Negli ultimi tempi sempre di più vediamo come la tecnologia sia fondamentale nella ricerca del soccorso in montagna, soprattutto in inverno: ARTVA, RECCO, Georadar, sono solo alcuni dei sistemi che in questi mesi sono stati più volte utilizzati dalle squadre di soccorso che si sono succedute nei tragici eventi. Proviamo ad analizzare quali sono i principi di funzionamento e le tecnologie utilizzate.

ARTVA è l’acronimo di Apparecchio di Ricerca dei Travolti in VAlanga ed è un sistema che utilizza una la frequenza di 457 kHz, trasmessa generalmente da 3 antenne (una per ogni direzione nello spazio) e dove rispetto al passato, si utilizzano ricetrasmettitori molto più precisi che guidano il soccorritore con delle frecce su un display digitale (prima vi era un sistema analogico con segnale acustico). L’acronimo originale era ARVA ma, per una problematica di brevetto registrato da un’azienda europea, si è dovuti passare all’attuale acronimo ARTVA. Ma poco male, i sistemi funzionano tra di loro senza alcun tipo di problema. Il trasmettitore/ ricevitore viene indossato ed attivato in modalità trasmissione: in caso di emergenza, chi soccorre mette il proprio dispositivo in modalità ricevitore e viene guidato verso la vittima sepolta (ci sono delle modalità di ricerca che sarebbe bene imparare con corsi appositamente organizzati). Da non dimenticare che il “trittico” ARTVA, sonda e pala va portato sempre in maniera inscindibile con se: con solo uno o due dei tre componenti non si sarà efficaci nella stessa maniera e con le stesse tempistiche ed il soccorso, come detto più volte, è tempo dipendente…le possibilità di ritrovare vivi i soggetti travolti da una valanga sono molto elevate se l’intervento di soccorso viene effettuato entro 15 minuti (90%) ma, oltre tale intervallo, le probabilità scendono drasticamente. Capiamo quindi quanto sia importante essere in grado di intervenire con un’azione di autosoccorso, efficace solo se si ha tutto l’equipaggiamento ed una buona capacità di eseguire la ricerca.

Ricordarsi sempre: check batterie di funzionamento prima dell’utilizzo (normalmente tutti gli apparecchi fanno un self-check appena accesi) ed è buona prassi anche un check tra i componenti della cordata in modalità trasmissione/ricezione (distanziati si procede ad uno alla volta a commutare l’apparato in modalità ricezione e si verifica il funzionamento tra gli apparati presenti). N.B. Alcuni ARTVA, hanno una piastrina RECCO incorporata che analizziamo nel prossimo paragrafo.

Il sistema RECCO, invece, è stato inventato da Mahnus Granhed in collaborazione con il Royal Institute of Technology di Stoccolma come conseguenza della sua esperienza personale con una tragedia da valanga negli anni ’70 dove perse un amico.
La tecnologia RECCO consente di essere localizzati dai soccorritori provvisti di rilevatore sia in caso di incidente/valanghe sia nel caso in cui ci si perda in mezzo a boschi e montagne. La tecnologia è costituita da due parti: un riflettore che è un sistema passivo quindi non alimentato (piastrina riflettente con un diodo) ed un rivelatore o “detettore” che invia un segnale radar direzionale che una volta colpito il riflettore RECCO, torna indietro indirizzando il soccorritore nella posizione. Mentre le piastrine sono rimaste più o meno identiche nel tempo, i rilevatori hanno subito una notevole evoluzione passando da 16 kg degli originali “R1” al 1,6 kg del “R9” al modello “D1” da elicotteri SAR recentemente introdotto (2014), progettato per scansionare rapidamente grandi aree alla ricerca di una persona scomparsa: volando ad una quota di 100 mt dal suolo, a 100 km/h, riesce a scansionare un’area di 10.000 metri quadrati in 5 minuti. Notevole vero?!

Solo oltre 900 le stazioni sciistiche in tutto il mondo che utilizzano il sistema RECCO e 200 solamente in Italia. Sia il CAI che altre organizzazioni da anni oramai, utilizzano la piastrina riflettente sui loro capi di abbigliamento.

L’ultimo sistema che vediamo e quello che recentemente ha fatto parlare di se nelle cronache degli ultimi soccorsi avvenuti in centro italia. Si tratta del sistema Georadar in 3D, ovvero sistema step frequency per il rilievo del sottosuolo ad alta risoluzione ed alta velocità: non è un sistema nato per il soccorso, a differenza dei due precedenti, ma è stato inventato per mappare il sottosuolo, valutazione della pavimentazione stradale, verifica della presenza nel sottosuolo di ordigni, ecc. ecc.

Il Ground Penetrating Radar (GPR), altro modo di chiamare il sistema, quindi, utilizza un segnale elettromagnetico ad alta frequenza che viene trasmesso nel terreno e i segnali riflessi vengono restituiti al ricevitore e trasformati in immagini. Nella maggior parte dei casi è possibile determinare un intervallo di profondità stimato con precisione basata sul materiale del sottosuolo e sulla frequenza dell’antenna GPR. Per le applicazioni che richiedono una risoluzione più elevata, avremo dettagli ad alta risoluzione fino a circa 1 metro, ma per applicazioni che richiedono una penetrazione più profonda nel terreno, l’esempio delle valanghe, con una frequenza più bassa si può variare da pochi centimetri a decine di metri.

Questi sistemi possono essere utilizzati anche in combinazione (vedi ARTVA e RECCO) per migliorare ed integrare le capacità e potenzialità di ciascuno, il tutto per cercare di intervenire nel minor tempo possibile sulle vittime, ma questo non deve mai farci credere di essere al “sicuro” solamente perché indossiamo un ARTVA con piastrina RECCO: la prudenza e la conoscenza della montagna e dei pericoli che sono insiti in certe attività, deve essere il nostro primo mezzo di salvataggio.

Il contenuto di questo articolo è a titolo prettamente informativo e non costituisce una base sufficiente per poter affrontare in sicurezza la montagna. Si invitano gli interessati a seguire appositi corsi organizzati dai professionisti del settore.

2 thoughts on “Capitolo 8 – Sistemi di soccorso.”

    1. Grazie! Si cerca di contribuire per far accrescere la consapevolezza di cosa possiamo fare per ridurre il rischio. Già solo sapere che una piastrina RECCO da mettere sullo zaino costa pochi € ma può fare la differenza…almeno in alcuni comprensori! Buona Montagna!

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