L’ipotermia è una condizione che in montagna, soprattutto d’inverno o ad alta quota, può essere abbastanza frequente e, a seconda della severità dei casi, può portare a gravi conseguenze.

Qualsiasi alpinista che frequenta la montagna in inverno, tende a coprirsi ed a equipaggiarsi in maniera adeguata per le condizioni climatiche che andrà ad affrontare ma, spesso, non sono queste le occasioni che generalmente portano a problematiche serie: sono gli imprevisti quelli che possono generare situazioni pericolose come ad esempio una seggiovia che si ferma, il forte vento o un infortunio che ci obbliga a fermarci.

Anche l’esposizione della via o del versante è importante conoscere per prevenire situazioni spiacevoli: affrontare vie su versanti esposti a Nord o a Sud e quindi battute dal sole, può fare la differenza.

L’ipotermia è un abbassamento della temperatura profonda corporea al di sotto dei 35°C. Normalmente la temperatura oscilla tra i 36 e i 37° (le donne generalmente hanno una temperatura basale più bassa) ma quando il corpo umano non riesce, attraverso la normale termoregolazione, a mantenere la temperatura corporea intorno a quei valori, si parla di ipotermia dell’organismo (o assideramento).

I primi sintomi iniziano sotto forma di brividi quando la temperatura interna del corpo scende sotto una determinata soglia e sono un semplice tentativo del corpo di scaldarsi mediante contrazioni muscolari involontarie.

Diversi livelli di ipotermia

Vi possono essere diversi livelli di ipotermia in base all’intensità del freddo e alla durata dell’esposizione alle basse temperature:

  • ipotermia lieve, fino a temperature corporee di circa 32°C, è caratterizzata da pallore del viso e del corpo, presenza di brividi continuati, dolori articolari e muscolari associati all’inizio di congelamento delle estremità;
  • ipotermia moderata, temperatura corporea compresa tra 32 e 29°C, compare uno stato di confusione o sonnolenza, battito del cuore irregolare (aritmia), respiro rallentato e rigidità muscolare;
  • ipotermia grave, temperatura corporea inferiore a 29°C, le funzioni vitali risultano compromesse e compare perdita di coscienza e morte dovuta ad arresto cardio-respiratorio.
Schema riassuntivo sui gradi di ipotermia e sugli effetti causati.

In una prima fase, meccanismi di compensazione fanno aumentare la frequenza cardiaca, in modo tale da incrementare la circolazione sanguigna e, come accennato precedentemente, un ulteriore meccanismo di difesa è quello del brivido che è in grado di far aumentare la produzione di calore muscolare da 10 a 20 volte il normale.

Se però l’ambiente circostante è freddo, il calore sviluppato viene sottratto in modo rapido dall’ambiente stesso ed potrebbe essere possibile che queste reazioni non sortiscano alcun effetto e, col passare del tempo, tutte le funzioni difensive e fisiologiche cominciano ad indebolirsi progressivamente.

Senza entrare troppo nei tecnicismi delle reazioni fisiologiche a questa condizione ingravescente, vediamo cosa fare e cosa non fare per cercare di recuperare una situazione simile.

Il Trattamento

Sfatiamo subito il mito del bere alcool (o del classico can San Bernardo con la fiaschetta di grappa): ogni consumo di alcool aumenta ulteriormente le possibilità peggiorare la condizione di ipotermia, quindi bisogna evitare di bere alcool se si sta affrontando un’attività in ambienti freddi. Invece rimanere idratati con bevande non alcoliche (sopratutto se calde) potrà aiutare a mantenere la temperatura corporea più elevata.

Il trattamento inizia con la prevenzione (mantenersi caldi anche nella stagione fredda) e quindi come prima cosa, mettersi al riparo dal vento e dall’umido, rimuovere tutti gli indumenti bagnati e sostituirli con vestiti caldi e asciutti. Questo è di solito sufficiente per riportare a normalità la temperatura di persone con sintomi lievi.

Ricordiamoci che la maggiore dispersione di calore avviene dalla testa e in parte dalle estremità (mani e piedi) quindi, cercare di mantenere coperta sempre la testa e le estremità a meno che non si abbiano indumenti bagnati.

Cosa non bisogna fare:

  • strofinare o massaggiare il paziente
  • somministrare bevande alcoliche
  • utilizzare borse di acqua calda o fare alla vittima un bagno caldo (soprattutto in condizioni di grave ipotermia l’effetto generato dal rapido riscaldamento potrebbe provocare ulteriori danni)
  • praticare trattamenti su parti in stato di congelamento

Queste azioni richiamano la circolazione del sangue in modo repentino verso la pelle, privandone gli organi interni con gravi conseguenze pertanto devono essere evitate.

Bisogna invece:

  • contattare al più presto i soccorsi;
  • se possibile portare la vittima in un rifugio riparato o comunque creare un riparo per quanto possibile dal vento e dalle intemperie;
  • se si può fare rapidamente, togliere eventuali vestiti bagnati e sostituirli con vestiti asciutti;
  • coprire il capo se non coperto;
  • se si possiede nel proprio kit una copertina isotermica, utilizzarla;
  • condividere il calore corporeo con la vittima ponendosi insieme in un sacco a pelo o in casi estremi nella stessa giacca;
  • fornire cibo e bevande calde non alcoliche.

Se la pelle diventa rossa e si avverte formicolio e bruciore mentre si riscalda è segno che si sta riattivando il normale flusso sanguigno.

Soccorso Alpino impegnato durante un intervento, con l’utilizzo della copertina isotermica (oro/argento).

In casi estremi, la vittima in questo stato di delirio potrebbe addirittura pensare di avere caldo e cominciare a rimuovere gli strati di vestiario, aggravando la situazione. Infatti alcune vittime di ipotermia sono state trovate morte con la maggior parte dei loro vestiti non indossati. Si chiama “svestimento paradosso”, comportamento irrazionale per cui una persona esposta ad ambiente freddo, mostra, nelle fasi terminali dell’ipotermia, l’istinto di spogliarsi dei propri vestiti.

Ad ogni modo la soluzione migliore è sempre la prevenzione: abiti idonei e dentro uno zaino indumenti caldi per tutte quelle occasioni che possono portarci ad arrestare la nostra escursione.

Alcune reazioni fisiologiche riassunte in questo grafico.

Il contenuto di questo articolo è a titolo prettamente informativo e non costituisce una base sufficiente per poter affrontare in sicurezza la montagna. Si invitano gli interessati a seguire appositi corsi organizzati dai professionisti del settore.

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