Gran Sasso
Gran Sasso
E’ difficile dire qualcosa di non banale sul Gran Sasso, ovviamente la montagna appenninica su cui si è scritto e discusso di più: è la più alta, l’unica con caratteristiche alpine, l’unica con un ghiacciaio (o ciò che ahimè ne rimane), l’unica di cui si possa scrivere una dettagliata storia alpinistica, l’unica che le nostre autostrade abbiano sfregiato con tanta protervia (si dice che lo scopo principale del traforo sia quello di fornire un rifugio antiatomico a governanti, Vaticano e generali). E poi c’è Campo Imperatore, il piccolo Tibet d’Abruzzo; e ancora i camosci, reintrodotti dal Parco da qualche anno e già moltiplicatisi oltre le più rosee previsioni. Per non parlare dello straordinario panorama sulle vette principali che si ha dal versante teramano, da Prati di Tivo, ad esempio, o da Castelli, con la minacciosa e spettacolare parete nord del Camicia, l’Eiger dell’Appennino. Si dovrebbe parlare poi delle splendide faggete e dei valloni selvaggi, come quello d’Angora. Insomma, si potrebbe dire che il Gran Sasso è La Montagna dell’Italia peninsulare, e probabilmente è così. L’unico risvolto negativo, ma solo per gli amanti della wilderness estrema, è che tutto ciò attrae, giustamente, tanti visitatori; le vie normali e la vetta del Corno Grande sono, in una bella domenica estiva, affollate quasi quanto la spiaggia di Fregene. Ma le cime solitarie non mancano, e anche nelle belle domeniche estive è raro trovare qualcuno in vetta, per esempio, al Corvo. Insomma, il Gran Sasso è una montagna nel senso più pieno del termine, e offre ai suoi visitatori tutto ciò che oggi la montagna può offrire, nel bene e nel male.
Si tratta delle quote 2080 e 2091, che si elevano nella poderosa cresta che si sviluppa da Campo Imperatore fin sulla Quota 2290 del Monte Infornace.
E' un itinerario davvero magnifico quello percorso da Flavio Dente il 9 novembre scorso, magnifico ma decisamente impegnativo; ne riportiamo il racconto dell'autore.
Percorso:Campo Imperatore - Passo del Lupo - bivio sentiero 1V (30 min) - Sella del Cefalone (1h 20) - Sella dei Grilli (1h 35) - Pizzo di Intermesoli (2h 30) - Sella dei Grilli - Stazzo quota 2010 (3h 40) - Fonte Venacquaro - Sella di Monte Corvo ( 4h 40) - Monte Corvo (5h 30) - Fonte Venacquaro (6h 30) - Sella dei Grilli (7h 10) - Sella del Cefalone (7h 40) - bivio sentiero 1 e 1V (8h 30) - Campo Imperatore (8h 55)
Distanza percorsa: km 22 circa.
Dislivello: mt.2050
Tempo impiegato: 8h 55 (soste 30 min)
Molta indecisione accompagna la scelta della meta di questo fine settimana: mi andrebbe di puntare verso i Sibillini: Bove Sud - Pizzo Berro - Priora e ritorno per Passo Cattivo, ma il viaggio è lungo in giornata.....in alternativa il Serrone dai Prati d'Angro.....controllo le previsioni meteo, ci penso....e cambio totalmente idea per tornare al mio principio "finchè non arriva la neve, puntare in alto, per il resto c'è piu' tempo": sabato vado all'Intermesoli. Sono quasi le 7.30 quando parcheggio in uno spiazzo deserto davanti all'Albergo di Campo Imperatore, pochi minuti e sono in cammino. La temperatura è buona, il solito vento al Passo del Lupo, ma in poco tempo supero la Portella e raggiungo il bivio con il sentiero 1V che, passando sotto le splendide pareti del Cefalone, porta, perdendo e riguadagnando quota e non sempre comodamente, alla Sella che dal Cefalone prende nome. Di qui' è un attimo per scendere alla Sella dei Grilli (dove dei camosci disattenti si accorgono di me quando sono a pochi metri) da dove inizia la sempre faticosa salita al Pizzo di Intermesoli. La ripida pietraia con tracce che si trovano e poi perdono richiede impegno per concedere la vetta, mentre sopra di me vedo due sagome nere (aquile? credo di si) prima immobili, che poi iniziano a volteggiare sopra di me, scendono, risalgono, continuano a volteggiare, poi di nuovo giu' e quindi su......poi spariscono oltre la cresta del monte. Devo dire di avere avuto la netta impressione che mi stessero "soppesando"........ Continuo la salita e sono in vetta. La visuale spazia da Campotosto alla Laga sino ai Sibillini, la giornata è bella e l'aria tersa regala cime lontane. A questo punto cosa fare: puntare al Cefalone e fare ritorno presto o provare qualcosa di piu' impegnativo? Considerato il poco tempo impiegato la decisione è presto presa: punto sul Corvo. Spesso ho toccato nello stesso giorno piu' cime, anche molte in dei giri in Majella o nel Parco d'Abruzzo, ma quasi sempre si trattava di rilievi sullo stesso crinale, o comunque cime vicine, mentre questa volta sono due montagne a se stanti, si scende da una per poi iniziare la risalita all'altra. Toccata nuovamente la Sella dei Grilli la discesa continua sino allo Stazzo a quota 2010 per giungere al punto piu' basso a quota 1919 dove si incrocia il sentiero che sale dalla Valle Venacquaro. questa zona è a mio avviso una delle piu' belle dell'Appennino: la Casetta del Venacquaro, la Forchetta Falasca e la meravigliosa cornice delle Malecoste, con Corvo ed Intermesoli di guardia a tanta bellezza. E' un posto poco frequentato, lontano da ogni punto di accesso al gruppo del Gran Sasso, ma allo stesso tempo riparato ed accogliente con la sua fonte sempre generosa. La risalita alla Sella del Monte Corvo è faticosa per ripidi prati, piu' comoda la salita finale alla vetta. La sosta è breve considerando il lungo ritorno con ancora circa 500 mt. di dislivello da risalire.
La Fonte Venacquaro è presto raggiunta, il tempo di fare provvista d'acqua e poco dopo inizia la risalita verso la Sella dei Grilli e di li' alla Sella del Cefalone. Salgo con calma ma con passo regolare, qualche sosta per scattare fotografie consente di riprendere fiato e le due selle sono raggiunte, inizia ora il tratto sotto le coste del Cefalone che mi porta agli ultimi 100 mt. in salita della giornata. La scomoda pietraia richiede velocita', nonostante la stanchezza, per la poca aderenza sul terreno, e con che piacere vedo la Portella sbucando oltre la cresta! Adesso è veramente fatta, lascio andare da sole le gambe per la mezz'ora scarsa che mi riporta al punto di partenza di questa lunga ed appagante giornata regalata dal dolce autunno. Ciao, alla prossima.
di Andrea Tabladini
Il Corvo è una splendida, grande e complessa montagna, l’ultima verso ovest delle grandi vette della catena Occidentale del Gran Sasso; come spesso accade in Appennino, la natura ha scolpito sul suo corpaccione due versanti dalle caratteristiche molto diverse, spoglio e uniforme quello meridionale, articolato in spettacolari valloni e creste quello settentrionale, disegnato dalle ere glaciali attraverso ghiacciai scomparsi da tempo ma che hanno scavato su questo versante tre imponenti e spettacolari circhi glaciali.
È anche una montagna abbastanza isolata, da centri turistici, autostrade e paesi; per questo motivo gli itinerari che la salgono sono tutti lunghi e faticosi, e se la via normale, che ne sale il fianco sud, ha la bellezza delle grandi faggete della val Chiarino e il fascino di una valle nascosta, le vie che salgono da nord, da Nerito o Prato Selva, offrono la spettacolarità di questi grandiosi circhi glaciali. Tutte queste vie possono essere completate dalla magnifica e panoramicissima cavalcata che per l’ampia cresta sommitale unisce la vetta orientale, la più alta, a quella occidentale.
L’anello che qui viene proposto mette insieme la bellezza della cresta alla salita per quello che forse è il più spettacolare dei valloni, il Fosso del Monte.
Premessa: la via, aperta il 1° ottobre 1961 da Francesco Saladini e Marco Florio, segue un sistema di canalini che si sviluppa sotto la verticale dell’anticima nord, tenendosi sulla sinistra di un evidente tetto giallastro e di una sottostante sporgenza arrotondata. Mai oltre il IV grado, è una via piacevole e divertente su una roccia sempre ottima e appigliata.
Periodo consigliato: fine giugno – primi ottobre.
Premessa: Il Canalone Bissolati è ormai una classica dello scialpinismo appenninico, un pò un’introduzione allo scialpinismo impegnativo, allo sci ripido: si tratta di un canalone che inizia assai largo e, nonostante la discreta pendenza, comodo; si restringe verso la fine, subito sopra l’uscita su Campo Pericoli, passando tra alte quinte rocciose. Pur essendo piuttosto frequentato, è pur sempre una discesa OSA, da evitare con neve dura o, peggio, ghiacciata.
La salita alla vetta normalmente si fa per il canale della Direttissima, ma ovviamente le alternative sono tutte le possibili salite al Corno Grande; volendo evitare la a volte affollata Direttissima può essere interessante salire per il parallelo canale Moriggia – Acitelli, appena più difficile.
Premessa: l’Eiger dell’Appennino è una grande montagna che dà grandi emozioni; l’affaccio sulla terrificante parete nord è qualcosa che mette alla prova la saldezza dei propri nervi, il vallone di Vradda offre al salitore un ambiente d’alta quota selvaggio e impressionante. La parete nord merita giustamente, sia per le dimensioni che per le difficoltà che pone all’alpinista e l’aspetto terrificante, di essere paragonata a quella nord dell’Eiger. Salita per la prima volta nel 1934 da Bruno Marsili e Antonio Panza contava, all’epoca in cui Alesi, Calibani e Palermi hanno scritto il loro bellissimo volume sul Gran Sasso (primi anni ’90) poco più di 10 ripetizioni! Quando siete in cresta affacciatevi da lì (facendo attenzione!), è senz’altro il panorama più impressionante dell’Appennino.
Caratteristiche del tracciato: escursione di media montagna privo di difficoltà. Acqua alla partenza (fonte Vetica, ottima e fresca). Attrezzatura classica da escursioni di media difficoltà, scarponcini, mantellina, bastoncini, borraccia, binocolo, macchina fotografica.
Altri Approfondimenti...
- Appennino Settentrionale
- Appennino Centrale
- Monti Sibillini
- Rilievi dell'Apppenino Umbro Marchigiano
- Monti Reatini
- Monti del Cicolano
- Monti della Laga
- Gran Sasso
- Gruppo Montuoso del Velino e Sirente
- Preappennino del Lazio Settentrionale
- Monti Sabini, Lucretili e Carseolani
- Monti Prenestini, Ruffi e dei Castelli Romani
- Monti Lepini, Ausoni, Aurunci, Circeo
- Monti Simbruini, Ernici e monti di Sora
- Monti Marsicani e Monti della Meta
- Montagne della Majella
- Appennino Meridionale
- Appennino Insulare
