CICERANA: storie da un rifugio nel PNALM
Per arrivare nell’isolata valle della Cicerana, a 1500 metri nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, si lascia la macchina al Passo del Diavolo. 
A noi, la macchina ci ha lasciati al Passo del Diavolo, e là è rimasta..ma questa è un’altra storia.

La storia che vi vogliamo raccontare, invece, è quella che comincia proprio dalla strada sterrata che dal Passo del Diavolo, sopra Pescasseroli, si inerpica inoltrandosi nel Parco.

Più che una strada una ferita

Più che una strada una ferita, un taglio che va rimarginandosi. Le uniche ruote che la solcano ancora sono quelle di un vecchio e scassato fuoristrada.

CICERANA: storie da un rifugio nel PNALM
Nella Valle della Cicerana, percorrendo la strada costruita per le ruspe

Abbiamo intervistato l’uomo che sale con quella jeep carica di pane, formaggio, carne e acqua di fonte: è Cesidio Pandolfi, gestore del rifugio che dall’alto di un colle osserva la piccola valle; quella che segue è la storia delle sue mura.

L’ultimo villino è un simbolo e un monito: ci ricorda quello che è stato, e ci insegna a non ripetere gli errori della costruzione sregolata, del vezzo di una casa da vivere poche settimane l’anno in un luogo che è già dimora di faggi, orsi, volpi, lupi…

L’Ecorifugio della Cicerana

L’Ecorifugio della Cicerana ha raccolto questa eredità e il suo compito è oggi quello di dare un significato nuovo e contrario a quelle mura: da esempio di noncuranza a scuola di consapevolezza dell’ecosistema che riceve o subisce tutte le nostre azioni, un posto di tutti che insegna a rispettare il luogo che lo ospita.

CICERANA: storie da un rifugio nel PNALM

La Cicerana è infatti il campo base per escursioni in cui si può osservare l’orso bruno marsicano immerso nell’unico ambiente rimasto ad ospitarlo, guidati da accompagnatori che garantiscono un trekking rispettoso dell’animale e delle altre forme di vita del parco.

È un rifugio in cui i gestori hanno scelto di rifornirsi da produttori locali, di non lucrare sulla vendita di acqua in bottiglie di plastica, di utilizzare materiali compostabili e molto altro.

Una oculata gestione delle risorse

Qui, come in tanti altri rifugi, non si nascondono ai clienti lo sforzo e il tempo con cui ci si procurano le risorse che lo rendono un posto abitabile: non si fa mistero del fatto che ogni giorno si controlla preoccupati il livello dell’acqua residua nella cisterna, e che è colpa delle giornate di cielo nuvoloso – e quindi delle batterie scariche del pannello solare – se non si può azionare la pompa che porta l’acqua fino in bagno, o se non si possono ricaricare i cellulari di notte. 

Un cane lupo nel rifugio La Cicerana
Nym aspetta l’arrivo dei primi ospiti.

Che le risorse non siano illimitate è vero tanto in montagna quanto a valle, ma passare del tempo qui, dove la loro scarsità si tocca con mano e l’effetto dello spreco si fa pagare subito, è per molti visitatori un esercizio formativo e un’importante presa di coscienza ecologica.

Se per molti frequentatori del Parco e della montagna la filosofia dell’outdoor è quella della sostenibilità, dell’anti-consumismo, del leave no trace, per molti altri il rifugio è solo una meta per un ricco pranzo dopo una breve passeggiata o una destinazione per un week end diverso dal solito: niente di sbagliato in sé, ma i numeri crescono e in montagna il turismo diventa di massa, rumoroso, acritico.

Alla ricerca del turismo virtuoso

Cesidio, come Accompagnatore e Guida ambientale, ha vissuto questa evoluzione, ma come incanalare questo flusso e renderlo virtuoso?

Se è vero che il turismo in montagna porta con sé molte contraddizioni, è anche vero che per chi ha fatto una scelta come quella di Cesidio, per paesi come Pescasseroli e per l’Abruzzo interno, questo settore rimane una delle poche risorse di reddito. 

Archiviata la civiltà contadina e falliti i tentativi portati avanti tra gli anni ‘60 e ‘90 di trasformarla in una regione industriale, la risorsa più importante per l’Abruzzo oggi, sembra essere proprio l’Abruzzo stesso. 

La valle della Cicerana
La Valle della Cicerana dopo una nevicata breve ed effimera

Ma inverni come questo, inoltrati e ancora senza neve, ci fanno cominciare a comprendere la portata del cambiamento climatico, oltre a  mettere a dura prova le località, come la vicina Pescasseroli, che hanno provato a vivere di sci.

Forse è arrivato il momento di diversificare l’offerta turistica e di svincolarla dalle precipitazioni atmosferiche, valorizzando e sostenendo chi prova a proporre un turismo sostenibile, di scoperta – e non di uso – di un territorio dalla forte eredità antropologica e ambientale.

CICERANA: storie da un rifugio nel PNALM

Testi, video e foto di Rachele Castellucci e Andrea Frenguelli
Musiche di Diego Deadman Potron dall’album Winter Session
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Grazie a Eros e Meg

One thought on “CICERANA: storie da un rifugio nel PNALM”

  1. … perché il ritorno in Natura è sempre un ritorno anche in se stessi; la Natura non ha confini, apre il cuore e la mente e ritrovi la conferma di valori universali! Grazie Cesidio!

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