Quando sentiamo parlare di ecosistemi la nostra mente pensa sempre alle grandi foreste amazzoniche o agli ambienti marini tipici degli immensi oceani, eppure ci sfugge un posto in tutto ciò: l’Italia. Proprio così il nostro Bel stivale è teatro di uno dei più ricchi ecosistemi viventi, una biodiversità unica in grado di far invidia a tutto il mondo. E’ proprio per questo che abbiamo deciso di dedicare una rubrica speciale alla fauna e flora locale, in particolare del sistema appenninico, per farvi conoscere le meraviglie di questo mondo.

Articolo a cura di Marco Giorgi

Incominciamo inaugurando questa rubrica parlando di uno degli anfibi anuri più pittoreschi degli ambienti appenninici, stiamo parlando dell’Ululone appenninico.

Nome scientifico Bombina pachypus è un anuro che fa parte della famiglia dei Bombinatoridae, sono un ordine di anfibi che comprende rane, rospi e raganelle e si distingue dagli urodeli, che comprendono invece salamandre e tritoni.

Questo anfibio possiede delle caratteristiche particolari come una pelle molto ruvida, dovuta a piccole escrescenze ghiandolari, e delle caratteristiche pupille a forma di cuore. La parte dorsale presenta una mimetizzazione criptica con una colorazione brunastra con tonalità grigie e chiazze scure di estensione molto variabile ed una parte ventrale gialla macchiettata di nero, mentre nella regione del petto vi sono due macchie gialle separate dalle altre.
Le dimensioni sono piuttosto piccole, infatti non supera i 6 cm di lunghezza rendendolo uno degli anfibi più piccoli.

È una specie endemica dell’Italia, ovvero esclusiva delle nostre zone, dalle province di Genova e Parma, lungo tutta la dorsale appenninica e fino alla Calabria, non è presente negli ambienti insulari invece. È presente in un intervallo altitudinale tra 300 e 700 m nell’Appennino centro-settentrionale, 600-1000 m nell’Appennino centro-meridionale e supera i 1900 m di quota sul versante lucano del Massiccio del Pollino.

Il suo habitat comprende ambienti collinari e medio montani, frequenta un’ampia gamma di raccolte d’acqua di modeste dimensioni, come pozze temporanee, anse morte o stagnanti di fiumi e torrenti, soleggiate e poco profonde in boschi ed aree aperte.

È presente addirittura in habitat modificati dall’uomo come aree di agricoltura non intensiva, pascoli e canali d’irrigazione.

Possiede un sistema di riproduzione particolare dove il maschio, durante il periodo degli amori, sviluppa dei cuscinetti cornei sugli arti anteriori, usati poi per trattenere la femmina durante la copula. Una volta che il maschio ha individuato un luogo idoneo per l’accoppiamento attrae la femmina con il suo tipico richiamo ululante. L’accoppiamento è di tipo lombare e la stagione riproduttiva dura da Aprile fino ad Ottobre, ben 7 mesi, ma si raggiunge il picco durante i primi 3 mesi, in particolare Maggio, Giugno e la seconda metà di Luglio se gli ambienti non sono troppo prosciugati. Particolarita dell’Ululone appenninico è che tende a ritornare a riprodursi nello stesso biotipo più volte.

Le uova di questa specie misurano circa 2 mm e vengono deposte in numero molto inferiore rispetto agli altri anfibi, circa qualche decina, e le larve si schiudono dopo 10-25 giorni. La larva è di colore marrone, bianca nella zona ventrale, con uno spiracolo posto medialmente nel ventre. La metamorfosi avviene dopo 1-3 mesi, influenzata dalla temperatura, l’adulto mostra la livrea dell’adulto maturo, comprese le tipiche macchie gialle, mentre la maturità sessuale non avviene prima di 3 anni.

Purtroppo questa specie sta subendo una drastica riduzione della popolazione e ciò è dovuto all’impatto antropico come distruzione e cementificazione dei canali acquiferi per l’agricoltura e scarso successo riproduttivo a causa del sempre più essiccamento delle pozze di medie dimensioni.
Un’altro particolare antagonista di questo anfibio è il fungo parassita Batrachochytrium dendrobatidis che causa la malattia Chitridiomicosi.
L’animale a causa di questi fattori è considerata come specie protetta in numerosi parchi naturali come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove vive ancora una piccolissima popolazione. Chissà fino a quanto tempo riusciremo ad osservare questo splendido anfibio vittima dell’impatto umano sull’ambiente.

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