Scialpinismo in Appennino
Salendo, o scendendo, da qualche bel pendio del Gran Sasso o della Majella capita ancora di trovare sci alpinisti nordici che manifestano il loro stupore per la bellezza della gita, stupiti di trovare nevi, panorami, montagne così belle così a sud, lontani dalle loro splendide Alpi. Sono stupiti e contenti, e di solito dicono che suggeriranno di venire in Appennino ai loro amici, magari ancora scettici circa la possibilità di fare una bella discesa a sud di Bologna.
Da diversi anni lo scialpinismo in Appennino è una realtà in grande crescita, ed è un bene, anche e forse soprattutto per la cultura della montagna da cui deriva, per cui l’andare, il fruire della montagna è possibile senza le gigantesche e distruttive infrastrutture richieste dallo sci su pista.
Quando ho cominciato a fare scialpinismo in Appennino, circa 15 anni fa, fuori dal Gran Sasso era facile passare intere giornate senza incontrare nessuno; anche oggi spesso e così, ma il numero di sciatori che si incontrano, specie su alcune grandi classiche, come il Canalone Maiori al Sirente o la Rava della Giumenta Bianca alla Majella, è cresciuto esponenzialmente.
Il motivo di questa crescita credo sia semplice: l’Appennino, o almeno molte delle sue montagne, è un territorio magnifico per lo scialpinismo, che offre una quantità e varietà di itinerari vastissima, da nord a sud, dal Monte Cimone al fantastico ambiente dell’Etna.
Segno di questo successo è anche la pubblicazione di guide, tra cui due generali, con itinerari in tutto l’Appennino centrale; sono le guide di Filocamo e Di Salvo (Tracce di sci in Appennino) e quella di Luca Mazzoleni (La montagna incantata), entrambe interessanti e decisamente consigliabili a chi cerca un primo approccio, o un nuovo approccio, allo scialpinismo appenninico.
Per quanto riguarda le cartine, quelle delle Edizioni Il Lupo, che coprono quasi tutti i gruppi maggiori dell’Appennino, riportano anche le tracce e le brevi descrizioni di molti itinerari sci alpinistici.
Una magnifica giornata di bel tempo ed un ottimo innevamento hanno fatto da cornice alla 35^ edizione del TROFEO SCHIAFFINO.
Domenica 17 febbraio a Lagdei-Lago Santo ritorna il celebre Trofeo Schiaffino organizzato dal CAI di Parma. Quest’anno la manifestazione fa parte anche della Coppa dell’Appennino. Parallelamente per tutte le famiglie la minigara non competitiva genitore-figlio
Si terrà domenica 17 febbraio la nuova edizione del Trofeo Schiaffino, la gara a coppie di scialpinismo dell'Alta Val Parma, in località Lagdei- Lago Santo. La manifestazione da oltre trent’anni promuove lo scialpinismo quale sport da vivere e scoprire sulle montagne del nostro Appennino.
Organizzato dal Cai di Parma, il trofeo quest’anno è inoltre inserito all’interno della Coppa dell’Appennino, un circuito di gare di scialpinismo che da gennaio a marzo toccheranno alcuni dei luoghi più suggestivi del parco Nazionale Tosco-Emiliano (www.coppadellappenino.it).
Così a fianco della gara Amatori, sulla griglia di partenza, ci saranno anche gli atleti del circuito Dilettanti che si contenderanno i punti in palio.
Il percorso indicativamente parte da Lagdei, passa dalla “Capanna Schiaffino”, allestita a posto di ristoro, poi, dopo aver superato il tratto attrezzato, raggiunge la cima del Monte Marmagna per arrivare infine al traguardo presso il Rifugio Mariotti.
Tutti gli anni il tracciato può subire leggere varianti, in base alle condizioni del manto nevoso ma anche per favorire la conoscenza della zona.
La Scuola di Sci-Alpinismo Enrico Mutti, coadiuvata dalla stazione locale del Soccorso Alpino, presterà assistenza lungo tutto il percorso.
Come nelle passate edizioni, il trofeo darà particolare attenzione anche al tema della sicurezza in montagna. Per questo la gara inizierà per tutti con la prova di ricerca ARTVA in campo aperto: le coppie concorrenti a turno dovranno ricercare, sondare e marcare un travolto in un campo simulato di valanga e il tempo di ricerca definirà la griglia di partenza a scaglioni. La Scuola di Scialpinismo del CAI Parma ritiene fondamentale, prima di qualsiasi altro aspetto tecnico-agonistico, la sicurezza in montagna e la conoscenza degli strumenti indispensabili all’autosoccorso che ogni scialpinista e snowboard alpinista, e non solo, dovrebbe avere con sé quando si muove in ambiente innevato ove sia presente rischio di valanghe.
Le iscrizioni saranno aperte fino ad inizio gara, chi quindi non lo avesse ancora fatto potrà iscriversi il giorno stesso del Trofeo.
Al termine della competizione ci si ritroverà presso il Rifugio Mariotti, dove insieme al pasta party saranno premiati i vincitori e saranno estratti a sorte diversi premi per i partecipanti alla gara.
Il Trofeo Schiaffino è una manifestazione in collaborazione con SAER- Soccorso Alpino Emilia Romagna, Rifugio Mariotti, Rifugio Lagdei, Associazione Help for Children, sponsor tecnici Montura, La Sportiva, Camp, Ortovox, con il contributo dei negozi Fuori Traccia, Free Sport, Parma Sport, Spazio Verde, Alpen Sport.
Parallelamente al Trofeo la giornata sarà infine un’occasione per tutti per vivere la montagna: l’invito è rivolto alle famiglie a partecipare alla mini gara non agonistica per coppie genitore-figlio che dal parcheggio di Lagdei arriverà fino al Rifugio Mariotti (partenza ore 10.00). Un semplice e divertente primo approccio allo scialpinismo e un motivo in più per trascorrere una giornata nel bel paesaggio dell’Appennino parmense.
Il Trofeo Schiaffino non è solo un raduno sportivo, è insieme un’occasione di ritrovo per scialpinisti, snowboard alpinisti e per tutti gli amanti della montagna invitati ad assistere alla manifestazione.
Per informazioni e preiscrizioni: www.caiparma.it tel.
Il programma
ore 8.00 Ritrovo a Lagdei e breefing
ore 8.30 Inizio prove ARTVA (4 campi)
ore 10.00 Partenza gara
ore 12.00 Premiazione e pasta party
Scegliere la gita: una primissima indicazione per chi si avvicina allo scialpinismo in Appennino
Proponiamo qui di seguito delle gite introduttive (indicate per livello di difficoltà) per ciascuno dei grandi gruppi appenninici, la cui descrizione completa si trova nella sezione dedicata (itinerari: scialpinismo).
Si sceglie l’attrezzatura da portarsi in base alle difficoltà previste dall’itinerario scelto. Circa l’attrezzatura tecnica, è sempre bene portarsi dietro una piccozza: ormai quelle da scialpinismo sono piccole e molto leggere, non costituiscono quindi un aggravio eccessivo e possono essere utilissime in caso di passaggi delicati; così i ramponi, spesso in Appennino si trovano tratti ripidi e gelati, magari incassati tra rocce, che è meglio affrontare sci in spalla e ramponi ai piedi. Insomma, normalmente in Appennino per gite BSA e OSA è bene avere con se ramponi e picca.
L’abbigliamento lo si sceglie in base alla stagione e all’itinerario; è bene avere con se dei ricambi asciutti, come un capo pesante da indossare in caso di sosta forzata o bivacco. Spesso in primavera avanzata un pile leggero e una giacca a vento sono sufficienti, e anzi capita facilmente di salire in maglietta.
Circa l’alimentazione, non vi sono consigli particolari relativamente all’Appennino; in gite tardo – primaverili considerate il fatto che vi sono poche fonti in Appennino, e che è bene portarsi dietro una buona riserva di beveraggi.
Progressione e scelta della traccia
Non ci sono particolari differenze rispetto a quanto indica un normale manuale di scialpinismo, salvo che in Appennino non si percorrono quasi mai ghiacciai (l’unico, modesto, è il Calderone del Corno Grande, dove praticamente non vi sono crepacci). Quindi la scelta della traccia va fatta in funzione della massima riduzione del pericolo di valanghe; si tratta quindi di percorrere preferibilmente dorsali, creste, pendii poco ripidi (meno di 25°), e di evitare conche strette e ripide, pendii ripidi e concavi, canali di scaricamento. Di solito in Appennino è abbastanza comune e facile trovare una comoda dorsale che ci porti in cima o nei pressi della cima.
Soste
Le soste sono spesso necessarie, per riposare, aggiungere o togliere abbigliamento, per sistemare l’attrezzatura (ad esempio per inserire i coltelli nell’attacco); è bene non farne troppe, in montagna la velocità è sempre sicurezza. Se si devono fare, ed è bene farne alcune, scegliete con attenzione e anticipo il luogo dove fermarvi, che sia quando possibile sicuro e comodo: inserire i coltelli quando ormai siamo in alto su un pendio ripido e ghiacciato non è ne facile ne saggio.
La discesa
Anche per la discesa non vi sono per ciò che riguarda l’Appennino particolari differenze rispetto a ciò che possa trovarsi in un manuale di scialpinismo; si raccomanda quindi di evitare le ampie diagonali e di scendere per curve strette e controllate, più strette e controllate più è ripido il pendio, scegliendo una traccia che ci faccia evitare pendii valangosi per accumuli di neve o possibili lastroni. Specie in caso di discese lunghe o di poca visibilità è bene che tutto il gruppo rimanga il più possibile unito.
Il soccorso
Per ciò che riguarda: ricerca sepolti da valanga, soccorso di travolto da valanga, soccorso di caduto, si rimanda alla sezione dedicata al soccorso.
La difficoltà di un’escursione sci alpinistica dipende da diversi fattori: la pendenza del percorso e la sua obbligatorietà, cioè l’assenza di alternative, le condizioni meteo e di visibilità, le condizioni della neve e la presenza o meno di ghiaccio o neve dura, l’esposizione,...
... l’eventuale pericolo di valanghe, la presenza o meno di difficoltà di carattere alpinistico, come passaggi su roccia o ghiaccio; uno stesso itinerario può presentare difficoltà molto diverse a seconda della condizione in cui si trova, ed è quindi molto importante valutare con attenzione questo aspetto.
A volte si tende un po’ a sottovalutare questo rischio in Appennino; è invece presente ne più ne meno che nelle Alpi o in altre montagne. Spesso, anzi, la possibilità di sbalzi di temperatura molto marcati accentuano questo rischio.
Valutate sempre con attenzione il pendio da affrontare, prima verificando il livello generale di rischio sul sito di Meteomont, poi tenendo conto della data dell’ultima nevicata, dell’esposizione e della pendenza del versante, della quantità e del tipo di neve presente, della temperatura atmosferica, della presenza o meno di precedenti scaricamenti.
La tecnica di salita è molto semplice, si calzano gli sci con l’attacco nella posizione tallone libero, si lasciano gli scarponi poco stretti e comunque nella posizione cammino e si comincia a camminare;
...a seconda della pendenza del pendio si può affrontarlo direttamente o, caso molto più comune, a larghi zig-zag, più o meno lunghi a seconda del pendio (osservando un pendio percorso da uno sci alpinista si nota subito la traccia di salita, appunto a zig-zag, e quella di discesa, a curve più o meno strette).
In Appennino fa generalmente meno freddo delle Alpi, ma spesso, penso al Gran Sasso o ai Sibillini, si possono trovare giornate di vento molto forte e freddo, come il vento di nord-est proveniente dai Balcani, a volte davvero tremendo.
L’equipaggiamento è quindi bene che sia completo, meglio trasportare una maglia in più che rovinarsi o addirittura dover rinunciare all’escursione per il freddo eccessivo.
