Oggi vi proponiamo un’intervista che esula un po’ dal nostro ambito territoriale. A nostro giudizio, il progetto di Federico Rossetti e Andrea Greci, figli dell’Appennino, merita l’attenzione di tutti gli appenninisti che non solo amano esplorare le Alpi, ma che sono alla ricerca di spunti e chiarimenti su come sviluppare idee e progetti per valorizzare il nostro territorio.

Intervista a cura di Tatiana Marras

Il progetto

  • «Vie Normali Valle d’Aosta» è un progetto editoriale ambizioso. Ben 8 guide per raccogliere tutte le vie normali di tutte le vette della Valle d’Aosta. Non parliamo dunque di una manciata di cime, magari quelle ben note al pubblico, ma di ben 1226 montagne. Due domande sorgono spontanee. Come è nata l’idea del progetto? E seconda cosa, vi è mai venuto il timore di esservi preposti un obiettivo troppo ardito?

L’idea nasce dalla frequentazione assidua di Andrea delle vallate e delle cime della Valle d’Aosta negli ultimi vent’anni, che hanno portato anche alla pubblicazione di numerosi libri. Poi, tre anni fa è nata, insieme a Federico, l’idea di realizzare quest’ambizioso progetto. Dopo alcuni timori, abbiamo deciso di partire, ma non nascondiamo che a volte il dubbio di essersi imbarcati in un viaggio molto complicato emerge in entrambi. Ma la determinazione e la passione ci continuano a spingere verso la meta!

Il lavoro di ricerca

  • Mentre per le vette, come dicevamo poco fa, ben note al pubblico, le informazioni di salita abbondano, per le cime meno famose il lavoro si fa complicato. Come si è svolta la vostra ricerca?

Mentre per i 4000 e le cime più famose le relazione abbondano (anche se non sempre sono aggiornate) per le vette meno frequentate dobbiamo affrontare quasi sempre un lungo lavoro di ricerca tra libri, carte, vecchie guide e poche righe di relazioni sparse qua e là affiancato da un osservazione sul campo che ci permette in alcuni casi di capire quale via può essere la vera “normale”, la più logica e consigliabile. In alcuni casi questa è l’unica ricerca possibile perché per alcune cime non esiste addirittura bibliografia.

  • Una volta raccolte tali informazioni, il lavoro si sposta in quota? 

Certamente, dopo un lungo lavoro di ricerca sulla carta e a distanza, ci spostiamo in quota, direttamente sul terreno, provando in prima persona le vie di salita, da quelle più facili a quelle più impegnative. Il lavoro in ambiente ci occupa praticamente quasi tutta la stagione estiva, salvo qualche interruzione.

Sui vecchi binari della ferrovia decauville tra il Lac Golliet e il Bec du Pio Merlo, in Valtournenche

Il materiale prodotto e il piano editoriale

  • Quali sono i prodotti derivanti dalle varie salite? Materiale fotografico, cartine…?

Durante e dopo le salite registriamo, scriviamo, fotografiamo, in modo da avere tutto il materiale necessario per redigere una relazione completa e precisa e nello stesso tempo coinvolgente per chi leggerà il libro.

  • Un lavoro che per certo richiede tempo. Qual è nello specifico la tempistica che vi siete prefissati?

L’obbiettivo è di pubblicare con cadenza regolare un libro ogni anno, con le salite compiute in estate, il lavoro di scrittura ed editoriale che si svolge poi da novembre a marzo e infine il lavoro prettamente redazionale (grafica e stampa) che viene eseguito da Idea Montagna e che porta alla pubblicazione dei volumi all’inizio della stagione successiva a quella in cui si sono svolte le salite.

Federico Rossetti
Andre Greci
Andrea Greci

Il crowdfounding e le collaborazioni

  • Per avviare il progetto avete scelto la via del crowdfunding. Come ha risposto la collettività alla vostra proposta? 

Il crowdfounding è stata una bella sfida. Ci siamo direttamente messi in gioco, abbiamo raccontato la nostra idea e creato una lunga campagna di comunicazione fatta di incontri digitali, parole e immagini delle cime della Valle d’Aosta. Alla fine però questo si è rilevato uno degli aspetti più stimolanti e interessanti degli ultimi mesi. Abbiamo incontrato davvero tante persone provenienti da tutta Italia che hanno capito il nostro progetto, ci hanno incoraggiato e poi sostenuto direttamente sul crowdfunding. Un rapporto quasi sempre a distanza legato però da un’amore comune per l’andare in montagna, inteso come conoscere e vivere davvero una salita nella sua interezza.

  • Accanto ai donatori che vi hanno supportato in una fase di “start up”, siete riusciti a stringere delle collaborazioni che possano essere di supporto nella prosecuzione del lavoro?

Quando è nato il progetto l’idea è stata fin da subito affiancare la parte editoriale al racconto delle nostre salite attraverso un lavoro di comunicazione per cercare di creare il più possibile un percorso condiviso e contribuire alla valorizzazione e alla frequentazione consapevole delle cime Valle d’Aosta. Il rapporto con alcune realtà della regione è stato quindi naturale, partendo dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta fino ai comuni più piccoli. In più abbiamo una serie di partner tecnici che ci forniscono il materiale utile alle salite (Grivel, Elbec, Salice Occhiali, AlpstationParma). Ci manca un vero sponsor, ma il progetto è ancora lungo e speriamo di convincere qualcuno!   

Sulla cima del Corno Maria, nel gruppo del Monte Rosa

Otto guide in otto anni

  • 8 guide per 8 anni di lavoro. Diciamo che è difficile immaginare un vostro significativo profitto personale. Qual è la motivazione che vi ha spinti e vi spinge a investire il vostro tempo in questo progetto? 

La passione, è forse banale ma è così. Passione soprattutto di raccontare le terre alte per far immaginare, conoscere e innamorare chi legge di valli, cime e luoghi sconosciuti; o di far riscoprire le stesse tracce, magari con uno sguardo diverso, a chi le ha già percorse.   

  • Se doveste usare una frase per invitare un alpinista o un escursionista del centro-sud a lasciare gli appennini e venire ad esplorare le vostre terre, quale sarebbe?

Intanto anche noi, nati e cresciuti a Parma, siamo “figli dell’Appennino” e lo frequentiamo tantissimo sia in estate che in inverno. La Valle d’Aosta sta diventando certamente una seconda casa e possiamo dire che certamente queste sono tra le montagne italiane dove sono più elevati e sorprendenti sia la maestosità degli ambienti e che gli spazi per affrontare salite e itinerari esplorativi, sia escursionistici che alpinistici, nonostante i 4000 della regione siano tra le cime più frequentate d’Europa.

Il Cervino dalla cresta di Punta Margherita
Il Cervino dalla cresta di Punta Margherita

Siete stati gentilissimi, vi ringraziamo per il tempo che ci avete dedicato e vi invitiamo a visitare le “nostre” montagne.

Maggiori informazioni sul progetto e le guide sul sito www.vienormalivalledaosta.it

Tatiana Marras

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