Andare in montagna non significa solamente far trekking o alpinismo, ma anche saper sopravvivere in ambiente in caso di necessità.

Se parliamo di sopravvivenza nei boschi, o nella natura Edge Of Liberty è sicuramente uno dei canali di divulgazione più interessanti in Italia. Marco, uno dei gestori della pagina, ci ha raccontato e spiegato una tra le discipline più nobili e antiche che si possano praticare in natura: il Bushcraft.

Il bushcraft è una disciplina vecchia come l’uomo, ma codificata e tornata alla ribalta intorno alla fine del secolo scorso. Il termine bushcraft è composto da due parole: “bush” e “craft” che significano rispettivamente “ambiente selvaggio” e “abilità”; esistono altre versioni ma tutte riportano al medesimo significato: l’abilità che permette di vivere in ambienti selvaggi.
Il bushcraft infatti è la riscoperta di tutte quelle tecniche, stratagemmi e conoscenze che i nostri avi usavano per vivere nella natura con il minimo indispensabile, sfruttando le risorse e l’ambiente circostante.

Non si deve confondere il bushcraft con il classico campeggio perché l’obiettivo di tale disciplina è quello di portarci all’autosufficienza usando solo: le nostre abilità, ciò che si trova intorno a noi e pochi utensili semplici. Il bushcraft non va confuso neanche con il survival infatti, mentre la sopravvivenza nasce per mantenersi in vita e facilitare il lavoro dei soccorritori dopo un incidente, il bushcraft è una vera e propria filosofia di vita. Per ovvie ragioni anche il bushcraft fornisce ottimi strumenti per sopravvivere, ma è una disciplina molto più vasta della sopravvivenza; infatti oltre alle skills fondamentali per sopravvivere (trovare e potabilizzare acqua, trovare cibo, fare un riparo, accendere un fuoco, orientarsi, ecc…) comprende anche altre materie come ad esempio:

– costruzione di ripari semi-permanenti e suppellettili da campo
– nodi e legature
– studio delle piante per scopi medicinali e alimentare
– utilizzo degli utensili per lavorare il legno
– studio di tecniche primitive
– caccia e pesca (dove consentito dalla legge)
– cucina da campo



Ma cosa serve per iniziare e quanto costa? La buona notizia è che la risposta è “poco”.
Infatti, nonostante ogni bushcrafter abbia il suo stile e quindi alcuni arrivano a spendere molto per costruire il loro equipaggiamento, il bushcraft per sua stessa natura non necessita di molte cose: per prima cosa serve un buono zaino, dei buoni scarponi ed un kit di primo soccorso fatto come si deve. Dopo di questo servono 5 classi di oggetti che Dave Canterbury (famoso survivalista e bushcrafter noto per lo show “Dual Survival”) ritiene indispensabili per sopravvivere, dette le “5C della sopravvivenza”:

– cutting tools (strumenti da taglio)
– combustion devices (strumenti per accendere un fuoco)
– cover (coperture per ripararvi dagli elementi)
– containers (contenitori per trasportare e bollire l’acqua o cucinare)
– cordage (cordame per eseguire legature varie e costruire un riparo).



Quindi, ad esempio, si può iniziare anche con coltello, accendino, poncho impermeabile o telo, una borraccia con gavetta di tipo militare e del paracord 550 (un cordino molto resistente). Tutte cose che è anche possibile trovare a poco in qualche catena di negozi outdoor o nei negozi che vendono surplus militare. Oltre a queste cose è buon senso portarsi il giusto abbigliamento per il clima che andrete ad affrontare, bussola e cartina della zona in cui sarete, una torcia frontale (che vi permetterà di avere le mani libere mentre lavorate o camminate). In caso di pernotto esistono moltissimi sistemi: c’è chi ama telo, amaca e sacco a pelo, c’è chi ama tenda e sacco a pelo; diciamo che dipende dal gusto personale e dal clima. Vorrei inoltre approfondire il tema degli strumenti da taglio: ricordo che in Italia il trasporto di strumenti atti ad offendere deve essere fatto in modo da non avere immediata disponibilità dello strumento e con giustificato motivo; tradotto significa che non dovete trasportare in auto un coltello o un’accetta tenendoli nell’abitacolo pronti per essere impugnati, ma dovete tenerli nel bagagliaio (meglio se in un contenitore chiuso a chiave o con lucchetto) e non potete farlo sempre, ma solo se avete un valido motivo (andare per boschi è un valido motivo, uscire la sera con gli amici no). Per il porto, che invece significa avere l’immediata disponibilità, vale lo stesso principio: è vincolato al giustificato motivo esclusivamente nel luogo dove si svolgono le attività che giustificano il porto. Detto ciò, gli strumenti da taglio generalmente usati nel bushcraft sono tre:

– coltello (di solito con lama da 10-12 cm per i lavori di precisione ed intaglio)
– accetta (per i lavori gravosi e lo spacco della legna)
– sega chiudibile (per sezionare la legna e per eseguire delle lavorazioni, come ad esempio creare tacche)

Ogni bushcrafter poi plasma il suo equipaggiamento sulla base delle sue capacità, sulle sue esperienze e sui suoi gusti, ma questo avviene con il tempo e l’esperienza, uscita dopo uscita.

Per altre informazioni sul Bushcraft si invita a seguire la pagina Facebook Edge of Liberty.


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