La via del castagno avrà una lunghezza di 2000 km ed unirà le zone produttive alpine, appenniniche ed anche austriache e non solo. Costo stimato 2 milioni di euro

La vigilia di Natale a Valsomoggia (Bo), nasce la Via del Castagno. Un trekking di oltre 2000 chilometri destinato ad unire le zone castanicole italiane dal nord al sud ma non solo, questo progetto ambizioso collegherà anche Slovenia, Austria, Svizzera e Francia.

Pronto per iniziare ufficialmente con i primi mesi del 2024 questo progetto che vale due milioni di euro elaborato dall’Associazione nazionale Città del Castagno, creerà una volta a regime un indotto turistico/economico importante in tutte le zone attraversate.

Un sodalizio che riunisce oltre cento soci distribuiti tra associazioni, enti, musei, parchi ecc. , con sede presso l’Unione dei comuni della Garfagnana, ed una importante componente sull’Appennino tosco emiliano.

Uno dei padri di questo cammino è Luigi Vezzalini, già sindaco di Castello di Serravalle, profondo conoscitore del tema e direttore dell’associazione Città del Castagno, che assieme ad Ivo Poli condivide la consapevolezza che in questi ultimi anni le foreste di castagno, nel periodo autunnale, sono mete di escursioni di persone di tutte le età, interessate non più solo alla raccolta dei frutti ma a provare (in alcuni casi per la prima volta) quelle che oggi viene chiamato turismo esperienziale attraverso l’immersione negli habitat dei castagneti secolari italiani tinti di quei caldi colori pastello tipici del periodo.

Nel contempo, sono sempre più numerose le manifestazioni di trekking che si svolgono tra i castagneti, sia in autunno, durante il periodo della raccolta delle castagne, che in primavera nel periodo della fioritura dei castagni. Il connubio boschi di castagno-trekking si va sempre più consolidando, in virtù del rinnovato interesse verso il frutto, e la sentieristica sta diventando parte integrante dell’ampia multifunzionalità del castagno.

“La consapevolezza che oggi andare a fare una escursione nei castagneti, specialmente durante il periodo autunnale è una pratica consolidata ed è oramai diventata parte integrante dell’offerta turistica -spiega il presidente Ivo Poli- ci ha spinto a concretizzare questo cammino che nel medio e lungo periodo avrà importanti ricadute economiche e attorno al prodotto castagna”.

Il direttore Luigi Vezzalini osserva che questo frutto è stato per secoli il ‘pane delle comunità appenniniche, il vero “pane dei poveri’ anche sull’Appennino bolognese dove si registrano importanti eccellenze del prodotto, a partire dall’unico marrone Igp: quello di Castel del Rio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *