Bentornati a questo nuovo capitolo della rubrica dedicata agli organismi che popolano le nostre zone. Oggi vorrei dedicare questo capitolo ad un protagonista delle nostre paure giornaliere, anche per sfatare alcuni miti su questo animale famigerato. Stiamo parlando di un aracnide, il temuto Ragno violino (Loxosceles rufescens), un membro della famiglia dei Sicaridi che comprende il ben più pericoloso Ragno di sabbia a sei occhi (Sicarius hahni). Questo ragno in un certo senso è molto più “sfortunato” di noi in quanto torna antagonista ogni tanto in articoli clickbait che suscitano solo allarmismo esagerato ed isteria collettiva, tuttavia non bisogna comunque sottovalutare il morso di questa specie e qui impareremo meglio a conoscerlo per sapere come agire in caso di un incontro.
È un animale di piccole dimensioni (0,9 cm di corpo e 4-5 cm di legspan) con le femmine leggermente più grandi dei maschi ma con le zampe più corte, con una colorazione marrone chiaro ed una particolare macchia scura sul prosoma che assomiglia ad un violino, da qui il nome del ragno.
Diversamente dagli altri ragni presenta 6 occhi invece di 8 e disposti in tre coppie, inoltre le zampe sono allungate, sottili e disposte lateralmente come nei Tomisidi, utili per nascondersi in spazi angusti. Non è un gran tessitore e si limita a produrre dei fili disordinati nei suoi nascondigli.
Vive in un habitat mediterraneo, caldo ed asciutto, nascosto tra le rocce, tuttavia si è ambientato benissimo nelle nostre case. È generalmente un animale schivo e notturno e durante la giornata rimane nascosto nelle fessure dei vecchi muri, dietro ai battiscopa, agli infissi, ai mobili, ai quadri, dietro scatoloni e materiale accatastato nei ripostigli, con predilezione per i materiali tessili. All’arrivo dell’oscurità comincerà a muoversi sempre nei pressi del suo rifugio e non è facile avvistarlo. Nonostante le credenze popolari è un animale autoctono della fauna mediterranea ed in Italia è diffuso sia al nord che al sud (con documentazione risalente addirittura ad oltre 100 anni fa), è invece stato introdotto negli Stati Uniti, Macronesia, Sudafrica, India, Cina, Giappone, Corea, Laos, Thailandia, Australia ed Isole Hawaii.
Tra le specie di ragni italiani è una delle due con un veleno di rilevanza medica per l’uomo, l’altra specie è la Malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus). Il morso è indolore nell’immediato e solo dopo diverse ore compaiono i primi sintomi, tuttavia c’è da dire che per la maggior parte delle volte il ragno opta per un dry bite, ovvero un morso senza veleno per non sprecarlo contro un animale troppo grosso per loro. Nel caso invece in cui il veleno venisse iniettato si può contrarre il loxoscelismo, ovvero prima la formazione di un edema e poi di un’ulcera necrotica più o meno estesa che può durare alcuni mesi prima di guarire e che va trattata con chirurgia estetica per sostituire il tessuto malato con uno sano ed evitare l’insorgenza di infezioni. La gravità della situazione dipende comunque dalla localizzazione del morso e dall’estensione della gangrena, oltre che dai relativi rischi indiretti di infezione, che possono andare a sommarsi ad eventuali altre patologie da cui è affetto il soggetto morso.
Tuttavia è un animale molto schivo e per nulla aggressivo, quindi è difficile essere morsi. Inoltre le conseguenze del suo morso sono molto simili a quelle causate da altri artropodi autoctoni, quindi è difficile essere sicuri dell’identità del colpevole dell’offesa. Tuttavia, in caso di avvistamento di un possibile morso, è sempre meglio contattare il centro veleni più vicino in modo da ricostruire meglio l’avvenimento. All’anno vengono accertati pochi casi di morsi e le situazioni con conseguenze gravi sono molto rare, anzi ad oggi nessun decesso in Italia può essere attribuito esclusivamente al suo morso. Molti dei presunti decessi sono stati attribuiti in seguito a patologie presenti nelle vittime, come ad esempio i casi avvenuti nel 2015 e nel 2017. Anche i decessi del 2024 sono avvenuti non esclusivamente grazie al suo veleno.
Tuttavia dopo questi casi l’animale divenne una sorta di rockstar nei nostri media, nonostante fosse quasi nell’anonimato prima d’allora. C’è da mettere in evidenza il fatto che viviamo in contatto con animali come api, vespe, calabroni, zecche e zanzare che ogni anno causano decine di vittime, senza contare i prodotti chimici potenzialmente tossici che abbiamo in casa. In poche parole tutto questo allarmismo è parecchio esagerato, ma non bisogna comunque sottovalutare la cosa. Non è una specie infestante e per limitare gli incontri basta non lasciare vestiti sul pavimento e sigillare ogni infisso che può usare come nascondiglio, in caso di incontri continui si può provare a limitare la popolazione, ma la disinfestazione non è necessaria. Se volete rilasciare l’animale all’esterno catturatelo con un contenitore e poi posizionate sotto un foglio di carta, dopodiché rilasciate l’animale fuori dalle mura di casa.
