Articolo a cura di Tatiana Marras

Chiusa ufficialmente, a un mese dalla partenza dall’Italia, la spedizione pakistana degli alpinisti Simone Moro e Tamara Lunger. Una decisione sofferta ma inevitabile, dopo essere stati “a un passo da un epilogo tragico”, come dichiarato da Moro a seguito dell’incidente verificatosi sabato 18 gennaio, durante la salita verso il C1 del Gasherbrum I (8.080m). Prima vetta del loro ambizioso progetto per l’inverno 2019/2020, che prevedeva il concatenamento del GI con il GII (8.035m), effettuato per la prima volta nel giugno del 1984 da Reinhold Messner e Hans Kammerlander.

Durante il superamento di un crepaccio, sul plateau sommitale del ghiacciaio dei Gasherbrum, Simone sarebbe precipitato a causa del crollo di un ponte di neve. Immediata la reazione della Lunger che ha cercato strenuamente di trattenerne la caduta nel crepaccio, stringendo la corda con una mano. Uno sforzo che le ha causato un trauma significativo

Il racconto di Simone Moro

Il racconto di quella tragica ora, in cui sono rimasti in bilico non solo sul baratro, ma anche tra la vita e la morte, è stato diffuso da Simone sui suoi canali social.

“Senza stare a girare troppo attorno al concetto ieri siamo arrivati veramente a un soffio da un epilogo tragico e funesto sia per me che per Tamara. Eravamo intenzionati a passare due notti sulla montagna, raggiungere Campo 1, dormire lì e il giorno dopo dirigerci verso Campo 2. Eravamo finalmente fuori dalla cascata di ghiaccio, avevamo superato anche l’ultimo grosso crepaccio e procedevamo sul plateau sommitale. Sempre legati perché sapevamo che i crepacci erano sempre in agguato e antenne sempre dritte, ma il morale alto e la soddisfazione di aver superato tutto il labirinto di ghiaccio grande. Ma la giornata non era finita e quello che ci aspettava terribile.

Approcciando un crepaccio, mi sono messo come sempre in posizione per assicurare Tamara che per prima lo ha attraversato e si è poi portata in zona di sicurezza, 20 metri oltre il crepaccio. Poi è venuto il mio turno e dopo una frazione di secondo mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono precipitato. Tamara ha subìto uno strappo tanto violento che è letteralmente volata fino al bordo del crepaccio e io in caduta libera a testa in giù per 20 metri sbattendo schiena gambe e glutei sulle lame di ghiaccio sospese nel budello senza fine in cui continuavo a scendere. Largo non più di 50 cm, tutto buio.

Sopra Tamara aveva la corda avvolta intorno alla mano e gliela stringeva come una morsa e le provocava dolori lancinanti e insensibilità. Io ero al buio e lei lentamente scivolava sul ciglio del crepaccio. Il tutto complicato dal fatto che lei aveva le racchette da neve ai piedi. Sono riuscito con una mano a mettere un primissimo precario ancoraggio e, pur

sentendomi lentamente scendere verso l’abisso ho avuto la lucidità di prendere la vite da ghiaccio che avevo all’imbrago e fissarla nella parete liscia e dura del crepaccio. Quella vite ha fermato lo scivolamento mio e la probabile caduta nel crepaccio di Tamara.

Da lì, senza entrare nei dettagli, ci siamo inventati il modo di uscire. Quasi due ore dopo contorsionismi e mille sforzi mi hanno permesso al buio e schiacciato tra due pareti larghe 50 centimetri di risalire in piolet traction tutto il crepaccio. Tremolante e con mille contusioni ho abbracciato Tamara che piangeva anche dal dolore alla mano. Mentre salivo era riuscita ad organizzare una bella sosta di recupero e ad assicurarmi mentre scalavo i 20 interminabili metri di ghiaccio liscio. Siamo scesi al campo base, già allertato e rassicurato via radio”.

I due alpinisti sono stati evacuati nella giornata di domenica dal campo base dei Gasherbrum e trasportati in ospedale per accertamenti.

Un avvio di spedizione tra mille polemiche

La spedizione era stata annunciata il 26 novembre scorso, durante la presentazione a Milano del nuovo libro di Simone Moro, “I sogni non sono in discesa”. Un inizio carico di polemiche, a causa della decisione della coppia di sottoporsi a un percorso sperimentale di acclimatazione presso la camera ipobarica terraXcube dell’Eurac di Bolzano.

Dopo 2 settimane trascorse, con il supporto di una competente equipe scientifica, chiusi all’interno di quello che da alcuni è stato definito come un Grande Fratello dell’alpinismo, Moro e Lunger sono partiti alla volta del Pakistan a metà dicembre, pronti a iniziare la salita del GI. Purtroppo il maltempo e le pessime condizioni del percorso hanno rallentato i tempi, mantenendoli bloccati per giorni al campo base, nei dintorni del quale hanno proseguito ad allenarsi.

La maggiore difficoltà incontrata nella prima fase di salita da CB a C1 è stata rappresentata dalla presenza di un ampio crepaccio lungo la via per il plateau sommitale. Una volta superato tale ostacolo con l’ausilio di una scaletta metallica, i due hanno iniziato a guardare con fiducia al C2. Purtroppo l’incidente di sabato ha spento ogni speranza di vincere contro le insidie offerte quest’anno dai Gasherbrum.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.