Ospitiamo Francesco Mancini per la recensione del libro di Giorgio Giua “Ghiacciai fragili” da poco pubblicato.
Ancora una volta Francesco Mancini (Vice Presidente Club 2000m, AEV FederTrek/Startrekk e Direttore di Escursione del CAI di Isernia) ci racconta alcuni aspetti di una delle sue “Anime d’Appennino“ tecnicamente più forti non solo dell’Appennino.

Quando ci siamo visti con Giorgio per farmi vedere la sua nuovissima fatica letteraria dedicata ai ghiacciai non sono rimasto stupito.
L’occasione è il nuovo libro scritto da uno degli storici Grandissimi Appenninisti del Club 2000m oltre che Accompagnatore della FederTrek.
Giorgio GIUA infatti si è prestato subito al serio gioco di raggiungere TUTTE le Cime Appenniniche OVER 2000 metri dell’albo coinvolgendo anche la moglie Sara Pietrangeli ed adesso anche il piccolo Flavio.
E’ stato infatti uno dei primi (2° in classifica degli iscritti nell’Albo) a raggiungere questo traguardo il 18 Agosto del 2012 ricevendo il ricordo di questo progetto alla Quarta Serata Sociale del Club 2000m il 1 Dicembre 2012 svoltasi presso il CAI di Roma dove attualmente è anche Direttore di Escursione e Istruttore sezionale della Scuola “Franco Alletto”.
Non contento è stato anche il primo a raggiungerle tutte successivamente anche in ambito invernale.






Ma solo chi ha un curriculum con 50 vette da oltre 4000 m ascese insieme a spedizioni sulle alcune cime più famose del mondo può permettersi di raccontare quello che ha visto in questi decenni in cui il cambiamento climatico in atto ha comportato anche modifiche morfologiche.
Diverse traversate sci alpinistiche (una fra tutte la Chamonix-Zermatt) e alcune cime extraeuropee, dall’Island Peak in Nepal al Kilimanjaro in Tanzania hanno ulteriormente arricchito gli aspetti esperenziali di Giorgio Giua.

Dalla prefazione di Stefano Ardito
Quello che state per leggere non è un libro scientifico, ma il racconto di una vita passata a salire e scendere montagne, perlopiù ammantate di neve e di ghiaccio. Ci troverete – com’è giusto – gestori di rifugio e crepacci, nebbie e giornate di sole splendente, virago svizzere e leggiadre arrampicatrici nostrane.
A unire il Gran Paradiso e il Gran Sasso, l’Ortles-Cevedale e i Mischabel, il Monte Bianco e gli altri luoghi di cui Giorgio racconta, però, sono il suo profondo rapporto con un mondo bianco, meraviglioso e remoto, e la dolorosa sensazione che questa magia sia destinata a ridursi drasticamente o a sparire.
Edito da Edizioni del Gran Sasso al modico costo di Euro 15.
Vi troverete immersi in 20 racconti dalla prima volta sulla Marmolada fino ai giorni nostri.
Significative foto in bianco e nero che danno il senso della storicità di un ragazzo fattosi uomo maturo in quasi 50 anni di vette.
Ricordiamo inoltre che ha esordito come scrittore di montagna nel 2019 con il libro di racconti “GIORNI DIVERSI“.
Ho fatto qualche domanda a Giorgio per permettere al lettore di calarsi ancor più approfonditamente nel montanaro e nel libro.
Giorgio, come mai hai deciso di cimentarti con un tema così specifico?
Queste pagine raccontano un viaggio sulle Alpi cominciato a Est, quarant’anni fa, e continuato
idealmente verso Ovest ancora oggi. È un viaggio di passione e di emozioni, ma anche di
sbigottimento nei confronti di una natura tanto mutata in così poco tempo. Attraverso il racconto, la
storia del ghiacciaio si intreccia con quella dell’uomo, con le sue ambizioni e le sue debolezze, i
suoi successi e i suoi fallimenti. Il ghiacciaio, visto con gli occhi dell’uomo del “Sud”, è un mezzo
per accompagnare il racconto, ma anche un fine per denunciarne la trasformazione in un lasso di
tempo così breve da essere apprezzato nell’arco di una vita. Episodi curiosi, talvolta comici,
talvolta dai contorni drammatici, ma mai epici, seguono la maturazione alpinistica e umana del
giovane che, pur diventando adulto e responsabile del suo lavoro e della sua famiglia, non smette
mai di sognare, dalla visuale angusta del suo ufficio, le grandi montagne e la neve immacolata, le
creste affilate e le straordinarie sciate nella fredda polvere dei 4000 m.
Visto che hai “alzato la palla”, qual è secondo te l’episodio più divertente?
Di episodi divertenti, o almeno che a me hanno fatto sorridere ripensandoci, ce ne sono diversi;
però, forse, proprio nell’ultimo capitolo si concentra la parte più ironica del libro quando si parla dei
difetti comuni a molti montanari e della vanità che ci spinge in maniera irrefrenabile a pubblicare
sempre più foto e sempre più video anche di situazioni, tutto sommato, abbastanza insulse.
E quello più drammatico?
Di circostanze in cui io o i miei compagni di cordata abbiamo corso dei grossi rischi ne sono
descritte alcune, ma, a mio avviso, il capitolo più drammatico è quello in cui si parla, verso la fine
del libro, di come si frammentano i ghiacciai e di come i frammenti, nel volgere di pochi anni,
spariscono del tutto non essendo più alimentati dall’alto. È un destino ineluttabile, lo abbiamo visto
con il nostro piccolo Calderone, ma sulle Alpi, specialmente dal lato Sud, ovvero quello italiano, la
situazione non cambia, purtroppo è solo questione di tempo. E un ghiacciaio che muore lascia solo
morene e terreno instabile; dove il verde riuscirà ad insediarsi, si avranno alpeggi sempre più in
alta quota.
In definitiva, penso che se hai scritto questo libro, sebbene in chiave personale e scanzonata,
forse vorresti trasmettere qualcosa ai lettori?
Certamente l’invito è a riflettere sulle nostre azioni, soprattutto rivolto ai giovani che hanno più anni
a disposizione per cambiare e riuscire a far cambiare molti dei comportamenti sbagliati delle
generazioni precedenti. Dovremmo riflettere ogni volta che accendiamo i condizionatori, ci
facciamo una doccia calda o prendiamo un aereo. Purtroppo anche ogni volta che percorriamo 200
o 300 km in auto per andare in montagna, ma il discorso diventa talmente ampio che rischiamo di
andare fuori tema. Penso comunque che ognuno nel suo piccolo possa fare qualcosa.
Il libro sarà presentato presso il CAI di Roma, nella sede di via di Monte Testaccio, 64 il giorno 9 ottobre alle ore 19.30 alla presenza dell’autore e di Stefano Ardito.

