La stagione che ci stiamo lasciando alle spalle è stata particolarmente impegnativa per il CNSAS, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, una sezione del CAI che agisce autonomamente come struttura operativa della Protezione Civile provvedendo al soccorso e al recupero di infortunati sul territorio montano, in ambiente ipogeo e in generale nelle zone ostili e impervie del nostro territorio nazionale.


Durante l’estate abbiamo letto spesso articoli di cronaca riguardo l’intervento di elicotteri che hanno soccorso e salvato persone in difficoltà in montagna, in particolar modo sul Gran Sasso.


Abbiamo allora pensato di intervistare una persona da tempo impegnata in prima linea in questa attività: Arnaldo Di Crescenzo, Tecnico di Elisoccorso che presta servizio presso la base di Preturo (Aquila).


Ciao Arnaldo, innanzitutto grazie per il tempo che ci hai dedicato e complimenti per quello che fai.

Quest’estate, complice la situazione Covid, c’è stato un aumento del cosiddetto “turismo d’alta quota”: sempre più persone, come attesta il trend generale degli ultimi anni, scelgono infatti la montagna come luogo in cui trascorrere i fine settimana e le ferie. Con l’aumentare delle persone che frequentano quest’ambiente, negli anni sono cresciuti anche gli incidenti in montagna?

Sono già alcuni anni che la frequentazione della montagna è in netta crescita, sempre più persone appena possono cercano di abbandonare le città per rifugiarsi nella natura. Durante quest’estate post Covid abbiamo avuto un incremento esponenziale del turismo e credo anche un aumento degli incidenti, vedremo in seguito le statistiche ufficiali.

Da tempo va avanti un animato dibattito che ogni estate, con l’aumentare degli interventi, si rinnova, riaccendendo la polemica: molti infatti, a fronte di numerosi interventi forse facilmente evitabili, chiedono che il Soccorso Alpino diventi a pagamento; questa richiesta, che per certi versi e di fronte a certi episodi di grave negligenza e leggerezza si rivela più che giustificata, si scontra però con il fatto che in Italia il Servizio Sanitario è gratuito e il Soccorso Alpino, coordinato dal 118, rientra a tutti gli effetti nel Servizio Sanitario Nazionale. Qual è la tua opinione in merito a questa questione?

In verità il CNSAS collabora anche con il 118 ma non ne fa parte, è un corpo volontario che fa parte della grande famiglia della Protezione Civile. In questo ambito al Soccorso Alpino è stato demandato il soccorso in ambiente impervio proprio in virtù delle peculiari capacità delle persone che ne fanno parte. Personalmente ritengo che il soccorso debba essere gratuito su tutto il territorio per chiunque ne abbia bisogno.

Spesso il dibattito sul pagamento o meno del Soccorso Alpino, sfocia in discorsi dai risvolti etici che esulano e trascurano quello che in realtà è l’aspetto principale e l’oggetto effettivo della questione: l’onere organizzativo ed economico di questi interventi di recupero e di soccorso, vale a dire il loro costo, la loro complessità e pericolosità. Quanto costa infatti mediamente un intervento con elicottero?

Non so esattamente il costo al minuto di volo dell’elicottero del 118; bisogna considerare che il costo è in buona parte già pagato in fase di appalto, anche se non vola. L’elicottero è un mezzo particolare con costi elevati, ma in grado di portare una equipe qualificata quasi in ogni posto in tempi brevi. Essere raggiunti da un medico anestesista in parete, sotto un fosso, dentro la macchina ribaltata o su un trattore in campagna credo non abbia prezzo.

Quali sono i limiti metereologici entro cui si decide di intervenire, quali invece le condizioni meteo considerate proibitive e troppo pericolose per poter alzare un elicottero in volo?

La condotta di volo è di esclusiva competenza del comandante che valuta le condizioni basandosi su diversi parametri più o meno oggettivi. Tra questi la visibilità rappresenta sicuramente il più importante in quanto potrebbe limitare notevolmente le manovre, anche il vento in certi frangenti può essere determinante e quindi deve essere valutato con attenzione.

C’è differenza tra i soccorsi effettuati in Appennino e quelli svolti invece sulle Alpi?

Le Alpi sono ricche di ghiacciai, quindi anche in estate si presentano condizioni simili a quelle invernali. Per il resto la scuola è nazionale e i tecnici vengono formati dagli stessi istruttori, i protocolli e le manovre sono condivise su tutto il territorio nazionale.

Come e da quanti elementi è composta la squadra d’intervento?

L’equipaggio dell’elicottero del 118 è composto da Comandante, Tecnico Elicotterista, Medico Rianimatore, Infermiere del 118 e Tecnico di Elisoccorso del CNSAS, sull’elicottero di base a Preturo è presente anche un Vice Comandante.

Qual è mediamente la percentuale dei vostri interventi che si sarebbero potuti facilmente evitare se solo le persone soccorse avessero agito in modo prudente e responsabile, con buon senso e cognizione di causa, prendendo le dovute precauzioni, uscendo con adeguata attrezzatura e abbigliamento? Sapere, o addirittura dare per scontato, che c’è qualcuno pronto a recuperarci  nel caso in cui le cose si dovessero mettere male secondo te può influenzare la valutazione dei rischi che si scelgono di correre in montagna/parete/grotta/ arrampicata?

Le situazioni che richiedono un intervento sono spesso causate da una catena di errori o leggerezze più o meno importanti. Sarebbe bello evitarli tutti, in particolare quelli con esito tragico.
Mi auguro sinceramente che non si pianifichino le gite basandosi sulla sicurezza di poter essere soccorsi, spero che la valutazione dei rischi si basi su altri parametri.

Qual è l’altitudine massima a cui hai svolto un soccorso?


In Vetta al Corno Grande, con elicottero e a piedi, in inverno ed estate…per competenza territoriale oltre non posso!


A quanti interventi hai partecipato?


Non mi sono mai fermato a contarli, considerando l’anzianità di servizio oltre il migliaio. Magari quando smetto farò i conti.

C’è un intervento che ti è rimasto particolarmente impresso?


Di ricordi ne ho tanti, anche alcune belle amicizie nate dopo un recupero e spesso incontro persone che mi ricordano di averle aiutate. Molto forte è il ricordo dei terremoti dell’Aquila e di Amatrice…

La selezione, la verifica dei requisiti e le prove da superare per diventare un Tecnico del Soccorso Alpino è molto dura e impegnativa. Quali sono i consigli che ti senti di dare a chi vorrebbe intraprendere il tuo percorso?


Entrare nel CNSAS non è difficile, basta essere un alpinista completo, non è necessario essere campioni o superman ma basta sapersi muovere in modo autonomo su ogni terreno ed essere motivati. Poi si ricomincia da capo ad imparare manovre di corde e nodi specifici da soccorso. Per arrivare alla qualifica di Tecnico di Elisoccorso occorrono almeno 10 anni di corsi e esami, non esiste promozione per anzianità, l’impegno è importante tanto quanto il risultato che vogliamo ottenere e ottenerlo è una soddisfazione unica.


Oltre che AMM con Gran Sasso Guides e Tecnico del Soccorso Alpino specializzato nel prestare soccorso in eliambulanza, sei anche il gestore del Rifugio del Monte, nel Parco del Gran Sasso, come coniughi queste attività?


Da quando ho in gestione il Rifugio del Monte è capitato varie volte che l’elicottero del 118 sia venuto a prelevarmi per coadiuvare il nostro tecnico nelle manovre di recupero. Le due attività sono strettamente correlate ed avere personale qualificato e attrezzato sul territorio montano è la vera forza del CNSAS.

Grazie per il tuo tempo Arnaldo è stato un piacere

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