta occhiata agli Appennini la darei volentieri con voi.. insomma, come mi dovrei equipaggiare?”
Seguono incontri e passeggiate che durano lo spazio di una stagione, ma pieni di passione: “Dino, come fare senza dirti che t’adoro, e mandarti qualche piccola parola che brilli e t’accarezzi più delle stelle? Le stelle intorno alla Casetta?” Poi la separazione e l’inesorabile declino delle facoltà di Dino che finirà internato in manicomio dove morirà nel 1932. Ma la suggestione di queste valli è sempre la stessa. Dai suoi fitti boschi fanno capolino cinghiali e caprioli, le rovine delle case contadine con i suoi essiccatoi raccontano ancora le storie di una “civiltà del castagno” che ancora non è scomparsa del tutto. La Valle dell’Inferno non è il nome più adatto a questi luoghi perché qui siamo vicini più al paradiso.
Informazioni di Dettaglio
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Come Arrivare:
Badia di Moscheta si raggiunge da Scarperia proseguendo per Firenzuola. Valicato il Passo del Giogo, in località Rifredo, si devia a destra per Badia di Moscheta. Da Bologna si va ad Imola e si gira per Firenzuola. Superato il paese, in direzione di Scarperia dopo una decina di chilometri si gira a sinistra per la Badia.
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Descrizione Itinerario:
Dalla Badia si prende la strada che passa davanti al bar-ristornate, si lascia a destra il vecchio cimitero e si scende fino al ponte sul torrente Veccione. Prima di passarlo si prende a destra, seguendo l’indicazione per la Valle dell’Inferno e si costeggia la grande vasca che forniva l’acqua al mulino, ormai interrata. Si passa tra le case e si continua su un comodo sentiero ben battuto, in alto tra le anse rocciose del fiume che s’intravedono nel fitto bosco.
Si supera un seccatoio quasi crollato e poi si arriva, dopo un oretta, alle case di Val d’Inferno, un piccolo borgo situato su un ripiano roccioso da cui si gode uno meraviglioso spettacolo sulla selvaggia vallata. Le case sono ancora in buono stato e sfido chiunque a non fare un pensiero di poterle ristrutturare e di abitarci. Dopo circa cento metri incontriamo una deviazione a destra, CAI 713, che fa il giro di Giogarello e Monte Acuto e che può essere utilizzato per il ritorno a Badia di Moschea facendo un largo giro di circa 3 ore. Noi invece continuiamo a diritto per entrare in un castagneto e scendere fino alla valle del torrente Rovigo in località Molinaccio. Si risale il torrente su di una larga carrareccia e dopo circa 800 metri arriviamo a un largo specchio d’acqua, che d’estate è una invitante piscina naturale, fino a pervenire ad un ponticello in località Molino della Lastra, riconoscibile sia per la grande lastra di pietra che scende a lambire il fiume sia per la struttura che conserva ancora la struttura del vecchio mulino. A questo punto ci sono due opzioni che si possono fare tutte e due oppure sceglierne solo una a seconda del tempo che avete o dell’interesse.
La prima opzione è la risalita al paese di Casette di Tiara che si effettua seguendo il sentiero che supera il fiume proprio dal ponticello. Questo segue la vecchia mulattiera di collegamento tra il paese e il fondovalle e dopo aver attraversato un gruppo di case in un castagneto sale rapidamente e in mezzora circa arriva al piccolo borgo di Casette dove potete trovare un buon piatto di tortelli o di pasta fresca alla trattoria da “Livi”. E’ qui che Sibilla e Dino consumarono il loro idillio d’amore e una lapide sulla chiesa ricorda una poesia della Aleramo tratta dal loro epistolario. Se non volete tornare subito indietro per lo stesso itinerario potete scendere anche dalla strada asfaltata, molto poco transitata, fino al Molinaccio e da li tornare a Badia di Moschea.
La seconda opzione è più naturalistica e consente di arrivare ad una suggestiva cascata. Per questo opzione, dopo aver attraversato il ponticello e superato le case del Molino, si continua a risalire il torrente sempre sulla riva sinistra. Si tralascia la deviazione del sentiero CAI 741 che sale a sinistra e in circa un ora dalla Lastra si arriva alla piccola, ma suggestiva cascata situata in una intima conca rocciosa. E’ un luogo stupendo per una meditazione di qualche minuto. Si ritorna indietro per lo stesso percorso.
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Varianti e Alternative:
Una variante avventurosa è quella di oltrepassare la cascata e risalire il Rovigo. Attenzione perché per superare la cascata c’è un tratto dove occorre arrampicarsi per circa un metro.
- Piaceri: I tortelli fatti a mano nella trattoria di Casetta di Tiara o la bistecca alla fiorentina al ristorante di Badia a Moscheta, un bagno nelle pozze cristalline del Rovigo, le formazioni rocciose lungo tutto il percorso.
- Tipo di Percorso: Escursionistico
- Difficoltà: E = Escursionisti
- Note su Impegno e Difficoltà: Percorso su facili sentieri e stradelli forestali. Medio impegno fisico. Per il dislivello due opzioni: 200 metri per l’opzione della cascata, 400 per quella di Casetta di Tiara.
- Adatto ai Bambini: Fascia 8-10 anni
- Tempi di Andata (ore): -
- Tempi per il Ritorno (ore): -
- Tempo Totale Escursione (ore): 7.00
- Lunghezza dell'Itinerario (chilometri):
- Dislivello Lineare (metri):
- Dislivello Totale Percorso (metri):
- Massima Quota Raggiunta (metri): 640
- Cime e Quote Raggiunte: Casetta di Tiara
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Cartografia di Riferimento:
Cartina Multigraphic – Firenze. N° 25-28
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Centri Visita e Strutture Ricettive:
- Trattoria a Casetta di Tiara: tel. 055.819003. -
Luoghi Particolari:
La cascata del Rovigo, il tratto del fiume chiamato La lastra, la Badia di Moscheta con il suo piccolo museo.
- Condizioni della Segnaletica: Buona, segnalata dal CAI.
- Link d'Interesse: Waldenviaggiapiedi - Trekking in Umbria
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Bibliografia:
Un viaggio chiamato amore. Lettere (1916-1918) Sibilla Aleramo e Dino Campana. Feltrinelli
Foto di Alessandro Vergari
- Previsioi Meteo:
- Mappa Percorso: Mappa non disponibile.
Galleria immagini
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