E’ con grande piacere che abbiamo intervistato Giacomo Bertagnolli, sciatore ed atleta delle Fiamme Gialle nonchè portabandiere italiano alle paralimpiadi invernali 2022

Giacomo Bertagnolli e Andrea Ravelli

Buongiorno Giacomo grazie del tempo che ci hai concesso. Incomincerei con il chiederti di presentarti ai nostri lettori

Buongiorno a tutti sono Giacomo Bertagnolli, atleta di sci alpino paralimpico delle Fiamme Gialle. Gareggio da diversi anni, da quando ho 13 anni, nella categoria ipovedenti essendo nato con una disabilità visiva.

Nonostante la tua giovanissima età la tua carriera è già ricca di successi, ci racconti come nasce questa tua passione e come l’alleni? Hai altre passioni legate alla montagna? Hai mai sciato in Appennino?

Io ho iniziato a sciare da piccolissimo, 2 anni e mezzo, ma sono diventato agonista a 13 anni quando ho scoperto il mondo dello sport paralimpico. Prima per me lo sci significava esclusivamente divertirmi con gli amici sia in neve fresca, sia in pista. L’arrivo all’agonismo ha tirato fuori il meglio di me come atleta, data la voglia di dimostrare quanto valgo. L’enorme spirito competitivo che ho mi ha dato la possibilità di ottenere già grandissimi risultati.

Amo la montagna in tutta la sua totalità, sin da bambino ho praticato l’arrampicata e l’escursionismo avendo la fortuna di vivere in uno dei posti più belli del mondo a livello naturalistico. il Trentino!. Lo scorso anno, come tanti altri, mi sono avvicinato allo sci alpinismo e devo dire che è nata una nuova passione!

Sulle montagne dell’Appennino non ho avuto ancora il piacere di sciare, ma sicuramente non mancherà l’occasione. Sono vette bellissime che meritano di essere vissute.

I tanti trofei vinti da Giacomo Bertagnolli

Essere scelti come portabandiera alle paralimpiadi sicuramente deve essere la più alta gratificazione per un’atleta, un riconoscimento per una lunga carriera frutta di sacrifici. Tu sei molto giovane, come ti senti ad essere già arrivato a questo livello?

Sicuramente è un’emozione enorme poter portare la bandiera all’apertura dei giochi paralimpici di Pechino, non vedo l’ora! Però adesso quel che è importante è continuare a prepararsi come ho sempre fatto.

Le ultime paralimpiadi, quelle in Corea, per me sono andate molto bene, 4 medaglie al collo e l’onore di portare la bandiera alla cerimonia di chiusura.

L’essere stato scelto per portarla in apertura, mi da una grandissima spinta per continuare ad allenarmi e a far sempre meglio.

Gacomo Bertagnolli e Sofia Goggia, i due portabandiera per l’Italia

Lo sci alpino paralimpico si divide in tre tipologie sulla base della disabilità riconosciuta pur mantenendo le medesime discipline di quello non paralimpico: discesa libera, super G, slalom, Gigante, Supercombinata e la nuova Parallelo. Il regolamento per gli atleti ipovedenti prevede la presenza di un secondo sciatore: la guida. Un’atleta che, analogamente ad un navigatore di rally aiuta lo sciatore a leggere il tracciato. Come si sceglie e come ci si allena con quella che a tutti gli effetti diventa una vera e propria estensione di sé?

Esatto io scio con una guida davanti che mi aiuta a “vedere” la pista, a leggere quelle che sono le caratteristiche di ogni porta e a evidenziare eventuali ostacoli dati dal passaggio di altri concorrenti. Con lui comunichiamo tramite una radio, ma sono comunicazioni istantanee, dato che sciamo veramente a pochi decimi di secondo l’uno dall’altro.

Le difficoltà non si fermano solamente alla velocità di recezione, ma anche a mantenere la distanza sincronizzata tra di noi. Per far ciò l’affiatamento è fondamentale: se non ci fosse non si potrebbe gareggiare.

Per questo motivo la scelta della guida è strettamente personale. Io scio con Andrea Ravelli, istruttore nazionale di sci, con il quale alleno anche il livello tecnico.

L’atleta in una gara di slalom speciale

Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?

Per il mio futuro punto a dare il massimo in questa coppa del mondo e i mondiali, saltati lo scorso anno causa covid.

Tuttavia, il vero obiettivo restano le olimpiadi di Pechino.

A lungo termine l’obiettivo sono le olimpiadi di casa, quelle di Milano-Cortina, un appuntamento fondamentale per me.

Prima di salutarti, quali sono i suggerimenti che vorresti dare alle persone che credono che alcuni sport possano esser loro preclusi a causa di loro disabilità?

Sin da bambino ho praticato tanti sport diversi, sono una persona che ha sempre cercato di risolvere i problemi e non a fuggirli. La forza di volontà è fondamentale in questo. La voglia di far ciò che mi piace e non quello che mi viene consigliato è ciò che mi ha spinto e deve spingere le persone, a vivere al massimo lo sport.

Il mio consiglio, quindi, è quello di provare senza paura e trovare lo sport che più vi soddisfa a livello personale.

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