Nel bel mezzo della stagione estiva, che sta vedendo molti escursionisti e appassionati di montagna “invadere” il Gran Sasso, arriva una notizia che potrebbe rappresentare l’inizio della fine per gli impianti di risalita di “Prati di Tivo”. Oggi, lunedì 20 luglio, la Regione Abruzzo ha avviato la procedura per la sospensione del pubblico esercizio alla società che gestisce gli impianti che permettono di arrivare dal versante teramano del Gran Sasso fino alla “Madonnina”, punto di partenza per ascese verso il Corno Piccolo, il Rifugio Franchetti e non solo. A partire da oggi ci sono trenta giorni di tempo per rispondere alla dura comunicazione del “Dipartimento infrastrutture, trasporti, mobilità, reti e logistica – Servizio reti ferroviarie, viabilità e impianti fissi”.

Si tratta di un vero e proprio sfratto che metterebbe in crisi un’attività che quest’anno non è mai partita, prima a causa della scarsa neve e poi per l’emergenza Covid-19 e che potrebbe portare alla morte della stazione turistica teramana del Gran Sasso.

La storia

Il problema principale della questione è mancato pagamento dei canoni di concessione da parte della Soc. Gran Sasso Teramano S.p.a., relativi ai terreni siti ai Prati di Tivo, appartenenti al Demanio Civico di Pietracamela, su cui insistono le attività scioviarie di proprietà dell’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Pietracamela.

Al fine di regolarizzare le inadempienze pregresse, già nell’anno 2014 fu sottoscritto un primo accordo, con il quale la Gran Sasso Teramano si impegnava a sanare i canoni pregressi peraltro mai onorati nonostante i ripetuti solleciti e alla definizione dei canoni futuri.

Diverse richieste di pagamento dei canoni sono state notificate negli anni dall’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Pietracamela, che, in assenza di riscontri protratti nel tempo e in mancanza delle necessarie risorse finanziarie, non ha potuto svolgere gli ordi lavori di manutenzione necessari sul territorio e realizzare opere pubbliche come programmato, problematica dalla quale è scaturita una giustificata protesta da parte dei frazionisti residenti nel Comune di Pietracamela.

Va detto che in tutta Italia, ai fini dello sfruttamento dei territori di competenza di Comuni o Amministrazioni Separate è necessario stipulare delle concessioni per lo sfruttamento delle aree di Demanio Civico con i soggetti che vanno ad utilizzare i territori stessi per un attività a scopo di lucro, che dal momento della sottoscrizione dell’atto sono titolati ad utilizzare detti terreni per gli usi previsti e ad onorare i canoni di concessione oltre tutti gli altri eventuali oneri contrattuali.

Cosa succederà ora?

Si arriverà all’ultima gara che scadrà il prossimo settembre a seguito della quale se nessuno avrà rilevato gli impianti, assisteremo alla probabile morte dei Prati di Tivo.

Secondo l’Asbuc (Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Pietracamela) nessuno ha mai investito in un hangar di rimessaggio per conservare le attrezzature, per custodire i cannoni per l’innevamento artificiale (che non funzionano perché manca l’acqua), per proteggere i tre battipista e per fare assistenza e manutenzione agli stessi o per custodire le sedute delle seggiovie.

Il documento ufficiale

Di seguito l’ordinanza che dettaglia lo stato della concessione

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I precedenti

Già a gennaio scorso, la GA Pasquale Iannetti, molto attivo sul territorio, aveva presentato un esposto alla regione Abruzzo in merito alla situazione, e successivamente (oltre ad un sollecito) anche un esposto all’autorità di Sorveglianza della stessa. Riportiamo qui i due documenti in merito per vostra valutazione.

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4 thoughts on “Sospensione dell’autorizzazione, Prati di Tivo rischia la morte”

  1. La chiusura degli impianti causerebbe la fine di tutte le attivita’ imprenditoriali turistiche del comune. Nessuno si illuda che il turismo alternativo, non basato sull’ uso degli impianti,sia in grado di compensare le entrate perse. Se non si vuole portare la percentuale locale di disoccupazione a livelli mai visti sara’necessario che gli imprenditori locali trovino una soluzione perche’ i turisti troveranno altre mete ma per tutti coloro che vivono della montagna sara’una decrescita infelice,spero se ne rendano conto

  2. Si devono vergognare tutti:ASBUC, comune di pietracamela, provincia e regione. Hanno speso per la cabinovia,impianti di risalita, neve artificiale, battipista e attrezzature oltre 20 milioni di euro per poi far morire una delle stazioni più belle del centro sud. Un grazie a tutti.

  3. Caro mario io ho accusato il comune di pietracamela ma quello che mi meraviglia sei tu che non hai il coraggio di mettere il tuo cognome

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