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Racconti d'Appennino (9)
Di solito i racconti di avventure di montagna seguono un clichè abbastanza ovvio: c’è stato un incidente, il protagonista ha rischiato la vita o poco ci manca, nelle more del salvataggio si accavallano sensazioni forti e disperate, poi la salvezza e la riconoscenza per il salvatore. Oppure c’è la gita, escursionistica o, più spesso, alpinistica, che prevista di difficoltà normale si trasforma in avventura per un brusco arrivo di bufera, bufera che mette a repentaglio la vita dei partecipanti, di solito per concludersi poi con la salvezza nel rifugio.
Raramente quindi il racconto di montagna brilla per originalità; eppure, il montanaro lo legge, e se ben scritto lo legge avidamente: perché è la condivisione di sensazioni da lui già provate, anche se magari in situazioni di molta minor gravità (per fortuna) o semplicemente temute una sera che il ritorno era ancora lungo, il sole calava e il freddo cominciava a farsi pungente e a minacciare un bivacco faticoso. Sensazioni già provate che stimolano alla lettura e alla ricerca di altri racconti.
Che sono i racconti proposti da questa sezione, che vuole essere aperta a tutti coloro che hanno il desiderio di raccontare agli altri le loro, di solito intense, sensazioni montanare.
Piero Lancia, del CAI di Frosinone, ci ha mandato questo racconto che ha scritto dopo una gita di sciescursionismo. Oltre che bello, ci è anche sembrato interessante per come racconta e fa capire il valore della foresta e della sua quiete.
Siamo in 7 sulle vetta dell'Intermesoli alle 13,00 del 9 maggio. Un gruppo di 6, davanti a noi, ha già cominciato a scendere. La giornata è bella, ma non spettacolare. Il vento comincia ad addensare nuvoloni neri sul Corno grande e sul Cefalone; ogni tanto anche noi siamo nella nebbia .... batto i denti dal freddo nonostante Goretex e cappello. Anche Sara non ne può più e si prepara per scendere .... già.
Essere soli è un grande vantaggio perché non hai la responsabilità di nessuno, ma è anche un grosso svantaggio perché non puoi confrontarti con nessuno e soprattutto non puoi condividere le ansie e le preoccupazioni.
Fra le carte polverose e libri vecchi abbiamo ritrovato un resoconto di viaggio di Mario Pomilio. Un diario dei nostri tempi, la descrizione dell'attraversamento del Parco Nazionale d'Abruzzo ai primordi della sua fondazione. "Una chicca tutta da leggere."
Nello stesso giorno, a meno di due ore una dall’altra, due tipi di volo diversi, mai sperimentati prima, due esperienze intenssissime, adrenaliniche.
Non un vero volo, ma un precipitare, il senso del vuoto che si apre sotto di me, della velocità improvvisa e spaventosa, come volare, o meglio, precipitare.
