L’amico Cristiano Iurisci, celebre esploratore ed apritore di itinerari in tutto l’Appennino, soprattutto in luoghi poco turistici, ha scritto per appennino.tv queste note relative all’apertura in team di una nuova via sul Pizzo di Camarda; verrà inserita nel nostro archivio di relazioni alla prima ripetizione da parte dello staff di appennino.tv

Nell’autunno 2017 una foto su facebook del Pizzo di Camarda con una picozza in primo piano mi incuriosisce. A leggere il commento pare che sia appena sceso in doppia dopo aver scalato un tratto di parete. Wow! Contatto Davide Peluzzi (l’autore della foto) e mi faccio dare info e relazione visto che allora stavo concludendo la guida Passi di V: un volume dedicato alle salite classiche su roccia in appennino centrale.

Il Pizzo di Camarda con la traccia della via

Qualche mese dopo mi rompo la caviglia e per pubblicare la relazione sulla guida ho bisogno di qualcuno che ripeta quel tratto di parete. Così nasce il “progetto Camarda”. I primi a tentare nel luglio 2018 furono Licio, Fausto e Fabrizio, ma un volo accaduto al secondo tiro, per fortuna senza troppe conseguenze rimanda tutto di un anno.

Panorama dallo Stazzo delle Solagne a destra il Pizzo di Camarda al centro cima Iaccio del Vaduccio e Cima delle Solagne a sinistra
Appare la parete con la radente luce mattutina che evidenzia le costole rocciose

Nel settembre del 2019 finalmente il progetto prende vita: Stefano (Supplizi) il mio fido compagno di cordata accetta l’invito, e assieme a lui accettano anche Alberto (Osti Guerrazzi) e Mimmo (Domenico Perri). Il primo tentativo (29 settembre) riusciamo a salire 4 tiri, ma i due tiri finali sono chiaramente fuori logica e rimandiamo all’anno successivo per correggere il tiro.

Il tempo durante il primo tentativo nel 2019 non è dei migliori e la parete incute timore

L’estate successiva torniamo io e Stefano che con grande maestria apre il 3° e difficile tiro. Siamo stanchi, il tempo minaccia e scendiamo in doppia. Ad agosto si unisce a noi Nando (di Febo) che tira sui primi tre tiri in modo da agevolare Stefano per l’apertura del 4° tiro.

Stefano però anche questa volta non indovina la via giusta e, anche se aprirà un tiro duro (credo oltre il VI°), appena arrivo sotto al passo chiave del tiro gli comunico che di lì non salgo, e gli chiedo di darmi corda per puntare a sinistra.

Inizio così un traverso che mi porterà ad aprire la parte superiore di quello che sarà poi il 4° tiro ufficiale ma dobbiamo lasciare una corda fissa per poter tornare alla base della parete: la via è troppo “storta” per calare a piombo.

Nelle mie condizioni con la caviglia invalida sarà l’unico tiro da me aperto, ma ne vado comunque fiero perché questa correzione ha permesso di poter proseguire la via cosa che abbiamo verificato nel successivo tentativo con Domenico (Perri) poche settimane dopo.

Ahimè riusciamo a fare appena qualche metro del V° tiro, quel tanto per fare delle foto su cosa ci aspetta oltre. Si scende giù e si deve tornare. Il 10 ottobre si apre una finestra di bel tempo e siamo di nuovo su con Stefano e Nando il quale riesce ad aprire finalmente il quinto tiro.

Nando sale leggero tra lame pericolose e roccia mediocre fino al tetto enorme che sembra sbarrare la strada. Le giornate sono ormai corte. La via non si può concludere nemmeno oggi. Gli comunichiamo di scendere ma lui è spaventato e vuole che io salga ad aiutarlo montare una sosta sicura. L’avanzare su quel tiro con una sosta dubbia tra lame e massi pericolanti mi mette angoscia e, giunto in sosta faccio i complimenti a Nando per il tiro salito.

Sistemata la sosta ne approfitto per buttare giù massi e pietre pericolanti in modo da proseguire più agevolmente per il prossimo tentativo. Siamo ormai al 2021; Stefano è fuori forma, Nando si è rotto il crociato a gennaio per cui è fuori uso, Alberto pure e Mimmo ha pianificato le ferie per il mese di agosto. Ho seri dubbi che nemmeno nel 2021 si riesca a finire.

Intanto contatto Gianluca (Nervegna) per capire come tornare alla base della parete una volta finita la via in quanto, appariva chiaro già dal primo tentativo, in vetta non si può arrivare: 150m di erba ripida e sassi mobili non sono il massimo per raggiungere la vetta!

Già l’estate precedente con Mauro avevamo sceso i ripidissimi prati sommitali per attrezzare le doppie di calata guidati dal basso da un paziente Alberto che a urli e messaggi mi aiutava a correggere la via che avevo ipotizzato essere la linea di discesa, ma non eravamo sicuri di aver fatto tutto in maniera ottimale.

Con l’aiuto di Gianluca siamo riusciti a capire dove potesse uscire la via e abbiamo così salito e attrezzato quello che ipoteticamente doveva essere l’ottavo tiro.

Passano le settimane ma non si concretizza un serio tentativo. Parlando al telefono con Memmo (Guglielmo Fornari) gli parlo di questo progetto. Lui ne pare entusiasta e proviamo ad organizzare. Il 23 di agosto pare la giornata adatta, siamo solamente in due ma confidiamo di farcela.

I primi cinque scorrono relativamente veloci. Il sesto tiro è un rebus. Roccia piena di licheni, in quanto siamo sotto un enorme tetto che ripara dalle piogge.

Memmo parzialmente in artificiale riesce comunque a venirne a capo e uscire fuori su un ripiano erboso. In sosta mi comunica che non capisce come proseguire. Davanti a noi erba, rocce mobili e ginepri. Parto io che avevo ben studiato (in teoria) quel tratto, superati 15m di traverso giungo sotto al “dado” che supero facilmente e proseguo in traverso fino alla base dell’ottavo tiro che avevo già salito con Gianluca.

Sono le 18. È tardi ma so che quest’ultimo tiro non sarà un problema per Memmo che è una certezza grazie alla sua esperienza e bravura. Alle 18:40 siamo a fine via. Neanche il tempo per un autoscatto che butto giù le corde per scendere in doppia: è tardi e se si impiglia una corda si fa notte.

Alle 20.20 siamo alla base della parete a riprendere del materiale, un veloce autoscatto e poi giù, andando incontro alla notte ormai già avanzata. Stanchi e soddisfatti alle 22 arriviamo al rifugio Fioretti e poco oltre alla macchina. Domenico Picco (il rifugista) non c’è, di solito è lì che ci attende offrendo sempre qualcosa. Il nome della via non può che essere Kamarda Friends, ovvero amicizia e Camarda, dedicata al lavoro di squadra durato tre anni e all’amicizia che ci ha unito e permesso di raggiungere lo scopo altrimenti credo impossibile.

Memmo e Cristiano, autoscatto alla base della parete dopo la 1° salita della via

Dati tecnici: 

260m, ED-, 8 tiri, V+ obb

Roccia mediamente da discreta a buona, localmente anche ottima ma con tratti mediocri (specie sul molto facile).

Via per cordate con esperienza e con un buon livello tecnico. Dopo il 5° tiro è quasi impossibile scendere dalla parete.

L1 42m V/V+

L2 40m V+ passo VI-

L3 40m V+/VI

L4 45m IV+/V+ passo VI

L5 40m V+/VI-

L6 23m VI passo VII/A0

L7 45m tiro tratto collegamento, IV/V-

L8 30m V+, passo VI+

Note per i ripetitori:

La via è parzialmente attrezzata con soste realizzate a chiodi cordoni e spit. La linea non è completamente disgaggiata, e le soste di calata non sono a norma.

Per una ripetizione occorrono friend e qualche chiodo. Attualmente è presente una corda fissa al 5° tiro che permette di rientrare in doppia. Per una relazione si suggerisce di contattare l’apritpore. La via, seppur attrezzata, non è una via sportiva e necessita molta esperienza.

One thought on “Kamarda Friend, la storia di una via aperta da un gruppo di amici”

  1. Una bellissima storia di alpinismo autentico, ci voleva la tenacia e la capacità di interpretare una parete di Cristiano per portarla a termine. E una dimostrazione del fatto che anche in Appennino ci sono ancora luoghi e pareti da scoprire.

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