Appennino.tv ha avuto il piacere di fare un’intervista a Christof Innerhofer, sciatore di coppa del mondo, campione del mondo di Supergigante nel 2011, e vincitore di due medaglie olimpiche a Sochi 2014, uno degli atleti di punta del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle.

Buongiorno Christof grazie del tempo che ci stai dedicando per prima cosa vorrei farti i complimenti a nome mio e di tutta la redazione  di appennino.tv per il lustro che hai dato e stai dando allo sci italiano

Christof Innerhofer, uno dei velocisti italiani più forti in coppa del mondo

Cominciamo l’intervista con una classica domanda, dove nasce la tua passione per lo sci, sei sempre stato un appassionato di montagna?

Da piccolo ho praticato molti sport, ma sin da subito lo sci era quello che mi ha appassionato di più perché è uno sport molto dinamico, tra pieghe curve velocità. In realtà da piccolo non apprezzavo molto il vivere in montagna perché davo per scontato ciò che avevo intorno. Tuttavia, avendo la possibilità di viaggiare ho iniziato ad apprezzare sempre di più l’ambiente che mi circondava, la montagna è casa mia!

Parliamo delle tue passioni, in montagna hai esperienza di trekking o alpinismo? La montagna più bella?

Sci-alpinismo, camminate, cercare funghi e frutti di bosco, un po’ di tutto. Lo sci-alpinismo mi piace molto. Ho fatto diverse vette over 3000. Quest’anno appena finito il lockdown ho preso gli sci da skialp e son salito.  Le montagne più belle su cui sono stato sono il Sasso Nero e la Punta Bianca.

Escursione in Skialp di Christof Innerhofer

Il tuo esordio nell’agonismo è stato molto complicato, tu stesso hai dichiarato che non sapevi se continuare o meno, cosa ti ha fatto decidere di perseverare a sciare ad alti livelli?

Da piccolo, sino ai 12 anni, ho ottenuto buoni risultati, il mio scopo era diventare come Alberto Tomba, Crescendo ho passato anni difficili, ma non ho mai mollato, ho sempre trovato la motivazione di dire: “no cosi non può finire”, e cosi ho iniziato a fare di più degli altri, correre di più allenarmi di più curare maggiormente i dettagli. L’estate, ad esempio, dopo il ghiacciaio i miei compagni andavano a dormire, io andavo a correre. Curavo l’alimentazione. Io non vado in bici 2 ore perché lo devo fare, vado 4 ore perché mi piace, perché mi piace star bene. Ho sempre creduto, mi sono sempre rialzato, e ora a 35 anni sono ancora un’atleta d’alto livello.

Il primo cancelletto in coppa del mondo, cosa hai provato ad esordire con le fiamme gialle in queste due competizioni?

Nel 2006 ho esordito con le Fiamme Gialle. Lo ricordo come se fosse ieri, Levi, novembre 2006 pettorale n°70, ero carico a 1000. Al cancelletto mi sono detto “Inn devi dare tutto” e a metà pista ero sotto di solo 11 centesimi, ero nei primi 10! Poi sono uscito [fare dei parziali del genere con un pettorale cosi alto è un risultato fuori dal comune NDR]. Gli anni sono volati. Ho passato anni belli e altri condizionati da infortuni.

Nelle Fiamme Gialle mi sono sempre sentito a casa, si è creato da subito un ambiente molto armonioso.

Christof Innerhofer in allenamento

Che cosa si prova invece a rappresentare l’Italia ai mondiali e alle olimpiadi?

Le olimpiadi sono il sogno di ogni atleta. Nella mia prima olimpiade, Torino 2006 ho fatto l’apripista. Nel 2010 ho partecipato come atleta e ho sfiorato la medaglia per soli 6 centesimi. Per la Russia, è stato diverso, mi sono allenato 4 anni solo per quel momento. Ero determinato a mettercela tutta, a dare tutto e non risparmiarmi, e sono riuscito a vincere la medaglia. Per me le 2 medaglie ottenute alle olimpiadi rappresentano l’apice della carriera e più passano gli anni più realizzo quanto valore abbiano.

Sei sicuramente uno dei velocisti di riferimento del decennio, alcuni dei nostri lettori magari avranno raggiunto i 100km/h con gli sci per poi frenare con i polpacci doloranti subito dopo, che sensazioni si provano a sostenere velocità del genere per un’intera gara?

Per me la velocità è puro divertimento, se ci tracciano una discesa più lenta io mi annoio! Io sono uno di quelli che difende la discesa, è una disciplina dove la velocità è tutto. Scendere è una sensazione unica, è come fare le montagne russe quando sei un bambino. Io ho la fortuna che quando scio posso essere ancora un bambino, perché mi diverto tra salti, dossi, curve velocità.

L’allenamento che fai ora come discesista è molto diverso da quello che facevi quando eri un’atleta di discipline tecniche? In estate in ghiacciaio ad esempio su piste brevi che allenamento si fa?

L’allenamento è più o meno lo stesso, magari prima facevo qualche giro di più, ma se mi alleno nelle discipline tecniche l’allenamento è sostanzialmente questo: 3 giri di campo libero, 7/8 giri di pali e poi si pranza! Quando faccio velocità diminuiscono i giri sui pali, ma aumenta la distanza del tracciato. Data la natura delle piste di sci estivo è impossibile allenarsi in una discesa libera pura.

Allenamenti in ghiacciaio

Qual è stato il giorno da sciatore più bello della tua carriera, quale coppa ti ha dato più gioia alzare?

Quando ho attraversato la linea del traguardo alle Olimpiadi di Sochi, una gioia incredibile, e sollevare la medaglia d’argento è stata una sensazione unica. Un altro giorno che porterò sempre nei miei ricordi è l’esordio in coppa del mondo a Levi nel 2006, perché simboleggia l’entrata tra i più forti al mondo.

Hai mai avuto occasione di sciare o esplorare l’Appennino?

Ho sciato a Roccaraso, mi è piaciuto molto, l’ultima volta sono stato nel 2005 in occasione della finale di Coppa Europa, una pista molto ripida, un po’ corta, ma bellissima e piena di neve!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per la stagione conto di star bene fisicamente, ottenere podi e vincere in gara. Il mio obbiettivo è continuare a sciare per diversi anni, più vado avanti più apprezzo la mia vita e la voglia di continuare a sciare ad alti livelli, perché no sino alle prossime Olimpiadi.

La Coppa di Specialità 2021 è un obbiettivo?

Per me la coppa di specialità è sempre un obiettivo relativo, sono uno che punta alle gare secche. Dico sempre:  “per vincere bisogna rischiare tanto”, ci sono sempre 2-4 atleti che sono dei superfenomeni che devono rischiare un po’ meno per salire sul gradino più alto del podio. Io ho sempre dovuto rischiare abbastanza e quindi per questo punto più alla gara singola. Se riesco a fare ma manche perfetta posso essere tra i primi, però può essere anche che la sbagli, e questo significa essere un pochino meno costante. Io perdo sempre un po’ sui passaggi facili, devo, quindi, sempre affrontare le curve difficili al massimo per fare la differenza, dove gli altri magari si difendono e basta.

Ti ringrazio per la disponibilità e in bocca al lupo per la prossima stagione e per la tua carriera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *