Dopo aver scoperto le discipline di velocità con Christof Innerhofer, siamo con Luca De Aliprandini per conoscere la disciplina dello slalom gigante.

Buongiorno Luca grazie del tempo che ci stai dedicando e vorrei farti i complimenti a nome mio e di tutta la redazione  di appennino.tv per il lustro che stai dando allo sci italiano.

Per cominciare ti chiederei di raccontare ai nostri lettori chi è Luca De Aliprandini, e come la sua passione l’ha portato da muovere i primi passi sugli sci a competere in Coppa del Mondo

Ciao a tutti. Luca de Aliprandini è un atleta ma prima di tutto una persona, un ragazzo che ama sempre fare qualcosa, insomma non sta mai fermo. Scherzi a parte, ho iniziato a sciare guardando le imprese di Alberto Tomba, lui mi ha portato ad innamorarmi di questo bellissimo sport che dopo molti anni è diventato anche il mio lavoro.

Luca De Aliprandini a Hinterstoder Austria

La tua passione per la montagna è a 360° o sei attratto principalmente dal mondo dello sci?

Mi piace la competizione in generale, quando c’è una sfida non mi tiro mai indietro e ovviamente voglio sempre primeggiare. Mi piace lo sport in generale, essendo sugli sci tutto l’anno, quando sono a casa cerco di fare altri sport, tra i quali motocross. Quindi non necessariamente solo sci o montagna in generale, ma sport a 360 gradi.

Tu sei uno sciatore che principalmente si dedica alle discipline tecniche, quali sono le differenze nel tuo allenamento rispetto a quelle di un tuo collega velocista?

In passato ho lavorato molto anche nelle discipline veloci, dove ho disputato alcune gare di super gigante in coppa del mondo, andando a punti nella maggior parte delle volte. Purtroppo dopo il trauma cranico nel 2017 ho capito che il mio corpo non è più pronto per questo tipo di sfida, quindi mi concentro solamente sul gigante.

C’è molta differenza tra discipline tecniche e veloci, in velocità gli atleti sono molto più rilassati e tranquilli, pronti anche ad attendere ore per una prova, mentre noi siamo più “agitati” e sempre in movimento. In discesa può capitare che tra ricognizione e gara passano delle ore, in gigante è tutto più rapido. Ricognizione, riscaldamento e gara.

I tracciati sui quali gareggiate variano di volta in volta, oltre alle ricognizioni ci sono degli accorgimenti particolari che utilizzi per memorizzare il tracciato?

Personalmente sono un atleta abbastanza rapido nel fare ricognizione, cerco di focalizzarmi su 1-2 passaggi difficili nella prova, il resto è abbastanza automatico. Anche l’esperienza di qualche anno in coppa del mondo mi aiuta visto che le piste sono in linea di massima sempre le solite. Quindi so anche un po’ dagli anni precedenti dove prestare maggiore attenzione.

Luca De Aliprandini in gara

Ti capita mai di pensare “mannaggia oggi ha tracciato lui, che seccatura?”

No, assolutamente. Per me una tracciatura vale l’altra. Mi scoccia un po’ quando qualche allenatore traccia completamente fuori dal ritmo della pista, ecco li mi da fastidio, non tanto per me, ma perché ha rovinato lo spettacolo.

E invece “finalmente un tracciato fatto da lui?”

Come risposto precedentemente non mi cambia molto.

Voi girate il mondo e avete la possibilità di sciare su piste molto diverse tra di loro. Spesso sentiamo dire dai telecronisti “la neve di questa località la favorisce/la sfavorisce”. Per noi amatori, è difficile cogliere differenze sulla neve, oltre quelle evidenti come neve dura, ghiacciata, molle o bagnata. Ci spieghi quali finezze riesce a cogliere un professionista?

Allora, per prima cosa bisogna forse dire che le piste ghiacciate che c’erano 10 anni fa, ormai raramente si trovano ancora. Causa anche le condizioni meteo, ultimamente più che barrato, troviamo sempre più spesso piste preparate con sale. Noi italiani siamo sempre stati famosi per andare bene sul ghiaccio, mentre per esempio americani e canadesi sono molto forti su neve compatta ed aggressiva. I norvegesi sono bravi sul sale in quanto si allenano spesso a fine stagione sui loro nevai, appunto trattati con sale visto le temperature primaverili. Comunque alla fine bisogna sempre dare il massimo in ogni condizione. Personalmente negli ultimi anni sono migliorato molto sul sale, mio tallone d’Achille in passato.

La tua più grande soddisfazione in carriera?

Attualmente il 4° posto ad Adelboden nel 2018 ed il 5° posto ad Hinterstoder nel marzo 2020. Anche se conta poco ( purtroppo…)  una piccola soddisfazione è stata la prima manche di quest anno ad Adelboden, dove ero in testa. Ecco, queste emozioni sono quello che mi spingono a migliorarmi ogni giorno per cercare di vincere un gigante in coppa del mondo.

Allenamento in ghiacciaio

Quali aspettative hai per il tuo futuro da professionista e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il sogno è di vincere una coppetta di specialità o una medaglia iridata o olimpica. Le aspettativa per la prossima stagione sono di fare ancora quel piccolo passo in avanti nel ranking mondiale e raggiungere il primo podio.

Un consiglio per i nostri lettori più giovani o per i loro genitori. Allenarsi sin da subito alla tecnica o sciare per divertirsi con tecnica?

Assolutamente sciare per divertirsi. Vedo troppi ragazzini, spesso spinti anche dai genitori, che fanno più giorni in estate che me. Io fino a 14 anni iniziavo a sciare a novembre… l’estate è fatta per fare altro.

Sei stato molto gentile a concederci quest’intervista, prima di chiudere ti chiederei se ti vedremo mai fare un gigante su una pista in Appennino

Beh, ho già fatto qualche gara all’Abetone. Sarebbe bello avere di nuovo un campionato italiano sugli Appennini. Grazie a voi! Ciao!

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