Sono già tanti gli incidenti che hanno come protagonista l’Appennino in questo inizio di stagione. Da più parti si è sollevato a gran voce il monito a frequentare la montagna con più consapevolezza. Ne abbiamo parlato in una breve intervista con Fabrizio Pietrosanti, direttore della scuola CAI “Rosa dei venti” di Tagliacozzo, sempre in prima linea in tema di formazione e prevenzione.

Ogni anno la scuola organizza vari corsi di alpinismo e scialpinismo. Domenica prossima 12 gennaio inizierà il corso di alpinismo invernale.

Fabrizio, questa sembra essere una stagione maledetta, mai vista per numero di incidenti. Ci si chiede quale sia il rimedio per evitare che accadano altri eventi funesti. Voi della scuola “Rosa dei venti” siete passati subito dalle parole ai fatti, proponendo questo corso di alpinismo …

Una stagione iniziata male. L’alpinismo, in tutte le sue manifestazioni, è un’attività complessa e, come tale, necessita di competenze adeguate che riducano al minimo l’esposizione al rischio. Rischio che rimane ineliminabile proprio per la particolarità dell’ambiente in cui queste discipline si esplicano, articolato e impervio, dove i rischi oggettivi sono molteplici  e, a volte, difficilmente arginabili. Compito principale delle scuole del Club Alpino Italiano è contribuire a formare quel tipo di competenze per diventare maggiormente confidenti con questo tipo di ambienti e fornire gli strumenti per prendere le decisioni migliori in rapporto alle circostanze. Il corso di alpinismo base che inizierà domenica prossima è il naturale completamento formativo di quanto fatto nel corso paritetico su roccia tenuto nell’autunno scorso. 

Rimanendo in tema di incidenti, quali sono state secondo te le motivazioni di queste sciagure e quanto è contato il fattore umano?

E’ una domanda difficile alla quale tento di dare una mia personale risposta. C’è uno studio interessantissimo effettuato di recente (credo da soci CAI del versante teramano del Gran Sasso)  in cui si dice, tra le altre cose, che 107 sono stati i decessi su quel gruppo montuoso negli ultimi 100 anni. Il 40% di essi, però, è concentrato nei soli ultimi 10 anni e ha coinvolto persone considerate per lo più “esperte”; dotate, quindi, di una buona preparazione “tecnica” per affrontare quegli ambienti. Alle conclusioni di questo lavoro è ricondotta, secondo me, la parte più interessante dello studio e cioè che gli incidenti sono collegati, quasi nella loro totalità, più alle condizioni oggettive insidiose della montagna che al grado di preparazione degli alpinisti. Credo che il problema risieda essenzialmente in quell’ambito e cioè nella capacità di valutare oggettivamente tali condizioni. Questa capacità è sicuramente in parte connessa all’esperienza ma, secondo me, è anche condizionata dal “fattore tempo”, inteso come il periodo nel quale tali capacità hanno modo di crescere e consolidarsi negli individui. Oggi penso che tale tempo sia divenuto troppo contratto; si è persa un poco la gradualità di acquisizione delle competenze e penso che si punti precocemente ad obiettivi troppo elevati rispetto alle proprie reali capacità. E non parlo certamente di mera capacità tecnica; mi riferisco maggiormente alla “gestione della risorsa umana” (human factor, in anglosassone) che, il più delle volte, molto poco ha a che fare con l’alpinismo.  Attiene molto più alla nostra visione del mondo, alle nostre debolezze e alle influenze moleste che i fattori a noi esterni, sociali e culturali in testa, esercitano sulla nostra prestazione. 

Entrando nel merito del corso, quali saranno le tematiche trattate nello specifico? 

Rifacendomi a quanto detto, il corso che inizieremo domenica prossima è riservato a chi ha già frequentato almeno un corso base di alpinismo su roccia e ha valore di completamento di un percorso formativo di base al termine del quale saranno state affrontate le tecniche di progressione e sicurezza in tutte le condizioni (roccia, ghiaccio e misto). Particolare enfasi sarà chiaramente data alla specificità della progressione e, anche qui, alle tecniche di assicurazione della cordata ma su terreno invernale. Quindi acquisizione delle capacità nell’utilizzo di piccozza e ramponi, sulle tecniche di autoarresto in caso di scivolamento, sulla predisposizione di soste e ancoraggi su neve e ghiaccio, sulla gestione di un autosoccorso in valanga e, in caso di necessità, sulle procedure corrette di allertamento dei soccorsi organizzati. Completano il programma nozioni di meteorologia in montagna con particolare attenzione all’interpretazione dei bollettini meteo, le nozioni ulteriori di topografia e orientamento e, chiaramente, una puntuale trattazione dei temi inerenti la gestione del rischio ricorrendo anche all’analisi di “case study”. 

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