Scialpinismo in Appennino
Salendo, o scendendo, da qualche bel pendio del Gran Sasso o della Majella capita ancora di trovare sci alpinisti nordici che manifestano il loro stupore per la bellezza della gita, stupiti di trovare nevi, panorami, montagne così belle così a sud, lontani dalle loro splendide Alpi. Sono stupiti e contenti, e di solito dicono che suggeriranno di venire in Appennino ai loro amici, magari ancora scettici circa la possibilità di fare una bella discesa a sud di Bologna.
Da diversi anni lo scialpinismo in Appennino è una realtà in grande crescita, ed è un bene, anche e forse soprattutto per la cultura della montagna da cui deriva, per cui l’andare, il fruire della montagna è possibile senza le gigantesche e distruttive infrastrutture richieste dallo sci su pista.
Quando ho cominciato a fare scialpinismo in Appennino, circa 15 anni fa, fuori dal Gran Sasso era facile passare intere giornate senza incontrare nessuno; anche oggi spesso e così, ma il numero di sciatori che si incontrano, specie su alcune grandi classiche, come il Canalone Maiori al Sirente o la Rava della Giumenta Bianca alla Majella, è cresciuto esponenzialmente.
Il motivo di questa crescita credo sia semplice: l’Appennino, o almeno molte delle sue montagne, è un territorio magnifico per lo scialpinismo, che offre una quantità e varietà di itinerari vastissima, da nord a sud, dal Monte Cimone al fantastico ambiente dell’Etna.
Segno di questo successo è anche la pubblicazione di guide, tra cui due generali, con itinerari in tutto l’Appennino centrale; sono le guide di Filocamo e Di Salvo (Tracce di sci in Appennino) e quella di Luca Mazzoleni (La montagna incantata), entrambe interessanti e decisamente consigliabili a chi cerca un primo approccio, o un nuovo approccio, allo scialpinismo appenninico.
Per quanto riguarda le cartine, quelle delle Edizioni Il Lupo, che coprono quasi tutti i gruppi maggiori dell’Appennino, riportano anche le tracce e le brevi descrizioni di molti itinerari sci alpinistici.
Scegliere la gita: una primissima indicazione per chi si avvicina allo scialpinismo in Appennino
Proponiamo qui di seguito delle gite introduttive (indicate per livello di difficoltà) per ciascuno dei grandi gruppi appenninici, la cui descrizione completa si trova nella sezione dedicata (itinerari: scialpinismo).
La difficoltà di un’escursione sci alpinistica dipende da diversi fattori: la pendenza del percorso e la sua obbligatorietà, cioè l’assenza di alternative, le condizioni meteo e di visibilità, le condizioni della neve e la presenza o meno di ghiaccio o neve dura, l’esposizione,...
... l’eventuale pericolo di valanghe, la presenza o meno di difficoltà di carattere alpinistico, come passaggi su roccia o ghiaccio; uno stesso itinerario può presentare difficoltà molto diverse a seconda della condizione in cui si trova, ed è quindi molto importante valutare con attenzione questo aspetto.
A volte si tende un po’ a sottovalutare questo rischio in Appennino; è invece presente ne più ne meno che nelle Alpi o in altre montagne. Spesso, anzi, la possibilità di sbalzi di temperatura molto marcati accentuano questo rischio.
Valutate sempre con attenzione il pendio da affrontare, prima verificando il livello generale di rischio sul sito di Meteomont, poi tenendo conto della data dell’ultima nevicata, dell’esposizione e della pendenza del versante, della quantità e del tipo di neve presente, della temperatura atmosferica, della presenza o meno di precedenti scaricamenti.
La tecnica di salita è molto semplice, si calzano gli sci con l’attacco nella posizione tallone libero, si lasciano gli scarponi poco stretti e comunque nella posizione cammino e si comincia a camminare;
...a seconda della pendenza del pendio si può affrontarlo direttamente o, caso molto più comune, a larghi zig-zag, più o meno lunghi a seconda del pendio (osservando un pendio percorso da uno sci alpinista si nota subito la traccia di salita, appunto a zig-zag, e quella di discesa, a curve più o meno strette).
In Appennino fa generalmente meno freddo delle Alpi, ma spesso, penso al Gran Sasso o ai Sibillini, si possono trovare giornate di vento molto forte e freddo, come il vento di nord-est proveniente dai Balcani, a volte davvero tremendo.
L’equipaggiamento è quindi bene che sia completo, meglio trasportare una maglia in più che rovinarsi o addirittura dover rinunciare all’escursione per il freddo eccessivo.
