La storia dell’alpinismo mondiale, la storia dell’umanità stessa, è fatta di piccoli grandi passi, come quelli che durante la spedizione britannica del 1953 guidata da John Hunt hanno portato Hillary e Norgay sul tetto del mondo.

Cristoforo Colombo, Charles Lindbergh, Hillary e Norgay, Armstrong e Aldrin. Piccoli passi, grandi spedizioni, coraggio e tanta passione. Storie in comune di persone che hanno innalzato l’asticella del possibile per l’intera umanità.

La spedizione aveva una organizzazione militare e razionale, estremamente supportata dalla popolazione locale, che impegno 350 portatori e 20 sherpa, per poter portare le tonnellate di provviste e materiali necessari per sostenere il gruppo di 10 alpinisti.

“I nostri alpinisti furono scelti per raggiungere la vetta. Il nostro piano era di fare due tentativi verso la cima compiuti da una coppia di alpinisti con un eventuale terzo tentativo, se necessario. In questo tipo di spedizione il Leader sceglie le coppie che devono raggiungere la vetta in base al comportamento degli scalatori durante la missione”

George Band, partecipante della spedizione

Il richiamo dell’Everest, nel 1953, era ormai inevitabile. Dopo l’approccio della spedizione Inglese del 1921, oggettivamente troppo avanti nei tempi, per le tecnologie disponibili, altre dieci grandi spedizioni erano state respinte dalla grande montagna. Anche due avventurosi tentativi in solitaria erano finiti nel nulla, ma nel 1950 la via del colle Sud era stata scoperta, e l’approccio attraverso la Khumbu Ice Falls era stato risolto.

Erano state poste le basi per la scalata dell’Everest.

La via per il Colle Sud

I primi a raggiungere il Colle Sud attraverso quella che sarebbe diventata la via “normale” erano stati, tuttavia, gli Svizzeri del grandissimo Raymond Lambert che, lungo la parete del Lhotse, aveva risolto, assieme allo Sherpa Tenzing Norgay il problema principale di accesso alla Cresta Sud-Est, spingendosi fino agli 8598 m, dove nessuno era mai giunto prima.

L’ingaggio di Tenzing Norgay da parte di Hunt fu quindi risolutivo e determinante per la riuscita della spedizione.

La spedizione britannica del 1953

Nella primavera del 1953, l’ascesa della montagna più alta del mondo era  inevitabile. Dopo il primo approccio degli inglesi nel 1921, l’Everest aveva “respinto” dieci  grandi spedizioni e due  tentativi in solitaria. Con la scoperta del 1950 dell’approccio meridionale alla montagna sul versante nepalese, da poco accessibile, e la prima ascesa delle insidiose Cascate Khumbu l’anno successivo, si posero le basi per la scalata dell’Everest. Nel 1952 la  squadra svizzera del leggendario alpinista Raymond Lambert aveva iniziato il percorso lungo la ripida parete del Lhotse raggiungendo il Colle Sud. Da quell’alto e largo valico di montagna, Lambert e lo Sherpa Tenzing Norgay si spinsero fino a 8,598 metri sulla Cresta Sud-Est prima di tornare indietro, raggiungendo un’altezza mai raggiunta da nessuno.

Il trentottenne Hillary era alla sua quarta spedizione in Himalaya, e ciò lo rese il candidato ideale per l’assalto finale; si era allenato duramente sui ghiacci della sua Nuova Zelanda per tutta la vita. Tutta la sua vita sembrava protesa al raggiungimento di questo obiettivo. Aveva anche dimostrato di conoscere perfettamente le tecniche di attraversamento dei ghiacciai, senza rifiutarsi di fare il “lavoro sporco” dell’attrezzatura delle Khumbu Falls.

Tuttavia la spedizione impiegò ben 12 giorni per raggiungere il Colle Sud, sulle tracce della spedizione Svizzera; l’enormità della spedizione, e le conseguenti difficoltà logistiche resero necessari molti cambiamenti nelle strategie, rallentando il gruppo. Tuttavia il 21 maggio raggiunsero questa tappa, fondamentale per la conquista della vetta, in tempo per l’arrivo del monsone, che avrebbe portato inevitabili peggioramenti, nevicate e compromesso la riuscita della spedizione.

Hillary e Tenzing erano la seconda coppia scelta per la scalata, gli erano stati preferiti Bourdillon ed Evans, i quali, però, esaurirono le loro energie a un centinaio di metri dalla vetta. 

L’Hillary Step

I due raggiunsero l’anticima sud alle 9 del mattino, ma li si trovarono di fronte alla unica, grande, difficoltà di tipo alpinistico: una parete di roccia di circa 12 metri di altezza prima della vetta.

La drammatica e celebre foto del 2019 con la folla prima dell’Hillary Step

Questo passaggio, delicato e difficile, di difficile valutazione alpinistica, non ha eguali nel mondo. E’ un tratto di arrampicata a poco meno di 8800 metri di quota, dove ogni movimento comporta un dispendio di ossigeno ed energia senza pari. E’ ormai noto come Hillary Step, e nel corso degli anni ha subito diverse trasformazioni a causa di crolli e delle condizioni di innevamento.

Superato questo ostacolo, per primo nella storia, usando la sua ascia per intagliare gradini nel ghiaccio, Hillary e Tenzing Norgay raggiunsero la vetta alle 11.30 del 29 maggio, si strinsero le mani e si abbracciarono. Rimasero in vetta per 15 minuti.

“Inevitabilmente rivolsi i miei pensieri a Mallory e Irvine. Con ben poche speranze, cercai qualche segno della loro presenza sulla vetta ma non trovai nulla”.

Sir Edmund Hillary

Nel rientro verso il Colle Sud i due incontrarono il compagno di spedizione George Lowe, della stessa nazionalità di Hillary, il quale si rivolse a lui con il celebre saluto:

Beh, George, l’abbiamo battuto questo bastardo!

All’arrivo a Kathmandu l’eccitazione per l’impresa dovette lasciare il posto ad una piccola, inevitabile polemica:

“Quando giungemmo a Kathmandu ci fu un coinvolgimento politico, da parte della stampa sia indiana che nepalese, per verificare che Tenzing fosse stato il primo dei due. Un dato che avrebbe consacrato gli scalatori nepalesi e indiani come altrettanto bravi. Ma con John Hunt e Tenzing  decidemmo, di comune accordo, di non rivelare chi avesse calpestato la vetta per primo. Per un alpinista, non è importante chi mette il piede per primo. Spesso chi si sforza nella salita fa un passo indietro e lascia il suo partner arrivare in cima”

Sir Edmund Hillary

Il patto dei due alpinisti rimase valido fino a qualche anno dopo, quando Tenzing rivelò la storia nella sua autobiografia, “Tiger of the Snows” (che in realtà Hillary lo aveva preceduto).

La celebrità di Hillary e Tenzing non conobbe confini e questa impresa li inserì di diritto nelle pagine della Storia dell’Umanità. I due pensarono che, per lungo tempo, nessuno avrebbe fatto un altro tentativo, questo fu uno dei pochi errori di valutazione che commisero.

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