-
Dimensione carattere
Riduci grandezza carattere
incrementa grandezza carattere
- Stampa
Collana “Guida dei monti d’Italia” CAI – TCI
Con questo titolo, ultimo uscito delle celeberrime guide “grigie” del CAI – TCI, si colma una lacuna nella conoscenza delle montagne italiane. Campania, Basilicata e Calabria sono le regioni protagoniste dell’ultima opera della collana (ultima in ordine di uscita, solamente.
In realtà, è la terzultima: ne mancano ancora solo due per coprire tutta la nostra penisola: “Alpi Biellesi e Valsesiane” e “Civetta - Moiazza”).
Come in tutte le altre guide della collana, si tratta di un’opera mastodontica. Troppo per un uomo solo. Infatti, a Ferranti – alpinista, geologo, subacqueo, escursionista, socio della sezione CAI di Napoli e gran conoscitore delle montagne della sua regione – sono stati necessari oltre 10 anni di lavoro e l’ausilio di molti collaboratori, che lo hanno aiutato a scrivere delle zone a lui meno note.
L’opera fu fortemente voluta da Gino Buscaini, curatore della collina fino alla sua morte, il quale volle inserire – a rappresentare tutte le regioni italiane – anche qualche cenno al Gargano, unica elevazione pugliese degna di questo nome, anche se in realtà Appennino proprio non è.
Abbiamo assistito alla serata di presentazione della guida a Roma, piena zeppa di curiosità e di notizie storiche citate dall’autore. Cenni sulle prime descrizioni di salite, innanzitutto. Non trattandosi per la maggior parte di cime di solo interesse alpinistico, esse erano probabilmente state salite già molte volte dai pastori, da molti secoli. Però, la prima relazione che si ricorda è quella al monte Sirino, in Calabria, in un diario di studiosi di botanica. Poi, gli articoli di Giustino Fortunato, socio storico e fondatore della sezione napoletana del CAI per il bollettino sezionale, recentemente ristampati.
Poi più niente, fino agli anni ’70, con esplorazioni di ragazzi romani e del nord Italia (Alessandro Gogna tra questi, che scriverà un libro famoso e ora introvabile, “Mezzogiorno di pietra”), alla ricerca di “nuovi mattini” (territori nuovi, nuovi terreni di gioco come si diceva allora, dove arrampicare fuori dalla vecchia logica di “lotta con l’Alpe).
Ma i decenni che separano Giustino Fortunato dai ragazzi variopinti e un po’ hippy degli anni ’70 non sono stati del tutto vuoti. Lo ha ricordato Ferranti nel suo excursus storico. Negli anni ’30, ’40 e ’50 era nata una forte tradizione di arrampicatori napoletani, che avevano i faraglioni di Capri come terreno di azione favorito e attiravano la curiosità di alpinisti del nord Italia. Non a caso, il primo V grado di Capri fu aperto nel 1936 dalla coppia (anche nella vita) Stieger – Wiesenger.
Ma veniamo alla guida, ed ai suoi numeri. 610 pagine, 24 gruppi montuosi descritti, dalla Campania allo Stretto di Messina. 18 itinerari di scialpinismo, 20 carte in b/nero, 40 foto con i tracciati delle vie, 6 cartine tipografiche a colori, un numero incalcolabile di itinerari.
Una guida preziosa per conoscere posti ingiustamente poco conosciuti o dimenticati, ma dove si possono ancora riscoprire un alpinismo genuino e tradizionale, salite di ghiaccio (quando possibile) in un territorio inusuale e itinerari escursionistici su rilievi poco conosciuti, ma di grandissima soddisfazione ambientale e paesaggistica.
Informazioni di Dettaglio
- Titolo: Appennino Meridionale
- Autore: Lugi Ferranti
- Editore: CAI - TCI
- Codice EAN: 9788836546275
- Pagine: 610
- Anno Pubblicazione: 2011
- Prezzo (Euro): 36,00
-
Note:
Dalla quarta di copertina:
- itinerari su roccia e neve classici e moderni
- notizie naturalistiche e di storia alpinistica
- percorsi sci-escursionistici, torrentismo e palestre di roccia
- 18 itinerari per lo scialpinismo
- 20 carte in b/nero
- 40 foto con i tracciati delle vie
- 6 cartine topografiche a colori e quadro cartografico d’insieme della regione
Aldo Frezza
Ha arrampicato, sciato, camminato, pedalato, sudato su per l'Appennino, le Alpi italiane e francesi, l'Africa, la Patagonia e l'Himalaya, anche se il suo cuore rimane legato alle cime, alla gente e ai paesaggi del suo Appennino Centrale.
Sito web: www.facebook.com/aldo.frezza

