Secondo appuntamento per la rubrica cinema di Appennino.tv. E’ il turno della recensione del film: North Face – Una storia vera

Alpi bernesi, estate del 1936, la fatidica impresa di Toni Kurz e Andi Hinterstoisser: questi i punti cardine di un film un tempo all’avanguardia, che ha fatto la storia del genere mescolando eroismi, romanticismo e politica sotto la maestosità dell’Eiger (3967m), nell’Oberland bernese. Tanta retorica e poca montagna, tanto dramma e poca avventura possono ammaliare lo spettatore incurante dei fatti ma lasciare interdetto l’alpinista appassionato.

Recensione Film North Face - Una Storia Vera

La Nordwand, parete nord dell’Eiger, dovrebbe essere la protagonista assoluta della vicenda, ma è messa in secondo piano dai rapporti personali tra gli scalatori tedeschi Kurtz e Hinterstoisser, dalla competizione e alleanza con la cordata austriaca Rainer/Angerer, perfino dal tema della discriminazione di genere (potente la protagonista femminile) e del nazionalsocialismo. Nonostante tutto, un bergfilm (mountain film) realistico e godibile che viene apprezzato per la sua contestualizzazione spazio-temporale e rende bene l’idea di ciò che avrebbe rappresentato la conquista della vetta a livello politico e mediatico nel 1936: la supremazia del terzo Reich e una medaglia d’oro olimpica ai protagonisti. La storia di tale sfida è raccontata anche nel libro Ragno bianco da Heinrich Harrer, l’alpinista austriaco che per primo, con tre compagni di cordata, raggiunse la vetta il 24 luglio 1938, da cui si è preso spunto per il soggetto del film.

Recensione Film North Face - Una Storia Vera

Kurtz e Hinterstoisser, due amici e militari bavaresi, seguiti dai due austriaci, attaccarono la parete il 18 luglio, riuscendo ad oltrepassare il passaggio chiave della via, un lungo traverso esposto che conduce al Primo nevaio e che ancora oggi porta il nome traversata Hinterstoisser. Nello stesso punto compiono l’errore fatale: non pensando di dover percorrere a ritroso quel passaggio, ritirano la corda. I quattro decidono di unire le forze nel tentativo, ma continui shock termici provocano distacchi di valanghe e slavine di roccia, infatti una scarica di sassi colpisce Angerer che, gravemente ferito, rallenta la cordata. Nel frattempo, le loro gesta vengono pedantemente seguite dai turisti e da un gruppo di giornalisti, tra cui Louise (ex-fidanzata di Toni, il che rende tutto molto mélo), i quali supervisionano l’ascesa dei quattro “puntini neri” con un cannocchiale dal loro lussuoso hotel alla base dell’Eiger. L’impresa si rivela impossibile e il 20 luglio iniziano la ritirata, costretti a calarsi in parete mentre comincia a nevicare e il freddo gela le corde. Una tempesta si abbatte sul gruppo e rapidamente toglie la vita a tre alpinisti. Kurtz è l’unico sopravvissuto, ma le squadre di soccorso non sono in grado di raggiungerlo quindi, stravolto e congelato, deve cercare di calarsi fino a loro. La corda si blocca, le forze lo sfiniscono e a quindici metri dalla salvezza si lascia morire: “non ne posso più”.

Lo sapevi che… La complessità della ricostruzione ha richiesto uno sforzo notevole da parte del direttore della fotografia Kolja Brandt e dell’operatore che, camera a spalla, sono diventati a loro volta scalatori per dar vita a un’estetica realista di tipo documentaristico, restando incollati agli attori per difficoltose riprese e immortalando fatica e pericolo. Buona parte del film è stata girata in condizioni estreme, a dieci gradi sotto zero, utilizzando come location tre diverse montagne tra Austria e Svizzera (tra cui il ghiacciaio del Dachstein), per rendere la fragilità e la pericolosità dell’Eiger.

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