A cura di Tatiana Marras

Per gli amanti della montagna l’11 dicembre è un giorno speciale. È inevitabile, in quella che dal 2003 viene riconosciuta come Giornata Internazionale delle Montagne, puntare lo sguardo alle alte quote – per chi ha la fortuna di averle fuori dalla finestra – o rivolgere loro un pensiero. Riflettere sulla bellezza di questi scrigni naturali di biodiversità, ma anche sulle importanti funzioni che svolgono per l’umanità. E non serve lanciarsi con la mente verso le altissime quote himalayane, verso quelle montagne che rappresentano le maggiori riserve idriche del Pianeta. Ma anche semplicemente concentrarci sulle piccole grandi vette di casa, troppo spesso considerate secondarie.

Non è un caso che il Club Alpino Italiano abbia deciso di dedicare, in occasione di questo giorno speciale, un articolo comparso su “Lo Scarpone”, dal titolo “La Giornata Internazionale delle Montagne per la valorizzazione e tutela dei Pantani di Accumoli”.

Un articolo tutto appenninico volto a far conoscere a livello nazionale un angolo d’Italia altamente vulnerabile.

Tutti insieme ai Pantani di Accumoli

Per attirare l’attenzione collettiva sui Pantani, laghi di origine glaciale adagiati a quota 1.580 m in una piccola vallata al confine tra i Monti Sibillini ed i Monti della Laga, la scorsa domenica sono salite in quota tutte insieme le sezioni CAI di Rieti, Amatrice, Antrodoco e Leonessa, in collaborazione con i Gruppi Regionali CAI Lazio, Umbria, Marche e delle relative Commissioni Tutela Ambiente Montano (CRTAM Lazio, CITAM Marche e Umbria). Una escursione baciata dal sole tardo autunnale, che ha fatto la sua speciale comparsa dopo giorni di pioggia.

In circa 250 si sono ritrovati in località Madonna delle Coste, percorrendo poi insieme il sentiero che conduce ai Pantani di Accumoli. Un sito di Interesse Comunitario (SIC) della Rete Natura 2000, che ospita habitat e specie di alto valore naturalistico, da tutelare con ogni sforzo. 

“L’escursione ha avuto come scopo principale quello di far conoscere i Pantani, non solo a livello escursionistico ed emozionale, ma anche a livello ambientalistico e territoriale, inquadrando l’area, la cornice meravigliosa dei Monti della Laga e del Vettore, nonché facendo conoscere quelle che sono le principali valenze naturalistiche che hanno motivato l’istituzione del SIC in questi pascoli montani che vedono nel periodo primaverile una notevole fioritura di orchidee e sono punteggiati da acque stagnanti che ospitano specie meritevoli di tutela”, si legge nel comunicato CAI.

Le preoccupazioni del CAI

Se i Pantani risultano essere un SIC, pertanto in teoria oggetto di tutela nazionale ed europea, quali sono le preoccupazioni del CAI? Proseguendo nella lettura dell’articolo le motivazioni risultano ben chiare. La tutela al momento risulta essere più teorica che pratica.

I lavori di rifacimento per la messa in sicurezza della carrareccia di accesso al sito, “non sembrano evidenziare quella sensibilità per la tutela dell’ambiente circostante che la particolarità ed il pregio del sito meriterebbero”.

Perplime inoltre il Protocollo d’intesa tra la Regione Lazio e il Comune di Accumoli per la “Realizzazione di un Rifugio montano in località Pantani nel Comune di Accumoli”. Argomento di cui si è parlato anche durante l’escursione collettiva, in presenza di alcuni abitanti di Accumoli, che hanno espresso la propria fiducia nei confronti delle sezioni CAI, riconosciute come “sentinelle del territorio e baluardo per la difesa e al contempo forti sostenitori dello sviluppo delle Terre Alte”.

Cosa si può fare?

A detta del CAI, l’area appenninica interessata negli ultimi anni da intensi eventi sismici, ha per certo necessità di essere valorizzata. Di rinascere a livello economico e turistico. Ma bisogna prestare attenzione al conservare un giusto equilibrio tra sviluppo e salvaguardia del territorio. Parliamo di ambienti ancora in parte incontaminati che, in caso di massiccia entrata in gioco dell’uomo, potrebbero perdere la loro selvaticità. 

“Il rischio di compromettere un territorio, la cui sola ricchezza, lo ripetiamo, è rappresentata dalla natura incontaminata, dovrebbe far riflettere chi, senz’altro in buona fede, cerca di rilanciare un’economia in difficoltà con iniziative irreversibili e, probabilmente, non idonee a sostenere uno sviluppo concreto dell’area”, sottolinea il CAI.

La proposta del rifugio in particolare, desta perplessità tra i soci. La struttura sarebbe probabilmente destinata a restare aperta solo in estate, dotata di pochi posti letto e raggiungibile in sole 3 ore dal centro abitato più vicino. Tutti elementi che porterebbero ben pochi vantaggi economici alla zona. 

“Se a questo si aggiunge il prezzo in termini di depauperamento delle ricchezze naturali che la costruzione di quell’infrastruttura comporterebbe, appare evidente come l’iniziativa in questione meriti una attenta riflessione in termine di costi/benefici, anche ipotizzando soluzioni alternative, da un lato, tese alla valorizzazione del territorio attraverso quel turismo lento che appare sempre più la migliore risorsa per lo sviluppo delle aree montane e dall’altro realizzate a ridosso degli abitati piuttosto che in quelle aree incontaminate il cui depauperamento non sarebbe altro che un danno per tutta la collettività”.

Riflessioni, come si legge nella conclusione del comunicato, nate da un dialogo storicamente presente tra le genti di montagna e il Club Alpino Italiano, che da sempre tenta di farsene portavoce.

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