Dopo avervi introdotto alla rubrica sul soccorso ed autosoccorso in montagna, ci immergiamo a pieno nel descrivere i piccoli accorgimenti che ogni appassionato di montagna dovrebbe conoscere

La definizione media quota è abbastanza labile, ma di solito si prende come riferimento l’altitudine dai 1500 mt fino ai 3000 mt di quota; dai 3000 mt in su fino ai 5500 mt si parla di alta quota, oltre di altissima quota. Prima fra tutte le patologie che possono colpirci in questa situazione è l’ipotermia.

Senza fare un trattato di fisiologia, l’ipotermia è una condizione nella quale il corpo perde più calore di quanto ne produce. Questa condizione diventa pericolosa al di sotto dei 35 °C: a queste temperature il cuore, il sistema nervoso e altri organi non riescono a funzionare correttamente.

L’ipotermia in montagna è causata più frequentemente dall’esposizione a una bassa temperatura atmosferica: il suo sintomo principale sono i brividi (con annesso tremore hanno l’obiettivo di produrre calore attraverso il movimento), con vasocostrizione periferica, difficoltà respiratorie, cardiache e renali.

In casi più gravi ovvero in caso di severa ipotermia, quando la temperatura cala al di sotto dei 28°C, è altamente probabile il rischio di insorgenza di fibrillazione ventricolare o di altre aritmie refrattarie al trattamento.

In caso di ipotermia è fondamentale cercare di alzare la temperatura corporea. Per farlo non bisogna massaggiare o sfregare il corpo, ma la “dottrina” vuole che ci si rechi in un ambiente caldo e asciutto, togliendo eventuali indumenti bagnati e avvolgendosi in coperte asciutte.

La teoria spesso si scontra con la pratica che è molto più severa visto l’ambiente nella quale si opera: per riscaldarsi è possibile cercare di acquisire calore dalla vicinanza di un’altra persona, bere liquidi caldi (ma non alcol), coprire la testa con un copricapo caldo (la testa è grande punto di dispersione del calore; avete notato come i soccorritori la prima cosa che fanno e mettere un cappello al malcapitato?) e tamponare con impacchi caldi se disponibili (in commercio si trovano anche delle pratiche bustine “scaldamani” o warmers che rimossi dall’involucro, a contatto con l’aria, si scaldano).

Esistono anche dei dispositivi di facile utilizzo che possono venire in aiuto in queste condizioni. Uno tra tutti è la coperta isotermica oro/argento (chiamata spesso “metallina”) che si vede utilizzata in varie occasioni di soccorso: il lato color oro verso l’esterno viene utilizzato per contenere il calore dell’individuo e quindi in caso di ipotermia; in caso di colpo di calore il lato esterno deve essere quello argentato. Molto economica, pratica (occupa poco spazio) ed efficace.

Coperta isotermica si intravede sotto quella di lana: sciatore alla quale stanno immobilizzando l’arto verosimilmente fratturato.

Avere un kit di soccorso/autosoccorso e saperlo utilizzare, non esime nessuno dal chiamare il soccorso specializzato (CNSAS o 118/112), ma l’intento di questo breve vademecum, è quello di sensibilizzare gli utenti della montagna al problema, frequentando corsi specializzati che consentirebbero di attuare alcune semplici manovre salvavita, in attesa del soccorso specializzato.

In alcuni ambienti si dice che spesso le sorti del paziente, in situazioni non permissive, sono in mano al first responder.

Nel prossimo capitolo parleremo di traumi, ferite e mali di montagna.

Disclaimer: il contenuto di questo articolo è a titolo prettamente informativo e non costituisce una base sufficiente per poter affrontare in sicurezza la montagna. Si invitano gli interessati a seguire appositi corsi organizzati dai professionisti del settore.

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