Una lieve scossa di terremoto di magnitudo ieri matitina ha dato il buongiorno agli abitanti di Vetto, nessun danno registrato.

Una scossa di terremoto ieri mattina ha dato la sveglia alle persone col sonno leggero a Vetto (Re).

Pochi però hanno segnalato danni e sono tornati a dormire. La scossa di magnitudo 3.0, si è verificata ieri mattina alle 6.20 con epicentro a Vetto, con una profondità relativamente bassa 24.0 Km.

La scossa lieve è stata avvertita in tutta la zona dell’alta valle dell’Enza che appartiene alle zone sensibili dell’Appennino reggiano che rientra a giusto dire nelle zone ad alto rischio sismico.

Questo terremoto fà seguito a quelli di Fornovo di Taro e Sala Baganza del 8 Aprile, quello di Pavullo del Frignano di ieri; tutti con profondità comprese tra i 16 ed i 22 km e con magnitudo comprese tra le 2,2 e 3,0.

Nulla di strano dunque per una zona, quella appenninica che da sempre si sente “ballerina“.

Perché l’Appennino trema?

Com’è noto in Italia il rischio sismico, è legato essenzialmente all’orogenesi alpina ed appenninica, due giganteschi eventi tettonici avvenuti in epoche diverse che hanno letteralmente accavallato le due placche africana ed europea comprimendo e piegando quelle che un tempo erano zone di pianura o di mare producendo le catene montuose che caratterizzano il nostro paese.

Il rischio maggiore, in caso di un evento sismico, si verifica in edifici vecchi oppure progettati senza norme antisismiche, di cui purtroppo (o per fortuna) l’Italia è ricca cioè tutti quelli edifici progettati e/o costruiti prima degli anni ’80 del secolo scorso.

Infatti dobbiamo andare indietro fino al 1974 per leggere la prima legge che stabilisce una classificazione sismica attraverso criteri oggettivi e scientifici è la legge n.64 del 2 febbraio 1974. Per poi giungere alla prima legge davvero antisismica per le costruzioni con la legge n. 29 del 4 febbraio 2008.

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