Sciescursionismo e ciaspole nel Matese: il monte Mutria
Scritto da Enrico Fabbrocini-
Dimensione carattere
Riduci grandezza carattere
incrementa grandezza carattere
- Stampa
- Galleria immagini
Il Mutria, terza cima del Matese dopo il MIletto e la Gallinola, è un’interessante montagna, una lunga dorsale si affaccia a nord sul bel lago del Matese; il Mutria è l’ultima cima a sud della catena, le sue vie sono svariate e spesso fattibili in un’unica soluzione. Passando sempre dalla cima si può percorrere la dorsale completa in un senso o nell’altro, oppure fare la traversata dal lato nord a sud o viceversa, ma tutte creano problemi logistici di recupero macchine. Il lato nord del monte ha un’estesa faggeta fino a quota 1800 m, che garantisce l’ombra d’estate e mantiene la neve per lungo tempo d’inverno.
Il Matese è uno dei gruppi montuosi mento noti tra quelli dell’Appennino, e anche per questo non è tra i più frequentati. Ma le sue montagne sono di grande bellezza e spesso ancora selvagge; il versante campano è protetto da un Parco Regionale, quello molisano purtroppo no, ed anzi il bel pianoro carsico di Campitello è stato aggredito da un’imponente colata di cemento e impianti da sci.
Informazioni di Dettaglio
-
Come Arrivare:
Da nord per Isernia, SS 17 e poi SS 87 fino al bivio per Sepino; da sud per Benevento, SS 88 e poi 87 fino al bivio per Sepino; da Sepino si prende la SP 94 per Contrada Pilone e la si segue per 10 km sino a superare il confine tra Molise e Campania; subito dopo si trova il bivio per la SP 75, che si prende andando a destra per raggiungere in ca. 200 m il passo della Crocella, dove si lasciano le auto.
-
Descrizione Itinerario:
Diretti a ovest con la dorsale boscosa del Mutria davanti (v. foto 1) si percorre una zona paerta fino ad intercettare una carrareccia che dentro la faggeta in circa un’ora ci porta alla base della parete nord (1h, 1300 m ca., v. foto 2). Non è quella dell’Eiger, ma per noi di Sepino è la salita sacra di iniziazione che una volta d’inverno e una d’estate dobbiamo penare per poi sbizzarrirci su altri pendii. Si continua a seguire la carrareccia fino a quota 1450 m circa (45 min dalla base della parete nord), non conviene tagliare perché il pendio si fa subito ripido.
Il percorso offre spettacolari quadretti prodotti dalla fauna locale dei paesi vicini. Un set alla moda di divano, poltrona, rete e cucina tipo economica a gas buttato tutto giù per un dirupo, taglio indiscriminato di faggi e faggetti, la purtroppo nota calzetta, e cioè un taglio completo della corteccia per un’altezza di dieci - venti centimetri che fa seccare l’albero permettendo così il prelievo di legna secca. Puntiamo sulla linea di massima pendenza, zigzagando. Le ciaspole non sono più buone per la salita dura, né su neve morbida, né tanto meno su neve dura. Con gli sci si sale bene, senza bisogno di rampant. Anche i punti di scarico sono sicuri.
Altri anni con mio fratello abbiamo rinunciato ad attraversarli, vuoi per l’abbondante strato di neve gratinata calata dall’alto, vuoi per il carico di neve sul pendio, e quella che c’è sopra non si vede! Ci portiamo così al campo base belvedere di quota 1700 m (1h da quota 1450 m), da cui si vede la cima a 150 m più in alto (foto 4). Da qui è più facile, si traversa verso la sella che si vede sulla sinistra, la faggeta però si fa più fitta e bassa e con gli sci è un po’ dura a districarsi. Si esce sulla sella e seguendo la dorsale verso nord si arriva in cima (1822 m, 30 min. dal belvedere). Lo spettacolo è notevole: se non ci sono le nuvole il sole si riflette sul mar Tirreno con le isole di Ischia, santo Stefano e Ventotene, lì a due passi, il Vesuvio a sud è evidente e con la giornata fortunata si individua la penisola sorrentina. Ma non è tutto. L’otto marzo del 2009 abbiamo riconosciuto la striscia del mare Adriatico con la linea scura e lunga del Gargano! Non erano visioni, ma il giorno prima era stato buio e tempestoso.
Verso nord scorgiamo il lago Matese, la Gallilola e il monte Miletto. Più in là le Mainarde e di continuo il Petroso e il Marsicano. A nord est la lunga dorsale della Majella. Ma sale la febbre per la discesa, sono 500 metri di slalom tra i faggi, capriole e toboga nei valloni, fino a riprendere la strada del ritorno. Il tempo totale è stato di otto ore con tutte le dovute pause).
-
Varianti e Alternative:
Nessuna variante disponibile per questo percorso.
- Piaceri: Panorami spettacolari, a volte sui due mari, come recita la relazione.
- Tipo di Percorso: Sci Escursionismo
- Difficoltà: E = Escursionisti
- Note su Impegno e Difficoltà: La difficoltà è dovuta essenzialmente all’impegno fisico, non indifferente, anche se il dislivello non è eccessivo.
- Adatto ai Bambini: Non Adatto ai Bambini
- Tempi di Andata (ore): 5.00
- Tempi per il Ritorno (ore): 3.00
- Tempo Totale Escursione (ore): 8.00
- Lunghezza dell'Itinerario (chilometri): 18
- Dislivello Lineare (metri): 610
- Dislivello Totale Percorso (metri): 650
- Massima Quota Raggiunta (metri): 1822
- Cime e Quote Raggiunte: Monte Mutria (1822 m)
-
Cartografia di Riferimento:
Non disponibile.
-
Centri Visita e Strutture Ricettive:
Per dormire e mangiare si può andare a Sepino alla Locanda di Bernardo, www.lalocandadibernardo.it, tel. 329 8620250.
-
Luoghi Particolari:
L’area archeologica di Altilia/Saepinum, situata neri pressi di Sepino a una quota di 548 m, è una delle aree archeologiche di montagna più interessanti d’Italia; la città fu fondata in epoca romana, nel 293 ac, sul tratturo della transumanza.
- Condizioni della Segnaletica: Segnaletica non disponibile.
- Link d'Interesse: Area Archeologica di Sepino
-
Bibliografia:
Testi e Foto di Enrico Fabbrocini.
- Previsioi Meteo:
- Mappa Percorso: Mappa del percorso disponibile.
