Nella giornata di ieri, l’Emilia-Romagna, proprio con l’incipit “Là dove una volta c’era il mare”, ha annunciato di aver scelto 7 siti dell’Appennino emiliano-romagnolo, proponendoli per la candidatura a Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco.

Lo scopo dell’operazione lo sintetizza l’assessore regionale a Montagna, Parchi, Forestazione e Programmazione Territoriale e Paesaggistica Lori Barbara: sono “luoghi straordinari dal grande valore ambientale e turistico”.

Questa iniziativa coinvolge le province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna. Stiamo parlando di Alta Valle Secchia; Bassa Collina Reggiana; Gessi di Zola Predosa; Gessi Bolognesi; Vena del Gesso Romagnola; Evaporiti di San Leo e la zona dei gessi della Romagna Orientale.

Dopo il via libera in Giunta regionale alla proposta di candidatura del “Carsismo nelle Evaporiti e grotte dell’Appennino settentrionale” alla World Heritage List Unesco, la stessa verrà trasmessa al ministero della Transizione ecologica. Poi seguirà l’inoltro ufficiale all’agenzia dell’Onu.

I luoghi prescelti sono già ampiamente riconosciuti e protetti anche dal punto di vista ambientale. Assieme raggruppano una area di oltre 3600 ettari già in parte tutelate da leggi regionali, nazionali e internazionali; ma un riconoscimento dell’Unesco potrà derivare un’ulteriore, importante opportunità di valorizzazione.

In particolare oltre il 96% del territorio “cuore” della proposta rientra già nella Rete europea Natura 2000 e il 71% è incluso in cinque aree protette: il Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano; il Parco Regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa; il Parco Regionale Vena del Gesso romagnola; il Paesaggio protetto Collina Reggiana; la Riserva Regionale di Onferno istituita nel 1991, conclude la nota della Regione Emilia-Romagna.

Ma perché la Val d’Arda con il suo Parco dello Stirone e del Piacenziano è rimasta esclusa? Dal nostro punto di vista infatti il progetto poteva essere un modo per onorare tutta la regione e valorizzarne il territorio, oltre che una grande opportunità di rilancio turistico che alla parte nord delle regione “SERVE COME IL PANE”.

Ma alla fine, chi sono io per discutere, capire, giudicare; sono solo un povero geologo e guida AIGAE che si occupa di turismo ed accompagna da più di dieci anni in quelle zone e che ha visto costantemente diminuire il flusso dei turisti.

Questa si dimostra ANCORA una occasione persa (chissà quante altre ci saranno, e SE ci saranno) per questi territori.

Si poteva con questa iniziativa intercettare fondi -si parla di UNESCO non della parrocchia di Ripatransone, senza offesa – intercettare turisti……..finalmente un nuovo flusso di turisti più curiosi e più istruiti i quali generalmente risultano anche più FACOLTOSI.

Ma per far ciò bisogna attivare delle risorse che vanno oltre quelle materiali; bisogna essere aperti di mentalità e meno passivi nel attendere che i turisti (che sono a tutti gli effetti clienti PAGANTI) ti cadano in braccio e/o sull’uscio dello IAT.

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