Continua la nostra rubrica riguardante gli animali che popolano le nostre terre, in particolare le zone appenniniche. Come per il capitolo precedente anche in questo caso daremo uno sguardo al mondo che popola le acque nostrane, in particolare con occhio di riguardo alle regioni della Toscana e del Lazio, dove popola i fiumi Arno e Tevere.

Il rappresentante del capitolo di Febbraio è un piccolo pesce molto conosciuto da chi frequenta ambienti di pesca d’acqua dolce, ma poco apprezzato per la carne liscosissima e poco consistente: stiamo parlando della Rovella (Sarmarutilus rubilio). No, nonostante il nome ed il titolo dell’articolo non ci riferiamo al centrocampista che gioca nella Lazio, ma bensì di un Attinopterigio, ovvero un vertebrato che possiede pinne sostenute da raggi.  

Fa parte della famiglia dei ciprinidi, nativi del Nord America, Africa ed Eurasia, di cui fanno parte anche carpe, barbi, tinche ed abramidi.

Per anni questa specie è sempre stata confusa con il Triotto (Rutilus aula), ma solo nel 2014 con approfonditi studi morfologici e genetici, in particolare grazie ad una differente formula dentaria faringea e le dimensioni minori, è stata riconosciuta la sua validità.

E’ inoltre molto simile ai ciprinidi del genere Leucos, con la quale è un sister group, differenziandosi solo per essere pesci fluviali delle acque correnti (a differenza di Leucos e Rutilus) e la presenza di tubercoli nuziali nella parte centrale della testa e delle scaglie dei maschi, mostrati durante il periodo riproduttivo.

Il genere Sarmarutilus è ritenuto avere origini antiche fino al Miocene medio, dove si è originato nella Samarzia, nome attribuito dai Romani a porzioni di terre dell’Europa orientale (Ucraina e circondario meridionale della Russia) e dell’Asia occidentale (comprese tra il Mar Nero ed i fiumi Don e Volga), un tempo abitato dal popolo dei Sarmati. Durante l’evento crisi di salinità del Messiniano (ultima parte del Miocene – 5 milioni di anni fa), dove il Mar Mediterraneo evaporò quasi completamente a seguito della chiusura dello Stretto di Gibilterra, questo genere di pesci riuscì a raggiungere le regioni di Toscana e Lazio dove sopravvisse solo in queste zone.

La Rovella presenta un corpo fusiforme, testa piccola e diametro dell’occhio minore di tre decimi rispetto al capo (presentando inoltre un’iride argentata), con bocca che si apre in posizione mediana. Un’altra particolarità che lo differenzia dal Triott è il peritoneo nerastro, invece che argenteo-grigiastro. La pinna dorsale ha 8 raggi divisi, mentre invece quella anale ne ha 9. Parlando di colorazione le pinne pari e quella anale sono tipicamente roso-arancio, risultando particolarmente accese durante il periodo riproduttivo. La pinna caudale invece appare falciforme mentre osservando il peduncolo caudale si può notare che è alto. Lungo la linea laterale si possono contare 39-40 squame con base pigmentata e la colorazione della livrea è grigio-brunastra o grigio-verdastra dorsalmente, essa poi si schiarisce progressivamente sui fianchi, dove è presente una fascia longitudinale grigia o bruna piuttosto accesa durante il periodo di riproduzione, fino a raggiungere il ventre che è bianco-argenteo. Lungo i fianchi è spesso presente una fascia longitudinale grigiastra o brunastra, più evidente durante il periodo di frega. Come già accennato sono pesci piuttosto piccoli, massimo 20 cm di lunghezza per una massa di circa 200 g, con un corpo piuttosto snello ed allungato. E’ un animale onnivoro e nel suo menù sono compresi crostacei, vermi, insetti, piccoli molluschi e piante acquatiche ed è attiva tutto l’anno, tranne dove la temperatura invernale è più bassa, quindi la ricerca del cibo subisce un consistente rallentamento o cessa del tutto. . Raggiungono la maturità sessuale a circa un anno di età mentre il periodo della riproduzione avviane tra aprile e giugno. I maschi cominciano a mostrare i tubercoli nuziali e formano gruppi di 2-5 individui per femmina. La deposizione poi avviene in acque poco profonde a temperature di 16-17 °C, a più riprese ed in acque poco profonde, con fondali ghiaiosi ricchi d’idrofite. Le uova sono gialle e con un diametro di circa 1 mm e aderiscono bene con il fondale. La schiusura poi avviene dopo 5-10 giorni (parametro influenzato dalla temperatura dell’acqua) ed i piccoli misurano 5-6 mm.

È un pesce straordinariamente adattabile e nonostante sia endemica del Tevere e dell’Arno, tramite transfaunazione, è stata introdotta anche nella Pianura Padana, nel versante adriatico peninsulare e in Sicilia. Inoltre predilige acque a corrente leggera con densità mai molto elevate. È particolarmente diffusa nei tratti intermedi, pedemontani e collinari ed anche nei laghi e torrenti a fondo sabbioso e ghiaioso, ma risulta raro negli stagni.

E’ una specie gregaria dove forma banchi numerosi anche in associazione con il vairone, il barbo tiberino ed il cavedano etrusco.

La specie è piuttosto minacciata dall’alterazione dell’alveo provocata dagli interventi di gestione fluviale, che modificando il substrato riducono la disponibilità di siti idonei alla deposizione delle uova.
Inoltre l’introduzione accidentale del Triotto nel suo habitat ha aumentato la competizione per il cibo.

Articolo a cura di Marco Giorgi

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