Cronaca della prima ripetizione in libera integrale della via TO.MI.CA. al Gran Gendarme; un grande successo per Gabriele Antonielli.

Una struttura rocciosa lontana dai circuiti più noti nel centro Italia, ma ricca di fascino, con avvicinamento importante e difficoltà elevate. E’ normale prevedere per questa bellissima via un successo inferiore a quello di tante altre vie, di maggior richiamo, in altri gruppi del centro Italia.

Ma è proprio il fascino di questa torre, strettamente correlata al Pizzo del Diavolo, della sua solitudine e della relativamente scarsa frequentazione, ad aver attirato Gabriele ed averlo spinto a provare questo progetto.

Il Gran Gendarme

Il Gran Gendarme è la struttura più a destra (guardando di fronte) di Pizzo del Diavolo. Alto circa 150 m ha una roccia molto buona, a tratti ottima. Le prime vie aperte risalgono al settembre del 1934 quando Angelo Maurizi con G. Maurizie E. De Simone prima e con Domenico D’Armi poi salirono prima il Camino Meridionale e quindi la Direttissima al Colletto.

Quest’ultima via probabilmente è la più ripetuta (insieme allo Spigolo Bafile) del massiccio e forse dell’intero gruppo. Ad oggi risultano tracciate 7 vie ed alcune varianti e incompiute. Le vie sono quasi tutte molto belle, la meno interessante è il Camino Meridionale.

Per la storia dopo le vie di Maurizi e Co. dobbiamo aspettare il 1959 per vedere altre cordate aprire nuovi itinerari, a luglio la cordata Moretti-Mainini apre la Direttissima alla Testa e a settembre la cordata Floriio-Calibani la via Florio-Calibani al Colletto.

Era il momento della “competizione” tra ascolani, maceratesi e perugini; fra gli Umbri, un nome su tutti, Giulio Vagniluca, per tacere della cordata Gigliotti-Marchini. Per Entrambe le vie sono molto belle, a mio giudizio la Florio-Calibani ha qualcosa di più per l’uso molto più parco dei chiodi di protezione. nel 1979 un’altra cordata maceratese apre un brevissimo itinerario sulla testa, si tratta della Diretta Nord alla Testa, una via completamente in artificiale e priva di grande interesse per via dell’uso smodato dell’espansione. Viene il momento della cordata ascolana Cantalamessa-Franceschi che apre Intrepida, siamo alla fine degli anni ’80 e la via rappresenta un bel passo avanti nelle difficoltà (passi di VII). Degli ultimi anni è la via Pilato’s crack ad opera della cordata sanbenedettese Consorti-Bucci e ultima arrivata una via completamente a fix inox da 10 mm proprio sopra la grotta bivacco.

La via sembra molto dura e sembra aperta dal basso ma non conosco nè apritori nè difficoltà, lo stile è quello delle vie “plaisir”, qualche rinvio e niente stress. Altri itinerari sono ancora possibili, vediamo come la fantasia degli alpinisti saprà inventarsi qualche nuova linea. (Fonte AUAA)

Accesso

Da Forca di Presta, da Foce di Montemonaco oppure da Forca Viola. Da Forca di Presta occorrono circa 1.30 / 2 ore, da Foce circa 1.30 ore da Forca Viola altrettanto. Se si effettua la salita completa di Pizzo del Diavolo è preferibile salire da Forca di Presta.

Descrizione TO.MI.CA.

Progetto avviato nel 1982, proseguito nel 2007 e completato nel novembre 2011; Michele Belia, Carlo Baccarelli, Antonio Gialletti

Aperta dal basso per quatto tiri e mezzo, l’ultimo tiro e mezzo dall’alto.

To.Mi.Ca.: 160 m, 7c

L1: 7b, 40m Placca tecnica con tacche e buchi svasi
L2: 7a+, 20m Placca d’equilibrio. Roccia compatta con rigole
L3: 5a, 25m Tiro di collegamento con roccia a tratti instabile. 2 spit, consigliato integrare le protezioni con friend medi.
L4: 5b, 15m Placca e diedro da ribaltare con vecchio dado incastrato e uno spit. Consigliato integrare le protezioni con friend medi.
L5: 7b+, 30m Bellissimo tiro, roccia “supergrippante” e compatta con passaggi aleatori.
L6: 7c, 15m Tiro boulder che porta alla testa del Gran Gendarme. Calata in doppia lungo la via con soste attrezzate a fix, cordini e maglia rapida.

Gabriele Antonielli

Ciao Gabriele, innanzitutto possiamo chiamarti Gabo? Grazie per la tua disponibilità.

Ciao grazie per la disponibilità che mi date per rendere partecipe più gente possibile di questa se pur piccola realizzazione ma per me molto importante. 

Si certo che puoi chiamarmi Gabo, anche se poca gente mi chiama cosí; è un nomignolo che mi ha affibbiato il mio maestro d’arrampicata a cui sono particolarmente legato

Puoi raccontarci brevemente la tua storia come climber?

Inizio ad arrampicare nella palestra di arrampicata Tacche e svasi Perugia nel 2011 con un corso Fasi a cura di Carlo Baccarelli presidente della palestra e giá inizio ad avere racconti della via suddetta perché era in fase di ultimazione. 

La passione per la montagna mi porta a seguire un corso di roccia CAI alla scuola intersezione umbra Giulio Vagniluca che poi mi porterà anni dopo a diventare istruttore sezionale di alpinismo della stessa. 

L’arrampicata in falesia e l’attività in montagna si alterna con il passare delle stagioni e degli anni fino a che non sento di dover andare a mettermi alla prova con la creatura del mio maestro d’arrampicata e diventa per me quasi una sfida e orgoglio essere il primo a liberarla anche perché a detta di tutti l’ultimo tiro era ritenuto impossibile.

Quando hai scoperto il Gran Gendarme? Hai volutamente scelto un settore e una struttura un po fuori dalle cronache del centro Italia?

Il Gran Gendarme è un piccola parte del massiccio di Pizzo del Diavolo, ma è una struttura monolitica la quale non ha risentito per nulla del terremoto del 2016. Essa spicca sopra i laghi di Pilato molto piú famosi e tappa di pellegrinaggio di molti appassionati di montagna.

Il Pizzo del Diavolo è stato per anni terreno di battaglie da parte di Umbri e Marchigiani, un nome su tutti, per accaparrarsi prime salite estive e invernali con unico punto di Bivacco il rifugio Tito Zilioli che in questi giorni sta avendo un’opera molto importante di ristrutturazione dopo il terremoto.

Pensi ci saranno altre vie così interessanti ma poco ripetute o poco appetibili per via dell’avvicinamento e della difficoltà, da liberare in centro Italia?

Sicuramente ce ne sono e aspettano solo qualche appassionato e testardo come me per essere riscoperte e scalate. Posso citare la bellissima val di Tenna con i pilastri della parete sud del monte Priora. Dove spero di andare a breve.

E’ da tanto che pensavi di liberare questa via?

Si diciamo dal primo giorno che sono entrato nella palestra di arrampicata. Questa via è la creazione di coloro il quale devo ringraziare per avermi trasmesso questa passione sfrenata per l’arrampicata e la montagna non solo su roccia ma anche su ghiaccio e neve. Possiamo dire che piú che una palestra di arrampicata sportiva è una scuola di montagna. 

Peró solo tre anni fa decido che è il momento giusto. Prima vado a sondare il terreno e solo quest’anno dopo un inverno in cui ho scalato molto su roccia e mi sono allenato a causa della scarsità di neve. Durante il lockdown non me ne sono stato con le mani in mano e ho puntato sull’attività a corpo libero alternata a sedute di allenamento a secco con il Trave.

Come valuti la linea dei primi apritori?

La linea cerca di seguire la parte di roccia piú compatta e bella della struttura del Gran Gendarme purtroppo a metá perde di interesse intersecando un vecchio itinerario per nulla compromettendolo per ricollegarsi agli ultimi due tiri che sono peró bellissimi; forse non si poteva fare altrimenti per mantenere la linearità della via.

Che tipo di attrezzatura è disponibile? Hai dovuto integrare?

La via è completamente spittata, le soste sono a due spit collegate da cordini e una maglia rapida o moschettone per la calata che ho sostituito recentemente.

Solo i due tiri di collegamento necessitano di protezioni mobili per una maggiore sicurezza perché presentano poche protezioni, scelta fatta in relazione al grado di impegno degli altri tiri.

Ti senti di confermare il grado dell’ultimo tiro?

L’ultimo tiro è quello che mi ha dato piú filo da torcere quindi sono in difficoltà nel gradarlo; è corto, ma intenso, diciamo un boulder.

Ci arrivi stanco e in orario tardo quando il sole è già passato dietro al Pizzo del Diavolo. Bisogna essere fortunati e allenati perché si scala a 2000 metri, basta un po’ di vento e cielo coperto per far perdere ogni speranza, come mi è successo una volta.

E’ stata dura trovare un compagno per questo tuo progetto?

Si decisamente. Trovare qualcuno che ti viene a fare una via di difficoltà abbastanza in alto e soprattutto in un ambiente diciamo ostile; le due ore di avvicinamento scoraggiano molti soprattutto chi giá ha fatto quel sentiero.

Per questo non ho mai avuto lo stesso compagno di cordata anche perché ne tornavano abbastanza provati dopo una giornata con me. E senza la mia motivazione capisco che è stata dura per tutti e con questo vorrei ringraziare Marco Marotta giramondo e compagno di tante avventure con cui, insieme a Daniele Tolu, ho fatto la seconda o forse terza ripetizione integrale della via bivaccando la notte nella grotta ai piedi del Gendarme.

Un sentito ringraziamento a Carlo Baccarelli e Antonio Gialletti che per la prima volta e per ben due volte mi hanno accompagnato e dato la possibilità  di innamorarmi della loro linea.

Purtroppo insieme abbiamo fatto solo il primo tiro, per cause meteo non ci è stato possibile fare altro.

In ordine cronologico vorrei ringraziare Federico Gigli, Paolo Possanzini, Francesco Benincasa e Andrea Frenguelli per avermi sopportato e assicurato nei week di settembersend ,come ho deciso di rinominarlo. Ogni giornata sono riuscito a rosicchiare un tiro o risolvere un passo che mi ha dato la possibilità di liberare integralmente la via dal basso.

Il 13 settembre 2020, ho percorso la via da terra fino in cima liberando tutti i tiri; solo il secondo tiro l’ho dovuto ripetere due volte per la libera.

Qualche suggerimento a chi vorrà provare a ripetere TO.MI.CA.?

Un suggerimento spassionato: è una via per placchisti old stile. Avendo mosso i primi passi nella falesia storica di Pale a Foligno sono stato forgiato a questo tipo di arrampicata di placca verticale e appoggiata che non piace a molti, ma che in montagna mi è tornata molto utile.

La via scorre abbastanza fluida se si ha un buon grado a vista di 7b.

Fotografie di Andrea Frenguelli e di Gabriele Antonielli

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