Dopo cinque giorni, il Gran Sasso ha restituito le salme dei due sfortunati alpinisti che hanno perduto la via di discesa domenica 22 dicembre, Luca Perazzini e Cristian Gualdi. I loro resti sono stati raccolti dagli operatori del CNSAS e del SAGF e trasportati a Teramo a disposizione delle autorità.

In questi giorni, tante, forse troppe, pagine sono state scritte, dando adito ai commentatori meno avveduti di lanciarsi in fantasiose invettive, quando non proprio fastidiose accuse, talvolta ai soccorritori, ma molto spesso ai due alpinisti, “rei” di aver sottovalutato l’allarme meteo, da taluni indicato come “allerta arancione”.

La realtà è che è stata una serie di sfortunati eventi ad aver reso impossibile il ritorno a casa di Luca e Cristian; in primis il peggioramento, rapido e, per certi versi, inaspettato delle condizioni meteo. Il peggioramento era previsto nel pomeriggio e, invece, si è verificato attorno alle 13.00, mentre i due erano sul percorso di rientro. Probabilmente hanno rinunciato alla vetta, pur essendo partiti molto presto, dopo aver preso la prima corsa della funivia, proprio perchè si erano resi conto che le condizioni meteo stavano peggiorando più rapidamente del previsto.
Ma giunti attorno ai 2700 m, verso la fine della direttissima, hanno sbagliato strada, probabilmente già in pieno white out, e forse si sono diretti verso il percorso attrezzato che portava al vecchio bivacco Bafile.

In quel tratto è molto facile scivolare, anche perchè con poca o inconsistente copertura nevosa, ci sono dei tratti di roccia da affrontare.

Stando alla prima richiesta di aiuto telefonica, è proprio in questo punto che sono caduti, scivolando poi giù verso il vallone dell’Inferno, sotto la verticale del canale Moriggia Acitelli.

Da quel momento la cronaca è lucida e spietata, nella sua semplicità: il peggioramento continuo del meteo non ha consentito ai soccorsi di raggiungere i dispersi in sicurezza. Ricordiamo che le squadre di soccorso, sono composte da volontari che agiscono in maniera coordinata, sotto la direzione di Capistazione e Delegati, che si assumono la responsabilità della sicurezza degli uomini e delle donne che operano sul terreno.

Con temperature che sono scese sotto i -10 °C, venti oltre i 100 Kmh e conseguente Windchill non compatibile con la sopravvivenza, a nulla sarebbe servito avere un equipaggiamento più pesante, o sistemi di comunicazione più affidabili di un cellulare.

Riportiamo qui il breve ma significativo comunicato stampa del CNSAS Abruzzo a conclusione della vicenda:

Nella mattinata odierna sono stati individuati i corpi dei due alpinisti romagnoli, dispersi sul Gran Sasso da domenica. La prima salma è stata individuata grazie ad un sorvolo dell’elicottero di EliAbruzzo, convenzionato con la Protezione Civile regionale con a bordo due tecnici del Soccorso Alpino. Il secondo alpinista, a poca distanza, è stato rinvenuto grazie al sondaggio sul manto nevoso di un soccorritore. I corpi sono stati recuperati dall’elisoccorso 118 e dai Vigili del Fuoco e trasportati presso l’ospedale di Teramo. Qui il servizio di Sky TG24 sul ritrovamento.

A distanza di quasi un anno dagli accadimenti, la polemica è ben lungi dall’essere sopita, anche grazie ad un recente servizio della RAI

One thought on “Una serie di sfortunate circostanze all’origine della tragedia di Natale del Gran Sasso”

  1. Sicuramente un plauso va fatto agli uomini del soccorso alpino & C. che, rischiando in prima persona (non come i Rambo da tastiera) hanno fatto l’impossibile per salvarli.

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