Preparazione e conduzione dell'escursione
Scritto da Alberto Osti Guerrazzi-
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La difficoltà di un’escursione sci alpinistica dipende da diversi fattori: la pendenza del percorso e la sua obbligatorietà, cioè l’assenza di alternative, le condizioni meteo e di visibilità, le condizioni della neve e la presenza o meno di ghiaccio o neve dura, l’esposizione,...
... l’eventuale pericolo di valanghe, la presenza o meno di difficoltà di carattere alpinistico, come passaggi su roccia o ghiaccio; uno stesso itinerario può presentare difficoltà molto diverse a seconda della condizione in cui si trova, ed è quindi molto importante valutare con attenzione questo aspetto.
La difficoltà di un’escursione sci alpinistica dipende da diversi fattori: la pendenza del percorso e la sua obbligatorietà, cioè l’assenza di alternative, le condizioni meteo e di visibilità, le condizioni della neve e la presenza o meno di ghiaccio o neve dura, l’esposizione, l’eventuale pericolo di valanghe, la presenza o meno di difficoltà di carattere alpinistico, come passaggi su roccia o ghiaccio; uno stesso itinerario può presentare difficoltà molto diverse a seconda della condizione in cui si trova, ed è quindi molto importante valutare con attenzione questo aspetto. Ad esempio, il Canalone Majori del Sirente, una delle più classiche sci alpinistiche dell’Appennino, può essere una discesa ripida ma di difficoltà non eccessiva (classificabile, v. sotto, BSA) con neve primaverile trasformata e morbida come può essere una discesa molto impegnativa con neve dura o peggio ghiacciata, e diventare quindi OSA.
La scala di difficoltà oggi in uso è quella di Blachère riportata di seguito.
Scala delle difficoltà Blachère
MS – sciatore medio, itinerario facile; in Appennino si tratta quasi sempre di gite molto tranquille, percorribili quasi sempre durante tutta la stagione invernale e in primavera; sono di solito salite in parte in bosco e in parte in terreno scoperto su pendii facili e morbidi, e che raggiungono senza difficoltà cime ampie e panoramiche. Di solito prive di pericoli oggettivi, la maggior difficoltà può consistere nell’orientamento in caso di scarsa visibilità. Sono gite ideali per un primo approccio allo scialpinismo.
BS – sciatore buono, itinerario di media difficoltà; in Appennino spesso si tratta di gite paragonabili a gite alpine, con pendii ripidi ed esposti al pericolo valanghe, la cui percorrenza è quindi da valutare con attenzione; esempio: il canalone Majori, un ampio canalone molto ripido (fino a 40°) molto valangoso e incassato come è tra alte pareti rocciose molto esposto alla caduta di sassi. La media difficoltà è data dalla facilità di sciata garantita dall’ampiezza del canalone, ma la sua percorribilità va valutata con attenzione. Come detto sopra poi, è classificabile BSA con neve trasformata e morbida, ma diventa OSA con neve dura o ghiacciata.
OS – sciatore ottimo, itinerario difficile; in Appennino come sulle Alpi si tratta di gite impegnative anche fisicamente, che richiedono un’ottima padronanza della sciata (il pendio è assai ripido, esposto o stretto, spesso ghiacciato) e un buon allenamento fisico. Si tratta di pendii per i quali si potrebbe, a seconda delle condizioni, optare per la salita ramponi e piccozza.
L’aggiunta della A (es. BSA) indica la presenza nell’itinerario di difficoltà alpinistiche, quali passaggi di roccia non impegnativi o canalini ghiacciati e/o ripidi da percorrere ramponi e piccozza che accentuano la difficoltà e l’impegno complessivo della gita.
Un piccolo approfondimento qui -->
Scelta dell’itinerario
Spesso si legge nelle guide di scialpinismo “itinerario ottimo per una gita di inizio stagione”, a significare che si tratta di un itinerario tranquillo, non esposto al pericolo di valanghe, affrontabile quindi con condizioni di neve ancora invernale, non trasformata.
Questo per dire che la scelta di un itinerario deve tener conto di una molteplicità di fattori.
Il primo è naturalmente quello della sicurezza, in special modo della possibilità di valanghe lungo il percorso; questa valutazione non è sempre facile, e si rimanda al proposito al capitolo Valanghe presente sul sito.
Ma la sicurezza non riguarda solo l’eventuale pericolo valanghe, bensì anche tutta una serie di altri potenziali pericoli oggettivi
Un secondo fattore di grande importanza è la capacità scialpinistica dei partecipanti, che deve essere adeguata alla difficoltà dell’escursione; se invece ci sono delle disparità, la difficoltà della gita deve commisurarsi alle capacità del meno preparato tra i partecipanti. Capacità che è tanto tecnica che fisica: in caso di differenze di passo, il gruppo, come avviene sempre in montagna, si adegua al passo del più lento.
Ovviamente, in funzione della capacità dei singoli del gruppo si deve poi tener conto della difficoltà dell’itinerario, scegliendone uno adeguato alle capacità del meno esperto tra i partecipanti.
Un terzo fattore è la durata della gita: deve essere proporzionata alla preparazione fisica dei partecipanti; spesso nei principianti la novità del movimento fa spendere più energie del dovuto; quindi, se nel gruppo vi sono persone alle prime esperienze, valutate bene la lunghezza
In ultimo ma non meno importante è considerare se nel gruppo vi sia qualcuno che abbia una buona conoscenza l’itinerario, in quanto tale conoscenza permette una migliore valutazione complessiva di tutto quanto si è detto più sopra.
Si sceglie l’attrezzatura da portarsi in base alle difficoltà previste dall’itinerario scelto. Circa l’attrezzatura tecnica, è sempre bene portarsi dietro una piccozza: ormai quelle da scialpinismo sono piccole e molto leggere, non costituiscono quindi un aggravio eccessivo e possono essere utilissime in caso di passaggi delicati; così i ramponi, spesso in Appennino si trovano tratti ripidi e gelati, magari incassati tra rocce, che è meglio affrontare sci in spalla e ramponi ai piedi. Insomma, normalmente in Appennino per gite BSA e OSA è bene avere con se ramponi e picca.
L’abbigliamento lo si sceglie in base alla stagione e all’itinerario; è bene avere con se dei ricambi asciutti, come un capo pesante da indossare in caso di sosta forzata o bivacco. Spesso in primavera avanzata un pile leggero e una giacca a vento sono sufficienti, e anzi capita facilmente di salire in maglietta.
Circa l’alimentazione, non vi sono consigli particolari relativamente all’Appennino; in gite tardo – primaverili considerate il fatto che vi sono poche fonti in Appennino, e che è bene portarsi dietro una buona riserva di beveraggi.
Progressione e scelta della traccia
Non ci sono particolari differenze rispetto a quanto indica un normale manuale di scialpinismo, salvo che in Appennino non si percorrono quasi mai ghiacciai (l’unico, modesto, è il Calderone del Corno Grande, dove praticamente non vi sono crepacci). Quindi la scelta della traccia va fatta in funzione della massima riduzione del pericolo di valanghe; si tratta quindi di percorrere preferibilmente dorsali, creste, pendii poco ripidi (meno di 25°), e di evitare conche strette e ripide, pendii ripidi e concavi, canali di scaricamento. Di solito in Appennino è abbastanza comune e facile trovare una comoda dorsale che ci porti in cima o nei pressi della cima.
Soste
Le soste sono spesso necessarie, per riposare, aggiungere o togliere abbigliamento, per sistemare l’attrezzatura (ad esempio per inserire i coltelli nell’attacco); è bene non farne troppe, in montagna la velocità è sempre sicurezza. Se si devono fare, ed è bene farne alcune, scegliete con attenzione e anticipo il luogo dove fermarvi, che sia quando possibile sicuro e comodo: inserire i coltelli quando ormai siamo in alto su un pendio ripido e ghiacciato non è ne facile ne saggio.
La discesa
Anche per la discesa non vi sono per ciò che riguarda l’Appennino particolari differenze rispetto a ciò che possa trovarsi in un manuale di scialpinismo; si raccomanda quindi di evitare le ampie diagonali e di scendere per curve strette e controllate, più strette e controllate più è ripido il pendio, scegliendo una traccia che ci faccia evitare pendii valangosi per accumuli di neve o possibili lastroni. Specie in caso di discese lunghe o di poca visibilità è bene che tutto il gruppo rimanga il più possibile unito.
Il soccorso
Per ciò che riguarda: ricerca sepolti da valanga, soccorso di travolto da valanga, soccorso di caduto, si rimanda alla sezione dedicata al soccorso.
Alberto Osti Guerrazzi
Romano di origini toscane, è uno dei soci delle Edizioni il Lupo ed è autore de "I 2000 dell'Appennino" e co-autore di "Bambini in Appennino" e di molti altri libri dedicati alla montagna. Socio attivo del Club 2000m è un vero appassionato di montagna, con il libro dedicato ai 2000 metri dell'Appennino ha dato un importante contributo alla diffusione dell'escursionismo in centro Italia.
Sito web: www.edizioniillupo.it
