L’Abruzzo è stata senza ombra di dubbio una delle regioni che pagò il prezzo più alto durante la guerra di liberazione.

Sul complesso di fortificazioni noto (con una grossolana semplificazione) come linea Gustav, infatti, si assistette ad una lunga e faticosa guerra di montagna che causò enormi sofferenze ai civili. Ma perchè la guerra in questi territori fu cosi atroce?

Senza ombra di dubbio il fattore meteorologico, uno degli autunni e degli inverni più freddi mai registrati, e il poco efficace utilizzo dell’aviazione da parte degli Alleatati furono cruciali nel trasformare una facile avanzata in una lenta guerra [Da Salerno alla Gustav: un’analisi storico-sociale della guerra in montagna, Luigi Ciano, 2018], ma è ciò che fu deciso il 25 ottobre 1943 che segnò il tragico destino del territorio.

Poco prima di iniziare le operazioni con le quali si sarebbe sviluppato l’assalto decisivo alla linea Bernhardt, Eisenhower, il 25 ottobre, inviò il seguente messaggio a Churchill per informarlo sul piano d’azione: “My principal commanders and I are in complete agreement that it is essential for us to retain the initiative until the time approaches for mounting Overlord, otherwise the enemy will himself seize the initiative and may force us on the defensive prematurely, thus enabling him to withdraw divisions from our front in time to oppose Overlord. If we can keep him on his heels until early Spring, then the more divisions he uses in a counteroffensive against us, the better it will be for Overlord, and it then makes little difference what happens to us if Overlord is a success.” [Molony, C.J.C. Brigadier, The Mediterranean and Middle East: The campaign in Sicily 1943, and the campaign in Italy, 3rd September 1943 to 31st March 1944. HM Stationery Office, Londra, 1973.]

Ciò rappresenta l’inequivocabile prova che la campagna in Italia fu volutamente rallentata per meglio predisporre lo sbarco in Normandia. Una scelta strategica, legittima, che si è utilizzata fortemente in passato, si usa ancora adesso e si userà in futuro, ma che offre una chiave di lettura troppo spesso ignorata su come la seconda guerra mondiale abbia influito nelle vite dei civili.

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