Oramai conosciuto come l’esploratore delle Anime che popolano i nostri Appennini il Grandissimo Appenninista Francesco Mancini del Consiglio Direttivo Club 2000m e del Club Alpino Italiano nella nuova sottosezione “Alta Valle dell’Aterno“   (https://www.esplorandox.it/)  intervista in esclusiva per appennino.tv uno di quei nascosti personaggi di montagna che molto avrebbero da raccontare per l’esperienza acquisita sui settori morfologici esplorati di tutta la catena morfologica che percorre l’Italia da NORD a SUD.

Michele Tagliacozzo e Francesco Mancini in uno dei TERZI TEMPI organizzati dal GRUPPO MINIMO

Nella ricerca delle “Anime d’Appennino“ che caratterizza il mio modo di vivere i monti colgo l’occasione di questo particolare traguardo raggiunto da una di quelle persone che gran parte del mondo legato alla montagna non conosce. Lo si potrà vivere Sabato 19 Novembre 2022 in occasione della Riunione Annuale del Club 2000m in collaborazione con il Club Alpino Italiano di Lanciano dove sarà uno dei relatori fra i “Racconti di Alpinismo in Appennino“ tema della serata che sto organizzando con l’apporto di Fabio Sireni membro del Direttivo della sezione Abruzzese.

La prima volta che ho visto MICHELE TAGLIACOZZO è stata durante la Quinta Serata Sociale del Club 2000m svoltasi ad Assergi de L’Aquila il 7 Dicembre del 2013. Anche se mi sono soffermato nel giorno del ritiro del Suo scudetto per aver raggiunto TUTTE le Cime Over 2000m il 22 Novembre 2014 quando ho iniziato ad organizzare le Riunioni Annuali del Club quell’anno a Rosciolo dei Marsi con la collaborazione del C.A.I. di Avezzano nella persona del Direttivo Fabio Antifora.

Michele Tagliacozzo riceve a Rosciolo dei Marsi dal Presidente del Club 2000m Giuseppe Albrizio il 22 Novembre 2014 lo scudetto per aver raggiunto TUTTE le Cime OVER 2000m dell’Appennino Italiano

Ma il vero rapporto nasce nel 2017 realizzando insieme una lunga serie di ascese alpinistiche invernali finalizzate al “Progetto 4000m“ tenuto da ALTA QUOTA LIVE THE MOUNTAINS di Roma. Dai suoi racconti e nelle uscite ideate in prima persona, anche insieme a MAURO PANCALDI, scopro che MICHELE è uno di quei personaggi che non essendo social non lascia traccia pubblica della vita dedicata a questo eccezionale elemento. Direttore di escursione del Club Alpino Italiano di Pietracamela progetta le uscite private come comandante del suo gruppo denominato “MINIMO”. Inoltre ha anche il merito di essere riuscito a trasmettere la passione al figlio TOMMASO grazie alla moglie MARZIA che ha amorevolmente compreso che era difficile fermare la totalizzante passione del marito. Ci vuole molta pazienza per donare agli altri, anche 2 volte a settimana gratuitamente, tutta la logistica volta al raggiungimento degli obiettivi raggiunti in questi decenni.

Francesco Mancini insieme a Michele Tagliacozzo sulla Cima Occidentale del Gran Sasso D’Italia nel 2017

Il 10 Aprile 2022 sul gruppo montuoso nel PNALM dell’Aremogna MICHELE raggiunge 2 traguardi importanti che non sono legati a concatenamenti ma al raggiungimento di cime dei seguenti settori montuosi: Alpi Pennine, Alpi Cozie, Alpi Venoste, Otztaler Alpen, Isole Canarie, Alpi Retiche, Alpi Aurine, Alpi Breonie, Alpi Austriache, Dolomiti, Etna, Alpi Marittime, Alpi Giulie, Prealpi Lombarde, Prealpi Trentine, Alpi Apuane, Monti Lattari, Monti Aurunci, Monti Ausoni, Monti Sabini, Monti Prenestini, Monti Lucretili, Monti Ruffi, Monti Lepini, Monti Picentini, Monti Carseolani, Monti del Cicolano, Monti Gemelli, Monte Alburni, Gruppo Cucco/Catria, Monti Pizi, Orsomarso, Monti Alta Valle dell’Aterno, Aspromonte, Appenino Tosco Emiliano, Appennino Calabro-Lucano, Monti del Matese, Appennino Centrale. Oggi Michele ha raggiunto non solo le 1000 CIME di TUTTE le montagne d’Italia ma anche le 200 INVERNALI OVER 2000M di tutto l’Appennino.

Quota 1850 nei pressi di PIZZO ALTO dell’Aremogna Il festeggiamento preparato da Francesco Mancini per le 1000 Cime di Michele Tagliacozzo

Una celebrazione del genere necessitava di una ascesa importante che oggi ha rispecchiato tutti i canoni di dura montagna. In un clima completamente invernale, nonostante la stagione, abbiamo usato tutti gli strumenti fondamentali per una uscita che ha visto anche delle notevoli difficoltà di natura tecnica salendo da Nord uno dei canali che porta direttamente sulla Serra delle Gravare accanto al Monte Greco. Partiti dalla base degli impianti da sci di Monte Pratello (chiusi) la recente nevicata notturna si è aggiunta al forte vento ghiacciato che non ci ha lasciato tregua per quasi tutto il giorno. Attraversato tutto l’altipiano che divide i Monti dell’Aremogna dalla catena del Monte Greco fino all’infinito traverso in quota che porta, tramite la sconosciuta Valle del Chiarano, all’altopiano delle 5 miglia per chiudere un anello che ci ha visto protagonisti per 11 ore fra ciaspole, ramponi e piccozza. Sulla Cima, nei pressi di Pizzo Alto/Crete Rosse, si sono festeggiate, con lo speciale dono che ho preparato, le 1000 CIME mentre sulla Cima di Serra delle Gravare, come Direttivo del Club 2000m, ho consegnato idealmente lo scudetto delle 200 CIME INVERNALI. Un plauso ai presenti che non sono voluti mancare a questa straordinaria giornata. Il Grandissimo Appenninista JACOPO PIETRINFERNI con la sua fortissima MARIKA, la “meravigliosa“ MIMMA CREDENTINO, la storica guida ALBERTO AVERARDI, la oramai alpinista ILARIA con la nuova e tenace CATERINA TOPAZIO.

Quota 2104m Autoscatto per festeggiare le 200 CIME INVERNALI OVER 2000M di MICHELE TAGLIACOZZO con da sinistra in basso CATERINA TOPAZIO, FRANCESCO MANCINI, ALBERTO AVERARDI, MIMMA CREDENTINO, MARIKA, ILARIA, e JACOPO PIETRINFERNI

Tornati alle auto di notte alle 20.30, dopo il necessario cambio, non è rimasto che finire con un eccezionale TERZO TEMPO con bottiglie di vino rosso offerte dal festeggiato presso il Ristorante/Pizzeria LA FATTORIA presso Roccaraso per tornare a Roma, a causa del lungo viaggio, all’una di notte. Vai Michele… dopo esser salito su TUTTE le cime inserite nell’albo sia del Club 2000m che del Club 1900m di TUTTO l’Appennino Italiano. Dopo vari 4000m, e 3000m di Alpi e Dolomiti ora anche il nuovo progetto di raggiungere tutti i 1800 metri sparsi in Italia per coltivare e trasmettere agli altri il Tuo immenso desiderio di natura.


ITINERARIO: Percorsi Km 23 per dislivello complessivo salita 1270m – Base Impianti Monte Pratello di Roccaraso 1285m, Cima di Pizzo Alto/Crete Rosse 1850m, Cima di Toppe del Tesoro 2141m, Altopiano verso il Monte Greco 1700m, Cima di Serra delle Gravare 2104m, Cresta Nord-Ovest 1950m, Valle del Chiarano 1700m, Impianti Lago D’Avoli 1600m, Base Impianti Monte Pratello 1285m


Questo articolo non è altro che un piccolo segno di riconoscimento che voglio dedicare a colui che mi ha sempre riservato un affetto e una stima particolare dimostrata in ogni occasione tanto da voler accettare anche questa intervista finalizzata alla scoperta dei suoi pensieri.

Ciao Michele…la mia amicizia con Te nasce grazie al Club 2000m nel 2014: da quel giorno ho avuto modo di conoscere la Tua infinita passione che probabilmente era innata ma in realtà quando sei salito sulla Tua prima montagna da piccolino?

Da sempre, coi miei genitori, si facevano villeggiature in montagna. A livello di testimonianze, esiste una foto di me piccolo, dell’agosto 1966 (avevo quindi neanche 3 anni) scattata durante una vacanza a Cogne, in Val d’Aosta, in cui cammino lungo un viottolo, nella direzione (si fa ovviamente per dire) del Gruppo del Bianco, che appare alto e maestoso sullo sfondo. Una foto alla quale mi piace dare il titolo di “il mio destino”.
I ricordi di cime salite partono invece dal 1971, in Dolomiti, con le salite al Nuvolau (2575) ed ai 3152m del Piz Boè, memorabile quest’ultima forse per il fatto che mio padre mi premiò con ben 500 lire (che allora significavano 50 pacchetti di figurine !!!)

Il destino di Michele Tagliacozzzo ” Cogne (AO) Agosto 1966

Noi due sappiamo bene che questo elemento naturale crea una dipendenza esistenziale: Quando hai cominciato a capire che questo elemento era diventato il fondamento della Tua vita ?

La passione è nata grazie appunto alle vacanze familiari. E poi cresciuta e ripresa alla fine degli anni ’80, grazie anche ad una sorta di “reunion” con i compagni di montagna dell’infanzia, organizzando una vacanza in Dolomiti, dalla quale presi poi lo spunto per ideare e realizzare un “giro di rifugi”, un trekking di più giorni, sulla falsariga delle Alte Vie delle Dolomiti (anche se io prediligo i grandi “anelli”). Da allora, e quindi da più di 30 anni, il “giro di rifugi” è ogni anno appuntamento fisso, ogni volta in zone e con percorsi diversi, anche se la “parte del leone” è stata sempre delle Dolomiti, con particolare riguardo alle ferrate. Nel frattempo l’attività si è andata ampliando anche nei weekend, iniziando l’esplorazione dell’Appennino, con le uscite invernali, i 2000, la ricerca di itinerari e percorsi nuovi. Gli ultimi 20 anni sono stati i più intensi, e quelli per i quali si può forse maggiormente parlare di “dipendenza esistenziale”.

I compagni di montagna “ in una delle ultime vacanze insieme coi genitori: Michele Tagliacozzo è con la camicia chiara sotto il cartello, nel gruppo dei Cadini di Misurina (BL) 1979 (?)

Vista l’incredibile moltitudine di settori montuosi esplorati in tutta l’Italia, da Nord a Sud dello stivale, come hai fatto a conciliare questo impegno (che, come sappiamo, sottrae molto tempo) a quello da dedicare obbligatoriamente alla famiglia ?


Devo dire di essere stato molto fortunato. Per aver trovato Marzia, mia moglie e compagna di vita, donna di grande visione ed intelligenza, che ha ben saputo testimoniarmi il suo amore, andando oltre la condivisione di esperienze in montagna (tante volte anche noi due soli), e lasciandomi ampi margini per dare spazio a tutte le mie passioni. Ma anche per essere riuscito (e qui mi prendo qualche merito) a coinvolgervi oltre inizialmente a lei, con la nascita di nostro figlio, anche l’intera famiglia: tante villeggiature insieme in montagna, diverse gite portandomi Tommaso piccolissimo sulle spalle; e poi, a partire dai suoi 5 anni, organizzando, insieme ad amici con figli coetanei una versione “per bambini” del “giro di rifugi”, cercando ovviamente di calibrarne lunghezza e difficoltà delle tappe alle loro capacità, ed itinerari che potessero interessarli e stimolarli: qualche ferratina più facile, le postazioni della Grande Guerra sulle Dolomiti… Insomma, è stato un successo: i bambini, ogni anno sempre più ragazzi, si sono notevolmente divertiti…e noi con loro. Sono orgoglioso di aver condiviso con mio figlio numerose “imprese” (virgolette d’obbligo) alpinistiche, che alla sua età io avrei potuto solo sognare. Faccio solo 2 esempi:

  • il Piz Boè da lui salito (ovviamente in conserva con me) a 6 anni per la non banale Ferrata Vallon. Io a 7 mi ero accontentato della normale dalla Forcella Pordoi
  • l’Adamello salito da noi due in cordata in autonomia: aveva 12 anni…Alla sua età mi ero potuto permettere su ghiacciaio il Similaun (purtroppo la mummia l’ha trovata successivamente qualcun altro…), ma con la guida, oltre che con mio padre.

Ora ha 20 anni, è in una fase in cui, com’è normale, mi segue (anzi dovrei dire ormai “mi precede”) molto meno; ma credo di avergli lasciato più di qualcosa, di ricordi, ma soprattutto di esperienza e capacità che, nel momento in cui vorrà, gli permetteranno di arrivare ben oltre (non ci vuole poi tanto) dove sono arrivato io

La Famiglia Tagliacozzo in un Bivacco in sudtirolo

Conoscendo le Tue capacità intellettuali hai in progetto di scrivere un libro che possa raccogliere i racconti e le emozioni che hai vissuto ?


Mi considero, oltre che un men che mediocre alpinista, uno dei tantissimi escursionisti, forse con un’esperienza leggermente sopra la media, e una buona conoscenza, in particolare dell’Appennino, delle Dolomiti e dell’Alto Adige. Ma comunque uno dei tanti.
Non credo quindi che le mie emozioni (pur certamente significative ed importantissime per me) ed i miei racconti possano risultare di particolare interesse, al punto di meritare addirittura la pubblicazione di un libro, la cui stesura dovrebbe oltretutto fare i conti con le mie scarse qualità artistico/letterarie.
La risposta dovrebbe essere quindi no; con l’unica riserva forse di scrivere magari una guida…Chissà? Difficile però trovare una zona o una tipologia, al cui riguardo non ne esistano già diverse. E poi…nessuno me l’ha mai proposto

Michele e il piccolo Tommaso

Dall’alto della Tua esperienza cosa pensi di quella parte di appassionati che criticano i sodalizi come il Club 4000m, il Club 2000m e da poco il Club 1900m non concependo l’esistenza di un albo che individui le cime con determinate caratteristiche che racchiudono e permettono la realizzazione di un progetto ?


Posso dire che tipo di esperienza sono state per me quella del Club 2000m e del Club 1900m (di 4000m ne ho fatti veramente troppo pochi, per dire di appartenere al Club; al massimo posso fare una timida comparsata nel Club dei 3000m delle Dolomiti). L’ho vissuta come stimolo ad esplorare cime, e quindi zone, montagne, itinerari nuovi; davvero come un percorso di scoperta. Tante sinceramente non mi sarebbe neanche mai venuto in mente di salirle. Una grande e bellissima avventura, dunque, e una sfida ed una competizione con me stesso. Magari con una piccola e forse giusta dose di narcisistico compiacimento, nel raggiungere e dare notizia (in ambiti peraltro estremamente circoscritti; permettimi di rivendicare la mia orgogliosa assenza dai social) dei vari traguardi. Assai meno ho vissuto l’aspetto competitivo, dell’occhio fisso alle classifiche, anche perché il tutto va relativizzato: è chiaro che se uno può uscire tutte le domeniche abbia più cime di chi può farlo una volta al mese; che uno scialpinista abbia più invernali di un ciaspolatore; che un sessantenne, da sempre assiduo, sia più avanti di un giovane agli inizi. L’importante, almeno per me, è non prendersi troppo sul serio, e, da grande dissacratore, penso forse eccessive e ridondanti, tante esternazioni celebrative ed i toni addirittura epici usati sovente su social o siti internet. Naturalmente esisterà pure quello con l’”ossessione della crocetta” o con l’approccio iper competitivo, ma non riesco a vedere che male possa fare (a me o in generale), in fin dei conti. Credo che tante critiche siano fatte in maniera sommaria, erroneamente generalizzata e stereotipata, in qualche caso con sottintesi complessi di superiorità. Ma anche queste sono libere e riesco a conviverci perfettamente.

Michele Tagliqacozzo Sul ghiacciaio della Wildspitze – Oztaler Alpen (Austria) Agosto 2001

Hai realizzato il cambiamento non solo naturalistico di questa realtà: cosa ne pensi di questa pletora di divieti che nell’ultimo periodo gli enti gestionali del territorio come i vari comuni e i Parchi stanno imponendo senza ragionare sulla negatività della loro comportamentistica ?


Su questo tema davvero si potrebbe scrivere un libro, ed è difficile essere sintetici, tanto ci sarebbe da dire.
Diciamo che sono perplesso e contrariato da un approccio al tema della sicurezza in montagna basato sulle ordinanze di chiusura indiscriminata, addirittura stagionali, di intere aree; e su una normativa, peraltro estremamente fumosa e di controversa interpretazione, che prescrive il mero possesso solo di alcune (e non anche di altre, ben più fondamentali nelle stesse condizioni) dotazioni, senza che ne sia prevista e verificata oltretutto la capacità di utilizzarle. Il messaggio che si rischia di far passare è “con ARTVA, pala e sonda posso andare anche con rischio valanga 4, tanto in caso me ne tiro fuori”… La cifra della sicurezza è quasi sempre fatta dall’esperienza (che vuol dire anche approcciarsi a qualsiasi montagna con umiltà e rispetto, oltre a un’attenta valutazione delle condizioni ogni volta) e dalle capacità tecniche, oltre sì al possesso di attrezzature, ma unito però alla capacità di utilizzarle.
Molto meglio quindi puntare sull’informazione e sulla promozione di una cultura della montagna, sul controllo diretto preventivo e non solo repressivo in loco. Tante volte può essere più efficace un bonario “cazziatone” del soccorso alpino, di un rifugista o semplicemente di qualcuno più esperto o avveduto, di cento divieti. Analoghe perplessità mi suscitano molte restrizioni imposte in aree protette. Si ha talvolta la sensazione di un approccio decisamente “talebano”, come quando si viene fermati (accaduto a me di recente) in pieno inverno nel PNALM dai guardiaparco, appostati all’addiaccio (poveretti), per controllare che nessuno delle sparute pattuglie di alpinisti abbandonasse il sentiero (peraltro abbondantemente coperto dalla neve che ne nascondeva traccia e segnaletica).
Sarà forse per la mia scarsa competenza specifica, ma, di fronte all’ intransigenza nei confronti di pochi escursionisti a piedi (fatico a trovare un approccio alla natura più soft del nostro), non posso fare a meno di irritarmi, quando poi mi capita di incontrare indisturbati motociclisti in cima al Sirente, o di apprendere che vengono favoriti o semplicemente non osteggiati, progetti di nuovi impianti sciistici, anche in aree protette.

Michele Tagliacozzo sulla Cresta finale M. Pelmo (Dolomiti – Agosto 2016)

Ci sono delle persone alle quali sei particolarmente legato che vuoi ringraziare per quello che Ti hanno trasmesso non solo a livello materiale ma soprattutto a quello spirituale ?


Qui è forte il rischio che, pur compilando una sorta di elenco telefonico, si finisca per dimenticare colpevolmente qualcuno. Mi limito a fare solo pochissimi nomi: quello di mio figlio Tommaso e di mia moglie Marzia, di cui ho già parlato; quello di mio padre Guido e di mio zio Roberto Tagliacozzo (purtroppo scomparso da molti anni), che posso considerare i miei primi maestri di montagna e numi ispiratori; e quello infine di Claudio Bordi, amico e (primissimo) compagno di escursione di tutta la vita, da quando nel 1969 avevamo 5 anni, che prendo anche a simbolo per riferirmi anche tutti gli altri, i tantissimi, che, per poco o tanto tempo, in tempi lontani o recentissimi, in maniera più o meno assidua, mi hanno accompagnato in tutti questi anni. Da ognuno ho ricevuto qualcosa. Mi riferisco davvero a tutti: la “vecchia guardia” delle vacanze coi genitori, i miei fedelissimi del Gruppo Minimo, gli amici dei Cai di Palestrina e di Pietracamela, e dei Club 2000m e 1900m; e quelli infine del gruppo di Alta Quota, fra i quali faccio l’ulteriore eccezione di ringraziare Massimo Sala, Francesca Granieri e Silvio Orazzini, per aver tentato, generosamente e….disperatamente, di migliorare il mio livello tecnico di alpinista. Naturalmente non posso mancare di ringraziare a vario titolo Te, Francesco, anche per questa tua iniziativa.

Con Claudio Bordi sul Gruppo dei Monzoni (Dolomiti – agosto 2009

Dopo aver raggiunto questo traguardo quali sono gli altri orizzonti in itinere ?


Naturalmente proseguire l’escursionismo di ricerca in Appennino, e continuare la tradizione del “Giro di rifugi”: quest’anno saremo probabilmente in Austria, nella zona del GrossGlockner, negli Alti Tauri.
A livello di progetti proseguono quello dei 2000 invernali, e quello, ambizioso, dei 1800 dell’Appennino, dei quali non esistono elenchi “ufficiali”, e in cui quindi il “gioco” è anche quello di individuarli e, in molti casi, anche capire come arrivarci: tante di queste cime non sono raggiunte da sentieri e di alcune neanche esistono relazioni o info.


Come nasce il GRUPPO MINIMO che oramai da tanti anni conduci, gratuitamente, in collaborazione con il Grandissimo Appenninista e fotografo naturalista MAURO PANCALDI ?


Direi che nasce da un primissimo gruppetto di amici appassionati di montagna, al quale man mano si sono aggiunti altri, anche tramite “passaparola” . E questo siamo sempre rimasti: un gruppo di amici, di cui sono sostanzialmente l’animatore e promotore. Nel 2013 ho conosciuto Mauro Pancaldi, che si è inserito, ed è rapidamente diventato ulteriore riferimento, con autorevoli e qualificate proposte e progettualità; nonché, in sostanza, il volto serio del gruppo, mentre io…insomma chi mi conosce lo sa….

Con Mauro Pancaldi

Sei anche Direttore di Escursione per il Club Alpino Italiano di Pietracamela: come mai non hai mai ufficializzato le Tue capacità partecipando ai corsi organizzati per diventare Accompagnatore ufficiale presso la Regione, il C.A.I., FederTrek o altre Associazioni ?


Da un lato mi piace pensare di non aver voluto fare della mia passione anche un’attività in qualche modo professionale, per il timore di snaturarla…. Dall’altro forse dovrei ammettere che si tratti anche un po’ di un’occasione perduta. Forse si può ancora rimediare…Prendono anche i (quasi) sessantenni ?

Michele Tagliacozzo da una foto di Francesco Mancini

Ringraziando per aver aperto il Tuo cuore non voglio sapere la salita o la discesa più estrema compiuta ma non posso esimermi dal far la domanda più difficile o forse la più facile a seconda dei punti di vista se credente o meno. Di questi tempi assistiamo a un crollo di valori fra cui quello della religione: Qual’é il tuo rapporto con essa? Quando arriviamo a salire una montagna, qualsiasi altezza sia, siamo a diretto contatto con la bellezza del Creato. Che risposte ti sei dato in tutti questi anni ?


Fai bene a non chiedermelo, perché nel mio caso di “estremo” faticherei davvero a trovare
qualcosa… Tornando seri, non sono credente, sono cresciuto al di fuori di ogni educazione di tipo religioso. Sul crollo dei valori religiosi non penso quindi di essere interlocutore particolarmente adatto a rispondere. Nel mio rapporto con la Montagna, vivo ovviamente la mia laica interazione con la Natura, che non può non coglierne gli apparentemente contraddittori elementi di grandezza e potenza da un lato e la fragilità dall’altro. Penso però si tratti di sentimenti che, pur nella diversa matrice spirituale di ciascuno, siano un po’ denominatore comune di chi va in montagna. Non credo di dire nulla di particolare. E’ oltretutto difficile, dovendosi esprimere su questo tema, non cadere nell’ovvietà o nel luogo comune, a meno di non essere il poeta o il filosofo che non sono di certo.

Quota 4215m (Piramide Vincent) Luglio 2016 Michele Tagliacozzo scherza nella foto di Mauro Pancaldi

2 thoughts on “Le mille cime di Michele Tagliacozzo, intervista di Francesco Mancini”

  1. La ringrazio Francesco di questa bellissima intervista… un che!che mediocre alpinista…? Mi basterebbe averlo come vicino di casa! Il Gruppo Minimo accetta anche le over 60?

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