Si ringrazia la casa editrice Ricerche&Redazioni per aver reso possibile la recensione di questo libro.

L’Atlante Storico del Gran Sasso d’Italia non è un semplice libro. E’ un viaggio lungo 500 anni di storia iconografica di quello che senza alcun dubbio è il massiccio più famoso dell’arco Appenninico.

Il saggio introduttivo

Nel saggio introduttivo, a firma dello storico aquilano Alessandro Clementi, si ripercorre la storia esplorativa del “Monte Corno” e si viene a conoscenza di interessanti aneddoti come la retrodatazione della prima ascensione alla Vetta Occidentale:  “Quando nel 1573 Francesco De Marchi da Bologna, Cesare Schiafinato da Milano e Diomede dall’Aquila […] cercano “chi ne conducesse alla sommità del Monte, fu loro detto che vi erano certi Chacciatori di Camoccie che vi erano stati sopra””.

Antiporta e frontespizio del volume di Giamba tista Venturi, Memoria intorno alla vita ed alle opere del capitano Francesco Marchi…, in Milano, presso Antonio Fortunato Stella, 1816 (Fondazione “Giovanni Angelini” Centro Studi sulla Montagna, Belluno)

I capitoli

I capitoli, a cura di Silvio Di Eleonora; Lina Ranalli; Fausto Eugeni; Paolo Muzi; Luciana D’Annunzio; sono arricchiti da splendide immagini che spaziano da quella del 1573 di Francesco De Marchi, a quelle degli anni del fascismo, senza dimenticare le cartografie storiche, le mappe, dipinti, disegni, o le antiche copertine di libri, un processo di ricerca capillare ben evidenziato da Fausto Eugeni nel suo capitolo.

L’eterogeneità dei capitoli è ciò che rende particolare questo libro, e lo rende una lettura adatta ad un pubblico ampio, con interessi diversi.

Nel capitolo di Silvio di Eleonora, ad esempio, si ha un interessantissimo taglio storico; assume particolare interesse l’aneddoto sulla prima apparizione della nomenclatura attuale del Gran Sasso; nel 1636, Francesco Zucchi, giovane poeta di Monte Reale, nel terzo sonetto del poemetto Monte Corno Altero per le Grandezze dell’Illustrissimo Sig. il Sig. D. Alvaro Alarcon Di Mendozza scrisse: “Ogni gran Sasso à te s’inchina, e ammira con profonda humiltà l’alte tue fronti”, toponimo che ritroviamo anche nella successiva Carta del Vandi del 1752 sotto il nome di “Monte Corno overo Gran Sasso d’Italia”.

Che il Gran Sasso non sia una montagna come le altre lo si evince bene dal capitolo di Lina Ranalli, nel quale si ripercorre la storia poetica del massiccio.

Penne. Panorama e Gran Sasso d’Italia”, cartolina, 1930 ca (Biblioteca provinciale “M. Delfico”, Teramo)

Non solo montagna ma anche storia del territorio. Paolo Muzi, ad esempio, introduce il lettore a cartine che evidenziano l’evoluzione dell’impatto antropologico sul territorio. Di particolare interesse sono i rilievi disegnati in periodo napoleonico, tra il 1810 e il 1814, strumenti utilizzati dalla legge eversiva della feudalità del 2 agosto 1806, quando appunto si tratta di applicare il principio giuridico «ubi feudo, ivi demanio» assegnando a ciascun comune porzioni del territorio ex feudale della soppressa Baronia, su cui la comunità degli abitanti avrebbe esercitato i diritti di uso civico, e di definirne i relativi confini.

Veduta del Gran Sasso con il Santuario di San Gabriele e la Locanda Faranca, cartolina, 1930 (Collezione privata)

La Montagna torna centrale nell’ultimo capitolo, a firma di Luciana D’Annunzio, nel quale assume particolare interesse la storia legata alla costruzione del primo rifugio sul versante teramano del Gran Sasso: La sezione di Roma del Club Alpino Italiano il 9 dicembre 1884 aveva richiesto, infatti, al Prefetto di Teramo il permesso di costruirne uno con la seguente motivazione “… desiderosa di attirare gli  alpinisti italiani ed esteri nelle nostre montagne, generalmente così poco note e così meritevoli di visita… con cui si faciliti l’ascensione delle più eccelse vette dell’Appennino, sia nella buona stagione sia nella stagione invernale, nella quale ora è invalsa l’abitudine delle salite alpine… Il rifugio… dovrebbe col tempo diventare un osservatorio meteorologico ed il nucleo di una stazione nell’interesse della silvicoltura…”.

Ai Prati di Tivo. La prima gara di sky. 1929”, fotografia di Gabriele Marramà, 1929 (Archivio Gabriele Marramà, cortesia Antonio Marramà)

Un libro, come detto, adatto ad ogni lettore, dall’escursionista allo storico, ma, a mio giudizio, un libro che ogni abitante della zona del Gran Sasso dovrebbe leggere per conoscere la troppo poco celebrata storia del suo territorio.

E’ possibile acquistare il libro qui oppure contattando direttamente l’editore scrivendo a: info@ricercheeredazioni.com.

Si ricorda che sul sito http://www.ricercheeredazioni.com/homepage.php è disponibile un ampio catalogo di libri, saggi e pubblicazioni.

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