Ieri sera, presso il Centro di Cultura Ebraica “Il Pitigliani” di Roma si è svolto un importante incontro fra i vertici del CAI Nazionale, CAI sezione di Roma e la comunità Ebraica Italiana e Romana.

In un clima di grande commozione, alla presenza del Presidente generale del CAI Antonio Montani, del Presidente della sezione del CAI di Roma Giampaolo Cavalieri, della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni e della presidente Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, si è svolto oggi un partecipatissimo evento dedicato alla memoria dei tanti soci CAI espulsi a seguito delle leggi razziali del 1938.

Gli interventi della serata

La serata, organizzata da Livia Steve è stata condotta da Fabrizio Russo, Coordinatore Centrale del CAI, coadiuvato dagli interventi di Stefano Ardito, On. Marco Perissa, Angelo Soravia e Massimo Finzi, Assessore alla Memoria Comunità Ebraica di Roma.

L’evento è il risultato di anni di ricerche e di interesse di tanti, in particolare di Lorenzo Grassi (vi invitiamo a seguire il link per approfondire l’argomento), e che ha preso forza dopo una mozione approvata all’unanimità dall’assemblea dei delegati di Bormio nel 2022.

Le leggi razziali del 1938

Le leggi razziali in Italia furono un insieme di leggi emanate tra il 1938 e il 1943 per discriminare gli ebrei e gli altri “indesiderabili” dalla società italiana. Tra queste leggi, la più famosa è la legge per la difesa della razza del 1938, che vietava agli ebrei di avere relazioni matrimoniali e di lavoro con i non ebrei, e che li costrinse a registrarsi presso le autorità.

Nel 1939, il Club Alpino Italiano, un’organizzazione che si occupa di escursionismo e alpinismo, adottò una serie di misure per epurare i suoi soci ebrei. I soci ebrei furono invitati a dimettersi dal club, e molti di loro lo fecero, temendo ripercussioni peggiori se avessero rifiutato. Coloro che non si dimisero furono espulsi dal club.

La circolare riservatissima del 5 dicembre 1938 del “Centro” Alpinistico Italiano (Archivio Sezione CAI Milano)

Queste azioni furono in linea con le politiche razziste del regime fascista, che cercava di eliminare gli ebrei dalla società italiana in ogni modo possibile. Tuttavia, l’epurazione del Club Alpino Italiano fu un evento relativamente poco noto nell’ambito delle leggi razziali in Italia.

In generale le leggi razziali italiane furono una delle manifestazioni più tristi e vergognose della storia del nostro paese. Esse rappresentano un’epoca in cui l’odio e la discriminazione furono legalizzati e promossi dallo stato, causando sofferenze e violenze inaudite. È importante non dimenticare questi eventi, per evitare che possano essere ripetuti in futuro.

La consegna delle tessere alla memoria

In una sala gremita di soci CAI, esponenti della comunità ebraica e cittadini, il Presidente Generale del CAI ha consegnato le tessere CAI alle due presidenti Noemi di Segni e Ruth Dureghello e le pergamene di socio alla memoria ad alcuni dei discendenti dei soci “epurati” nel 1939.

Si è posto così rimedio, per quanto possibile, ad uno dei più grandi delitti compiuti contro l’umanità per ciò che attiene all’ambito del Club Alpino Italiano, in particolare nella sezione di Roma, allora guidata da Guido Brizio (1898 – 1952) Presidente della Sezione nel periodo 1939-1944 nonché Consigliere Nazionale CAI.

La serata si è conclusa con l’auspicio di continuare le attività di recupero della memoria del CAI di Roma e non solo, e con la proposta di rinominare “Ferrata della memoria” quella che è oggi conosciuta come “Ferrata Brizio”.

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