Borghi e Paesi dell'Appennino
L’Italia è, come noto, il paese degli 8000 campanili: sono innumerevoli i borghi, piccoli e medi, che hanno mantenuto e spesso anche curato la loro cultura e le radici assai spesso risalenti all’alto Medioevo. È una straordinaria ricchezza, quella dei borghi italiani, ricchezza che naturalmente appartiene anche all’Appennino.
Che anzi, proprio per il suo essere montagna, con la conseguente difficoltà dei collegamento ha offerto, nel bene e nel male, maggior resistenza alla modernità.
Sono così tantissimi i piccoli borghi, i villaggi montani dove l’aria che si respira è ancora antica, dove d’inverno il profumo della legna bruciata aleggia nelle strade, dove il silenzio risuona nei passi lenti di un anziano e le auto sono lontane.
Da tempo ormai in molti hanno capito quale ricchezza, materiale e soprattutto culturale e immateriale, vi sia in questo tempo sospeso; iniziative come quella de I Borghi più belli d’Italia premiano quelli che meglio sono riusciti a conservare il loro carattere originale, mentre sono i turisti che sempre più spesso disertano i villaggioni montani (tipo Monte Livata, o l’Abetone) per privilegiare il soggiorno tra le pietre antiche delle case e i volti scavati degli anziani abitanti; un paio di esempi: Labro, vicino Rieti, in gran parte ristrutturato da una comunità belga; S. Stefano di Sessanio, sul Gran Sasso, oggi ospitante in molte delle sue case un magnifico albergo diffuso.
