La Tavola dei Briganti e il Blockhaus
Scritto da Alberto Osti Guerrazzi-
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Nel Parco Nazionale della Majella una passeggiata bella, dai grandi panorami, facile e quindi molto popolare porta dal Rifugio Pomilio, a 1892 m di quota, sulla Majelletta, alla Madonnina, alla piatta e boscosa (di pini mughi, quindi profumatissima) cima del Blockhaus (2242 m).
Quando si arriva su questa ampia cima inevitabilmente, e giustamente, qualcuno chiede il perché di questo curioso nome, che in tedesco significa “casa costruita con tronchi di legno”.
Per capirlo si deve esplorare un po’ il largo pianoro che costituisce questa cima, dove è facile scorgere delle fondamenta di un edificio in pietre squadrate: questo è ciò che rimane del Blockhaus, un fortino costruito nell’800 dall’esercito borbonico per controllare e reprimere le bande di briganti che si nascondevano nei profondi e selvaggi valloni della Majella, ancora oggi forse tra i territori più selvaggi d’Europa; e siccome gran parte degli ufficiali borbonici provenivano dalle file dell’esercito asburgico, il fortino fu da loro battezzato nella loro lingua (ed evidentemente aveva solo le fondamenta in pietra, mentre pareti e tetto saranno state di legno).
Quando poi arrivò, nel 1861, l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia, come noto il fenomeno del brigantaggio, per una serie di cause, prese straordinario vigore, tanto che i piemontesi per reprimerlo inviarono in forze l’esercito; fu una vera guerra, con decine di migliaia di morti, civili e militari. Le bande di briganti della Majella combatterono per anni, due tra i più famosi briganti si chiamavano Nunzio Tamburrini ed Ermenegildo Bucci, e se i loro metodi erano feroci e crudeli, non furono in ciò meno feroci le truppe sabaude.
Uno dei luoghi di questa guerra fu la Majella, e l’avamposto sabaudo fu, dal 1866, il ricostruito Blockhaus.
Come una delle parti in guerra ha lasciato un segno della sua presenza nelle pietre del Blockhaus, così anche l’altra parte, i briganti, per quanto più elusivi e sfuggenti, hanno lasciato nella pietra i loro segni; la cosa curiosa è che la distanza tra queste due memorie pietrificate è minima, come se le due parti volessero in qualche modo parlarsi.
Se si procede dai ruderi del Blockhaus per poche decine di metri fino al margine orientale della spianata della cima si può ammirare, oltre alla mole massiccia delle grandi cime della Majella, anche la lunga e sinuosa cresta che congiunge queste cime alla Majelletta: è la cresta detta Scrima Cavallo, che culmina nella poco appariscente cima di Monte Cavallo (2267 m).
Un magnifico sentiero tra i mughi la percorre; superata di pochi metri questa cima si arriva a un tratto di cresta dove rocce calcaree lisce sono state incise con scritte e figure, da pastori come da briganti, spesso queste maledicendo il Regno d’Italia; la più famosa di queste recita: "LEGGETE LA MIA MEMORIA PER I CARI LETTORI NEL 1820 NACQUE VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA PRIMO IL 60 ERA IL REGNO DEI FIORI ORA È IL REGNO DELLA MISERIA".
Per queste scritte su rocce piatte la zona è detta Tavola dei Briganti; è curioso come i briganti si dedicassero a questo lungo lavoro di incisione proprio a poche centinaia di metri dall’avamposto sabaudo e quasi alla portata del tiro dei moschetti, sembra quasi che quelle scritte fossero fatte con intenzioni beffarde, come a sbeffeggiare i soldati di guardia.
Nell’area della Majella, specie tra il monte Focalone e l’anfiteatro glaciale delle Morelle (che riammirano dal Blockhaus e dalla Tavola dei Briganti) sono state di recente scoperte molte altre incisioni, di briganti e di pastori, come per esempio una tavola per il tris o il profilo di una nave, dato che l’Adriatico si offre alla vista per lungo tratto da queste cime.
Queste recenti scoperte sono state fatte dal professor Carlo Iacovella, presidente del Comitato scientifico e tutela ambiente montano del CAI Abruzzo, coadiuvato da numerosi membri del CAI; si tratta di scoperte davvero interessanti, che documentano un aspetto della dura vita dei pastori sui monti della Majella, all’epoca ben più selvaggi e inaccessibili di quanto non siano oggi.
Queste testimonianze rendono l’escursione dalla Majelletta al Blockhaus e alla Tavola dei Briganti di grande interesse sia appunto per l’aspetto storico - culturale che per quello naturalistico e paesaggistico, snodandosi il sentiero su una stretta cresta che si affaccia su alcuni tra i più selvaggi, profondi e belli tra i grandi valloni della Majella.
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Alberto Osti Guerrazzi
Romano di origini toscane, è uno dei soci delle Edizioni il Lupo ed è autore de "I 2000 dell'Appennino" e co-autore di "Bambini in Appennino" e di molti altri libri dedicati alla montagna. Socio attivo del Club 2000m è un vero appassionato di montagna, con il libro dedicato ai 2000 metri dell'Appennino ha dato un importante contributo alla diffusione dell'escursionismo in centro Italia.
Sito web: www.edizioniillupo.it
