Durante le trascorse vacanze natalizie ho deciso di acquistare una fototrappola, idea coltivata da tempo, ma attuata solo ora per digerire il 2020. Procediamo per punti e con ordine nella descrizione delle prime impressioni riguardanti questa nuova attività.

L’acquisto della fototrappola.

Il mercato delle fototrappole permette anche al neofita l’acquisto di attrezzatura a prezzi contenuti. Per iniziare, ritengo sia buona norma comprare una fototrappola di livello base e prendervi dimestichezza. Solo successivamente si potrebbe pensare a qualcosa di più costoso e prestante.

Le fototrappole marca Apeman o Victure sono l’ideale, pur avendo dei pro e contro. Pro: costi contenuti, buone prestazioni e pochi problemi qualora venisse persa o, peggio ancora, rubata (pratica purtroppo non rara in questo campo); Contro: angolo visuale di 90°, per cui costringono l’operatore a uno scrupoloso posizionamento e coprono relativamente poco spazio (svantaggi che possono essere ovviati dopo aver acquisito un po’ di pratica e di esperienza); microfono che lascia molto a desiderare; mancanza di un sistema di segnalazione delle accensioni tramite mail o sms (dotazione presente in fototrappole più avanzate e dai costi molto maggiori).

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L’impostazione della fototrappola.

È possibile settare le fototrappole in modo che queste, rilevato un movimento, scattino foto oppure registrino video (o entrambi). Dopo i primi utilizzi, mi sentirei di sconsigliare di impostare la fotocamera in modo che questa scatti prima qualche foto e poi cominci a registrare il video. Infatti, le fototrappole delle marche sopra citate, pur essendo pubblicizzate con tempi di reazione brevissimi (inferiori al secondo), in realtà impiegano almeno un secondo (o più) per iniziare la registrazione. Tempo che, se perso per scattare prima delle foto, potrebbe permettere all’animale ripreso, che spesso è solo di passaggio, di uscire dal raggio di azione dell’obiettivo.    

Inizialmente, inoltre, si dovrebbe optare per una lunghezza delle registrazioni non troppo ampia (20 secondi, ad esempio), con un intervallo tra l’una e l’altra minimo (5 secondi nelle fototrappole Victure).

Prevenzione dai furti e camuffamento della fototrappola.

Quello della prevenzione dai furti è un capitolo doloroso, ma purtroppo bisogna farci i conti, e una delle prime cose alle quali pensare (anche per il neofita) è proprio questa.

Tutte le fototrappole hanno in dotazione una comoda fibbia per il posizionamento di cui occorre verificare la resistenza appena dopo l’acquisto. Qualora si posizionasse la fototrappola in posti molto remoti si potrebbe anche evitare di adoperare delle precauzioni per i furti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi essa va posizionata sì fuori sentiero, ma comunque in luoghi in cui non si può escludere del tutto il passaggio umano. 

Per cui mi sento di consigliare come sistemi antifurto o l’acquisto di un laccio d’acciaio con lucchetto, tipicamente utilizzato per la messa in sicurezza delle bici, oppure un laccio d’acciaio con vite a bloccaggio acquistabile in qualsiasi ferramenta (tipici sono quelli utilizzati per i freni delle biciclette).

Per quanto riguarda il camuffamento, quest’ultimo è necessario non tanto per prevenire i furti (ma non è escluso che serva anche a tale scopo), quanto piuttosto per mascherare il più possibile la presenza dell’attrezzo agli animali ripresi che, notando un particolare diverso dal contesto, potrebbero insospettirsi. Per camuffare bene la fototrappola innanzitutto va scelto un albero in cui sia presente già sulla superficie del muschio, oppure che abbia una conformazione tale da escludere allo sguardo la sua presenza.

Dopodiché contornarla bene con muschio e/o foglie. Si dovrebbe evitare di utilizzare rami, in quanto, soprattutto in estate, dopo poco si seccherebbero e cambierebbero colore rispetto all’ambiente circostante.     

Considerazioni personali.

Devo dire che quella del fototrappolaggio è un’attività molto interessante e, se svolta come tutte le attività in montagna, con un minimo di etica, riserva all’operatore molti spunti di crescita personale.

Innanzitutto, obbliga il fototrappolatore a non considerare l’ambiente montano come un “insieme di cose”, ma a consideralo per quello che realmente è, ossia un ecosistema con delle dinamiche che è necessario sforzarsi di capire se si vuole riprendere qualcosa.

Se, poi, si ha uno scopo in particolare (fotografare una certa specie, per esempio il lupo) è necessario acquisire delle conoscenze minime di comportamento e riconoscimento delle tracce e comprendere se, in una determinata zona, sia presente quel tipo di animale o meno.

Poi, una questione fondamentale: la scelta del punto adatto ove posizionare l’obiettivo; scelta che riassume tutta la serie di considerazioni anzidette e che mette alla prova le capacità dell’operatore.

Per comprendere quali siano i punti adatti quasi certamente si dovranno fare i conti con degli iniziali insuccessi. Un esempio personale: come prima volta ho scelto un punto in quota (seppur non elevatissima), salvo poi capire che in inverno questa non fosse una buona idea: 1) perché con le abbondanti nevicate la fototrappola potrebbe essere ricoperta (cosa poi effettivamente successa); 2) perché gli animali in inverno tendono a scendere nel fondovalle. Tutte considerazioni fatte a mie spese, ma solo dopo le prime esperienze.

Se non si hanno particolari pretese, buoni punti di posizionamento, in generale, possono essere ad delle piccole grotte, pozze d’acqua, piccole radure.

Seguendo queste prime sensazioni, in pochi giorni ho ottenuto qualche piccolo, ma simpatico risultato, che vi mostriamo di seguito.

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