Salve a tutti voi cari lettori e bentornati in questo nuovo capitolo riguardante gli animali che popolano le nostre zone. Questo episodio sarà piuttosto speciale perché riguarderà un simbolo dell’areale che comprende la Marsica: sto parlando dell’Orso bruno marsicano (Ursus arctos arctos ex U. a. marsicanus). Questo animale in realtà non è più considerato una sottospecie dell’Orso bruno eurasiatico, ma bensì una sua popolazione situata nell’areale della Marsica, corrispondente al Parco Nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise dove sopravvivono pochissimi esemplari.
A differenza degli altri Orsi bruni questa popolazione presenta una corporatura più tozza, tarchiata e slanciata, con una testa grande, muso cilindrico e schiacciato ed un rinario nerastro. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola, mentre le orecchie sono rotondeggianti e poste ai lati del cranio. Presenta un pelo fulvo uniforme lungo tutto il corpo, che tende a scurirsi nella parte distale degli arti. La coda è minuscola, misurando appena 10 cm.
Sono molto più piccoli rispetto alle altre popolazioni, in particolare presentano un quantitativo di grasso e peluria inferiore, caratteristica acquisita per adattarsi meglio a climi più miti e temperati. La massa varia in base al sesso ed alla stagione, con i maschi che durante il periodo autunnale possono superare i 230 kg mentre le femmine generalmente non vanno oltre i 140 kg.
Sono animali piuttosto schivi e dalle abitudini notturne, con i vari esemplari solitari e che esercitano il proprio dominio su un territorio di 10-200 km2
Spesso i maschi effettuano degli spostamenti notevoli durante la stagione riproduttiva, arrivando spesso in contatto con i centri abitati. Essendo animali in cima alla catena alimentare il loro tasso riproduttivo è piuttosto basso, la femmina infatti partorisce solo 2 gemelli (ma possono capitare anche 1/3/4 cuccioli) dopo una gestazione di 6 mesi. Le cure parentali durano per 2-3 anni visto che la distanza tra un parto ed un altro è di 3-4 anni. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a 3 anni e non è raro che si accoppino subito partorendo a 4 anni, purtroppo però la mortalità infantile sfiora il 50%, ma c’è da dire che i dati raccolti nel 2005-2020 sono piuttosto incoraggianti in quanto all’anno si riproducono almeno 4 femmine in media con 8 nascituri ed il 70% degli esemplari femminili che partoriscono almeno 2/3 cuccioli. Addirittura durante l’intervallo 2016-2019 è stato registrato il record di ben 9 femmine che hanno partorito all’anno, ciò indica che nella popolazione vi è una riserva importante di femmine riproduttive.
Durante il periodo estivo ed autunnale gli Orsi bruni marsicani fanno scorpacciata di cibo e quando arriva l’inverno scavano una tana oppure occupano una cavità naturale per andare in letargo fino alla fine della stagione fredda.
La loro dieta è composta al 90% da vegetali come radici, tuberi, frutta selvatica e bacche, tuttavia questo è un menù di scarso valore nutritivo e nei periodi in cui i vegetali scarseggiano ciò può risultare problematico. Durante questi momenti gli Orsi bruni marsicani tendono ad integrare cibo animale nella loro dieta, puntando principalmente a prede di piccola-media taglia come i Conigli. Sporadicamente
possono tentare di predare animali di grossa taglia come Cervi o Cinghiali, oppure approfittare di qualche carcassa nei paraggi.
Viene spesso dipinto come un assalitore dell’uomo e del bestiame domestico, tuttavia si tratta di episodi sporadici in quanto gli Orsi sono generalmente schivi di natura ed il bestiame viene predato solo nei periodi primaverili quando vi è scarsità di cibo. Tuttavia a causa di queste leggende questi animali sono spesso vittime di episodi di avvelenamento e bracconaggio, riducendo ulteriormente la popolazione.
Presentano un habitat piuttosto variabile, ma che comunque presenta nelle vicinanze una copertura boschiva come faggete e querceti, tuttavia a causa dell’impatto antropico queste popolazioni si sono spinte sempre più in vie impervie e con elevata copertura boschiva. Durante l’estate si spostano verso zone a copertura prativa e cespugliosa, a quote più alte, mentre d’inverno prediligono aree rocciose lontano dall’uomo.
Un tempo diffusa in tutta la zona est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, oggi questa popolazione è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali, in particolare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nella sua Zona di Protezione Esterna, ma anche nel Parco Nazionale della Maiella e nella Riserva naturale guidata Monte Genzana e Alto Gizio, di cui oltre metà della popolazione vive in Abruzzo mentre più sporadici sono gli avvistamenti nell’Alto Molise, nei Monti del Reatino e nei Monti Sibillini.
Dopo secoli di persecuzioni cominciarono le prime forme di protezione dell’Orso con l’istituzione di una riserva di caccia da parte dei Savoia nel 1900, dove l’abbattimento di questi animali venne limitato e svolto solo in rare occasioni da Vittorio Emanuele III. Una protezione più efficace venne istituita nel 1923 con la nascita del Parco Nazionale d’Abruzzo che impediva la caccia all’Orso all’interno del territorio. Il 1° gennaio 1940 entrò in vigore il regio decreto 1016 (5 giugno 1939) che, per iniziativa del conte Gian Giacomo Gallarati Scotti, vietava la cattura e l’uccisione degli Orsi in tutta Italia. Da allora in poi la popolazione degli orsi è rimasta stabile oppure in leggera diminuizione, con i dati del 2021 che attestano la presenza di ben 54 esemplari (33 maschi e 21 femmine). La specie è comunque in pericolo d’estinzione a causa dell’impatto antropico, ma sembrerebbe anche a causa dell’elevata densità di
popolazione dove le femmine possono lasciare passare anche 6 anni tra un parto e l’altro con conseguenze demografiche negative. Inoltre a causa del basso numero rimasto la variabilità genetica è piuttosto minima, lasciando la popolazione molto vulnerabile a malattie come dermatite e TBC bovina.
Anche i livelli di inbreeding sono piuttosto alti, soprattutto se paragonate alle altre popolazioni europee.
Il tasso di mortalità è piuttosto alto e la maggior parte è causato da fattori umani come per esempio il bracconaggio.
Articolo a cura di Marco Giorgi
