Cominciamo con le cose semplici: nessuno vuole rimuovere le croci di vetta, a meno che non rappresentino un rischio per escursionisti ed alpinisti per problemi di stabilità.

Lo scorso weekend si è consumata una tragedia mediatica, scaturita dalle parole di Marco Albino Ferrari, (ormai ex?) responsabile editoriale del CAI scritte su “Lo scarpone“, la rivista online del Club stesso.

L’incipit per la discussione è stata la realizzazione del pregevole volume “Croci di vetta in Appennino”, realizzato da Ines Millesimi e presentato in ogni dove, perfino in Vaticano, alla presenza di esponenti della CEI, raccogliendo consensi unanimi.

L’incipit dell’articolo su “Lo Scarpone” a firma di Pietro Lacasella

Non si sa per quale motivo (o, meglio, se ne ravvedono intenti distraenti…) alcuni esponenti di governo, di cui non farò nomi, hanno deciso di travisare quanto presentato dal CAI come parere (poi diventato personale) in merito alla opportunità di installare nuove croci di vetta, trasformando il tutto in una crociata nel nome di “se vogliono togliere le croci dalle vette delle nostre montagne dovranno passare sul mio cadavere”.

Tutto ciò, condito da alcuni articoli di giornali non propriamente equilibrati e servizi allarmistici del TG1, ha comportato una forte polarizzazione all’interno delle comunità di discussione dei soci del CAI, culminata con un messaggio di scuse del Presidente Generale del CAI Antonio Montani che si è premurato di rassicurare la ministra Santanchè (ops… ho fatto un nome…) che quanto riportato era solo l’opinione personale del direttore della rivista online e non quello del Club.

“Voglio scusarmi personalmente con il Ministro per l’equivoco generato dagli articoli apparsi sulla stampa e voglio rassicurare che per ogni argomento di tale portata il nostro Ministero vigilante sarà sempre interpellato e coinvolto” – Antonio Montani – Presidente Generale del CAI

Fermo restando che il parere del CAI è vincolante, per quanto riguarda l’installazione (o la rimozione) delle croci di vetta, in maniera analoga a quanto lo è quello della redazione di appennino.tv per quanto riguarda le cabine di un lido balneare, ossia nullo, si fa presente che le scuse, a mio parere, non sarebbero state necessarie, ma che sono politicamente comprensibili.

La conseguenza di tutto ciò non è una crociata di rimozione di vette, e neppure l’installazione selvaggia, ma le dimissioni di Marco Albino Ferrari e di Pietro Lacasella, dai loro incarichi all’interno del comparto editoriale del CAI. Spiace, moltissimo, perchè il loro lavoro stava contribuendo a svecchiare, e non poco l’immagine che molti hanno del CAI.

28 giugno 2023: in queste ore il CAI centrale ha emesso un comunicato che chiarisce in parte quanto avvenuto:

In foto, croce del Pizzo di Sevo, autore Lucio Virzì

One thought on “Chi vuole rimuovere le croci di vetta?”

  1. La questione appare agli occhi di un lettore che possa definirsi non di parte, di lana caprina. In cima ad una vetta, ciò che, personalmente vedrei meglio, è un cippo su cui potersi sedere dopo la fatica fatta e una targa che indichi il risultato raggiunto. Simboli confessionali e tipicamente cristiani come la croce, connotano una sorta di razzismo nei confronti di chi cristiano non è, quasi che quella vetta non gli appartiene, che si tratta di una vetta cristiana, sulla quale lui si è incautamente avventurano senza averne il permesso. Non oso chiedere la rimozione delle croci di vetta, ma potrei suggerire per le nuove vette, ancora da esplorare, la istallazione di strumenti di tortura diversi, magari meno crudeli o forse, e sarebbe meglio, nulla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *