L’alpinista svizzero Stephan Siergrist, dopo la prima spedizione nel 2011 sul Cerro Kishtwar (6155m) per l’apertura della via Yoniverse, torna sei anni dopo tra le montagne nella regione indiana del Kashmir Himalaya. Questa volta, insieme al tedesco Thomas Huber e il connazionale Julian Zanker, tenta di liberare una spettacolare nuova via sulla sezione centrale della parete nord ovest del Cerro.

Julian Zanker (SVIZZERA / 2018 / 33’ / Documentario)

Il videoracconto, assemblato da un occhio esperto, viene composto con riprese originali effettuate dai protagonisti dell’impresa, in cordata e in bivacco, e si distingue per le sue immagini intime, originali, focalizzate al massimo sull’ascensione. In poco più di mezz’ora il documentario mostra realisticamente il fallimento del primo tentativo, ma mette anche in risalto le seconde possibilità che la montagna offre, se si persevera con professionalità, tecnica e rispetto per l’ambiente.

Il trio, infatti, inizia l’ascesa il primo ottobre, ma rendendosi conto di non poter completare la salita nei cinque giorni da loro programmati, si trova costretto a ritirarsi a circa un terzo della parete e tornare al Campo Base per ripensare alla tattica di salita. “Con il senno di poi penso che abbiamo sottostimato la parete e il nostro progetto” – ha commentato Huber – “Avremmo dovuto radicalmente ridurre le nostre razioni di cibo o scommettere tutto in un nuovo tentativo. Abbiamo deciso di fermarci e provare di nuovo”.

Il secondo tentativo, durato sette giorni in parete dal 8 ottobre 2017, li ha visti lottare contro un meteo avverso, temperature sotto i -20° e condizioni estreme. Il 14 ottobre, in una bella giornata di sole, finalmente la vetta. “Il meteo è sempre stato variabile ma come per miracolo abbiamo avuto il tempo migliore nel giorno della vetta. Abbiamo come sentito di non essere soli e che eravamo stati ricompensati per quello che avevamo fatto, tutto in quell’unico momento”. La via prende il nome Har har mahadev, espressione di una popolare canzone hindu dedicata al dio Shiva significante “aumenta il tuo valore morale cosicché potrai superare la tua paura di gestire situazioni pericolose” o come direbbero in Baviera “cerca di controllarti”.

Tecnicamente, l’ascesa consiste in 400 metri di arrampicata su ghiaccio e misto per arrivare alla base della guglia di granito, poi continua per altri 600 metri di roccia e misto, nel totale 24 tiri fino in cima. In alcuni punti della prima sezione furono installate delle corde fisse e quattro campi in parete su portaledge. La via, notevolmente impegnativa, affronta difficoltà complessive fino al VII, A3+, 6b, M6, 80°.

Il successo però non viene determinato solo da tecnica e prestanza fisica, ma anche da un affiatamento singolare tra i tre alpinisti: “Ci è sembrato come se non fossimo da soli. Come se fossimo stati ricompensati per quello che abbiamo dovuto affrontare con questo momento unico. Abbiamo salito gli ultimi metri insieme e stentavamo a crederci. Eravamo circondati dalle nuvole e improvvisamente ci siamo trovati nel sole, nella calma più totale. Tutti noi sapevamo che ce l’avevamo fatta solo per la coraggiosa alleanza che avevamo instaurato fra di noi”, racconta Thomas Huber

Il film oggi rappresenta anche un caro ricordo del regista Julian Zanker, deceduto il 24 febbraio 2019, durante un tentativo di scalata della parete Nord dell’Eiger. “Ancora soffriamo, ci manca da impazzire, ma quando siamo sulle montagne sentiamo il tuo spirito, la tua energia e ci ricordiamo i tuoi scherzi. E sentiamo ancora presente la tua amicizia”, scrive Huber.

Acclamato in Italia al Trento Film Festival 2019, lo si può trovare in streaming gratuito su Amazon Prime, in lingua originale e sottotitoli in italiano, oppure su Vimeo con sottotitoli in inglese.

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