Articolo a cura di Tatiana Marras

Le vette e i borghi appenninici nascondono numerose tracce del passaggio dei Cavalieri Templari, l’ordine religioso-militare creato nel 1119 da Ugo di Payns a Gerusalemme, allo scopo di proteggere i pellegrini che si recavano nella Città Santa. Lo sanno bene gli appassionati di misteri. Di leggende che si mescolano alla verità storica. Di quelle storie di cui talvolta ci nutriamo per sognare un po’ e allontanarci dalla realtà. E quanto ne avremmo bisogno in questo 2020! Se poi capita in calendario un venerdì 13 la necessità si fa sentire ancora più forte. Una giornata secondo superstizione sfortunata, in cui viene spontaneo, con un pizzico di ironia, alzarsi dal letto pensando “e che altro può succedere quest’anno?”.

Il mio personale venerdì 13 novembre è iniziato esattamente così. Ed è finito con la scoperta di una spada templare infissa nella roccia, avvolta dalla leggenda. Vorrei condividere con voi questa esperienza che in un certo senso mi ha portato a tornare bambina, consigliandola come escursione (colori delle regioni permettendo) a tutti coloro che vogliano ricaricarsi di magia per un giorno.

Dai Pianeti ai Templari

Venerdì 13 novembre 2020, ore 9.00. Il sole splende su Rieti. O meglio dire, splende in alto nel cielo reatino, ma la città è ancora coperta dal suggestivo mare di nebbia mattutina che ci fa compagnia da settimane. Verrebbe voglia di poter volare in alto, al di sopra di quella coltre bianca, e ancora più su, verso lo spazio infinito, per fuggire dalla triste realtà che ci troviamo ad affrontare da quasi 10 mesi. “Hai detto spazio?”, sembra domandarmi la coscienza. E ripesca dalla memoria l’immagine del Sentiero del Planetario del Terminillo. Un percorso escursionistico di circa 8 km, lungo il quale è possibile “studiare” i Pianeti. Perché no? Mi dico.

Tempo di fare un salto al rifugio Rinaldi per inebriarmi del mare di nebbia dall’alto e si parte alla ricerca dell’accesso del sentiero. Niente di più facile. Si parcheggia comodamente a Pian de’ Valli, si raggiunge il Piazzale Tre faggi al termine della discesa del Belvedere Tre faggi, ed eccolo lì, ben riconoscibile grazie alla palla rossa che simboleggia il Sole: l’inizio del Planetario.

Il percorso si sviluppa su asfalto, in un primo tratto ad uso esclusivo dei pedoni. Una passeggiata rigenerante, in cui si avanza circondati dai faggi e accompagnati dal cinguettio degli uccelli. Unico rumore nell’aria è quello dei propri passi. E dei propri pensieri, interrotti qui e là dallo spuntare di un Pianeta colorato. Senza rendersene conto si arriva al Campo d’Altura del Terminillo. Per me una prima volta. Ne avevo sentito parlare, ma nelle mille ascese in vetta, non avevo mai pensato prima di andare a guardare cosa ci fosse intorno, oltre il mio naso. Quest’anno ci sta in fondo insegnando a scoprire la nostra stessa casa. Le bellezze delle montagne che ci circondano, senza necessità di viaggiare lontano.

Il Campo d’Altura segna un bivio. Su un palo è posizionato un cartello che sa un po’ di Matrix. Pillola blu o pillola rossa? Solo che qui la scelta è: Spada nella Roccia o Plutone?. “Una spada nella roccia!”, grida la bambina che è dentro di me. “Ma non dovevamo seguire i Pianeti?”, cerca di ricordarle la controparte più matura. Mi fermo 15 secondi a riflettere ma sento che i piedi si stiano già orientando verso sinistra. Spada nella roccia sia!

Mi incammino alla sinistra del Campo, sempre seguendo la comoda strada asfaltata. Di fronte ai miei occhi, in alto come una macchia bianca e rossa sotto il cielo blu perfettamente terso, si staglia il Rifugio Rinaldi. Passano pochi minuti ed ecco un nuovo cartello. Spada nella roccia, con una freccia che invita chiaramente a salire lungo il pendio alla mia sinistra. Tempo di orientare lo sguardo a sinistra e leggo su un cippo ligneo “Luogo del Termine”. Qualche grado ancora più a sinistra ed ecco lì la spada nella roccia, con accanto una evidente croce templare.

La leggenda dei Cinque Confini

Nel dicembre del 1307 cinque templari si trovavano accampati sulle pendici del Terminillo. Il luogo del termine, la vetta che segnava il confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli. Si trattava del Maresciallo del Tempio Guy de La Roche e quattro cavalieri suoi confratelli. Il gruppo era in fuga da settimane. Il Re di Francia Filippo IV; di fronte alla ingombrante potenza economica dell’Ordine, aveva infatti diramato un ordine di cattura di tutti i Cavalieri Templari il giorno 13 ottobre 1307, che era un venerdì. Proprio così, venerdì 13. La superstizione che continua a legarsi a tale data in tempi odierni nasce in epoca templare per ricordare lo sventurato giorno.

Il 22 novembre dello stesso anno, Papa Clemente V, vinto dagli eventi, aveva emesso a sua volta un Decreto che invitava tutti i Principi cristiani ad arrestare i templari.

I cinque cavalieri cercarono di sfuggire alla persecuzione muovendosi verso il Regno di Sicilia, e trovarono temporaneo rifugio sul Terminillo. Ben coscienti di essere braccati, aspettarono il 21 dicembre del 1307, giorno del solstizio d’inverno, per separarsi. Guy de La Roche infisse la sua spada in una roccia. Poi, invocata la giustizia divina, sciolse i confratelli dal giuramento templare. Dopo un ultimo abbraccio e deposti i mantelli nella neve, i cinque cavalieri di dispersero in direzioni diverse, promettendo di non rivelare mai la propria identità.

La loro storia è stata raccontata nel testamento di Fra Bernardo, nuovo nome assunto da Guy de La Roche dopo aver deciso di seguire la regola francescana presso il Santuario della Foresta di Rieti.

Io Bernardo, che fui Guido de’ Roche di Francia de’ duchi di Grecia, nell’anno 74 di mia vita , ne’ l’ora di verità , che per volontà del Signore mio fui povero compagno d’armi di Cristo e del tempio di Salomone e co’ li mie confratelli fugendo sopra li Monti di Rieti. Vedemmo l’orore e furia del boia del Re di Francia. Ne’ la neve, pregammo pei’ fratelli , pel tradimento de’ lo Papa indegno. Ora sorella morte si appressa su questo sajo di povero frate, tengo il segno di Francesco pel mano, ne’ la chiesa Foresta, ove trovai lo rifugio e lo nome novo di Bernardo. Che’ soffio di vita mia, torni a chi dette. Lo pensiero a li confrateli che già stanno nel Signore e mandai a’ quattro venti ne’ lo giorno di Santo Giovanni. Tenni per me, la via stretta di frate Francesco che sola acquietava mio core. Lascio lo sajo ai frati, lo corpo a madre terra e spirito mio a la Spada di pace al monte. Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam”.

Secondo la leggenda i cinque confratelli non si allontanarono di molto. Uno di loro partecipò alla fondazione di Cittaducale. Gli altri si nascosero nelle comunità di Micigliano, Castel Sant’Angelo e Borgo Velino. Sempre secondo la leggenda, finché la spada resterà infissa nella roccia, i 5 Comuni (Rieti, Cittaducale, Micigliano, Borgovelino e Castel Sant’Angelo) che sul luogo del Termine vedono incontrarsi i propri confini, resteranno uniti e invincibili.

È una spada vera?

La storia raccontata da Fra Bernardo, che oggi fortunatamente si trova anche sul web, per generazioni è stata tramandata soltanto oralmente. La famosa spada nella roccia in questo racconto non era però ben chiaro dove fosse, finché due escursionisti del CAI nel 1978 non fecero una sosta in località “Cinque Confini”, come oggi è chiamato il luogo del Termine. Casualmente videro una roccia all’interno della quale appariva conficcata una spada metallica arrugginita. Difficile, data la esposizione agli agenti atmosferici in quota, che si tratti dell’originale. Su un lato si vede l’iscrizione leggibile INIO (In Nomine Iesu Omnipotentis), sull’altro lato si riconosce l’iscrizione A.D. 1307. È plausibile che la vera spada sia stata sostituita con una fedele riproduzione, la cui datazione però non è nota.

Si dice inoltre che sia una spada di pace, pertanto non andrebbe toccata. Il solo entrare nel cerchio magico della Spada porta tradizionalmente fortuna. C’è però chi ritenga sia opportuno sfiorarla.

E i Pianeti?

Alla fine il sentiero del Planetario non l’ho completato, ormai pervasa dalla magia di quell’angolo di Terminillo che non conoscevo. Non saprei dire quanto tempo sia rimasta seduta lì sul prato, senza avere più coscienza dello spazio e del tempo. Mi piace pensare che la credenza secondo cui lo spirito di Guy de La Roche permei chiunque si avvicini alla spada, sia vera.

One thought on “Il Terminillo e la magica spada nella roccia dei Templari”

  1. Che posto magico è l’Appennino,…anceh la spada nella roccia,…questa mi mancava. Ne esite un’altra a S.Galgano in Toscana,…..ma questa è un’altra storia!

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