Cari lettori, bentornati in un nuovo capitolo dedicato al meraviglioso mondo naturale del nostro paese, questa volta lasciamo il continente e ci spostiamo verso le montagne più a sud d’Italia, in Sicilia.

Il protagonista di questo numero fa parte di un ordine di animali particolarmente temuto dall’uomo per una serie di sue caratteristiche, ma che alla fine risulta particolarmente affascinante e non merita il disprezzo riservatogli: stiamo parlando dei ragni, artropodi ad 8 zampe muniti di cheliceri e che tessono ragnatele salvo alcuni casi.

Ci sono tantissime specie di ragni in Italia, quindi di quale in particolare parleremo? Ebbene vi parlerò di una tarantola, Lycosa tarantula quindi? Acqua anche in questo caso, vi parlerò invece di un Theraphosidae italiano invece, ovvero quella famiglia di Mygalomorphae i cui individui vengono chiamati volgarmente “tarantole”.

Si, siete sorpresi di sapere che qui in Italia abbiamo una vera e propria migale, eppure in Sicilia (come anche Spagna e Nordafrica) vive la specie Ischnocolus valentinus, protagonista di oggi.

Questo ragno è un Theraphosidae e può essere riconosciuto dalla disposizione delle sue zanne, all’ingiù rispetto a quelle degli altri ragni, e solo 2/4 filiere sull’addome.

Presentano dei pedipalpi molto sviluppati che usano per portare cibo alla bocca e la loro vista è piuttosto debole, sono infatti fotofobici e non riescono a distinguere le cose al di fuori di luce ed ombra. Per cacciare infatti si basano sulle vibrazioni del suolo e la seta stessa è piuttosto sensibile ai movimenti. Al contrario di quanto si pensi la maggior parte delle migali sono pessime arrampicatrici ed infatti conducono uno stile di vita prettamente terrestre. Inoltre le tarantole del Nuovo Mondo presentano dei peli urticanti che vengono espulsi dall’addome in caso di pericolo. Principalmente ricorrono alla fuga e se anche questo non funziona ricorrono ai peletti. Se l’aggressore persiste allora si mettono in posa per apparire più grossi e ricorrono ai morsi per mettere in fuga il predatore.

Sono velenose? Si tutte le migali sono velenose, però c’è da dire che il veleno non è letale per l’uomo salvo allergie e che risultano non peggiori di una puntura di vespa. Tuttavia le migali del Vecchio Mondo, come I. valentinus, non hanno peluria ed hanno optato per un veleno più potente. Sprecare il veleno per un obiettivo troppo grande non conviene al ragno e spesso ad esso basta un morso “a secco” per spaventare un grosso assalitore.

Le tarantole respirano grazie ad un paio di polmoni a libro situati sotto l’opistosoma, quest’ultimo contiene la maggior parte degli organi ed è una struttura molto delicata, persino una piccola caduta potrebbe frantumarlo.

Nonostante la loro pessima reputazione le migali sono divenute popolari animali da compagnia, soprattutto grazie alla vasta gamma di specie e colorazioni diverse, oltre che al loro stile di vita, silenziosità e pulizia.

La specie I. valentinus è ancora oggi poco studiata ed apprezzata, forse anche per le sue dimensioni molto piccole, e si spera che quest’articolo possa suscitare la curiosità di futuri studiosi di questo splendido animale.

Articolo a cura di Marco Giorgi

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