La notizia era nell’aria da diverso tempo, infatti poco prima della pandemia da Coivd-Sars 2 al museo di storia naturale di via Scalabrini a Piacenza, era stata fatta un mini mostra per presentare primi risultati.

Adesso è ufficiale, Leonardo da Vinci aveva ha scoperto la vera natura dei fossili e lo aveva fatto usando il nostro bellissimo appennino come laboratorio.

Questa é la rivoluzionaria conclusione raggiunta in un nuovo studio condotto da un team internazionale di scienziati guidati dal Andrea Baucon (Università di Genova), Fabrizio Felletti (Università Statale di Milano), Carlos Neto de Carvalho (Naturtejo Global Geopark/Istituto D. Luiz, Portogallo) e con il supporto di Girolamo Lo Russo (Museo di Storia Naturale di Piacenza).

Lo studio è stato pubblicato anche sulla prestigiosa rivista Rips ; “Abbiamo scoperto il luogo dove è nata la paleontologia – ha spiegato Baucon – ed è nata nell’appennino piacentino“.

Questo risultato è stato possibile confrontando i codici di Leonardo con il registro piacentino dei fossili. Baucon ha studiato sistematicamente i codici di Leonardo, scoprendo un passo dimenticato del Codice Leicester.

In questo passo Leonardo descrive curiose forme nella pietra, interpretandole correttamente come icnofossili, ossia come tracce fossilizzate del movimento di antichi animali.

“È stata un’emozione incredibile scoprire che Leonardo aveva intuito la vera natura degli icnofossili – ha detto ancora Baucon -: questi sono i fossili più difficili da comprendere, basti pensare che fino alla prima metà del 1900 gli scienziati li interpretavano erroneamente come alghe”.

Nel Codice Leicester, Leonardo ha pure intuito la natura organica delle cosiddette ‘conchiglie pietrificate’, ossia i resti fossili di antichi molluschi che i contemporanei di Leonardo vedevano come curiosità inorganiche.

Nel nuovo studio, gli scienziati descrivono un sito paleontologico da poco venuto alla luce nei pressi del torrente Chero: ‘Pierfrancesco’ ricchissimo di icnofossili di organismi vermiformi.

sito fossilifero chero pc

Questo nuovo sito si trova a poca distanza da Castell’Arquato, dove nel locale museo di Storia naturale sono conservati resti di molluschi fossili, resti di vertebrati, balene e delfini.

“Tutti i cinque vincoli di da Vinci sono soddisfatti – ha ribadito Baucon -: Leonardo ha indicato un’area tra Parma e Piacenza, montuosa, ricca di molluschi fossili, e con due tipi diversi di icnofossili, ossia perforazioni su gusci e tracce di organismi vermiformi tra gli strati”.

Questa ultima scoperta dimostra che ancora oggi dopo oltre 200 di studi, ricerche e scoperte il nostro meraviglioso Appennino può essere un laboratorio a cielo aperto per rilanciare un “sapere nuovo” che di nuovo ha solo la riscoperta del sapere, accessibile a tutti, a pochi chilometri da casa.

One thought on “Ancora fossili, ancora Leonardo, ancora Appennino”

  1. Grazie x la recensione e l’aiuto nella divulgazione.
    Presto nuova interessante mostra sul tema.

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