“Tagliamo di qua che facciamo prima”. “Conosco una scorciatoia spettacolare”. “Ho scoperto un sentiero dove non passa nessuno”. Una manciata di esempi di frasi che, talvolta, può esserci capitato di dire oppure ascoltare in montagna. Alzi la mano chi, in fondo, non sia finito almeno una volta fuori sentiero. Volontariamente o involontariamente. Sta proprio tenendo a mente tale distinzione, che va analizzata, per cercare una o più risposte, la seguente domanda: è giusto andare fuori sentiero?

Cosa intendiamo per fuori sentiero

Prima di tutto bisogna aver chiaro di cosa si stia parlando. Con l’espressione “fuori sentiero” (NdR – la forma italiana corretta vede i due termini separati) intendiamo percorsi alternativi a quelli ufficialmente riconosciuti, caratterizzati dalla presenza di segnaletica e sottoposti a manutenzione periodica. Quindi sentieri CAI o altre reti sentieristiche, quali quelle sviluppate entro i parchi naturali o da parte di consorzi turistici o enti locali, generalmente in collaborazione con il CAI. Sono considerabili alla stregua dei sentieri anche le carrarecce e le mulattiere.

Quindi, a voler essere pratici, esempi di “fuori sentiero” possono essere prati, tracce di animali, vecchi sentieri non più manutenuti e riportati su carte topografiche a finalità escursionistica.

Uscire fuori sentiero è legale?

Compreso cosa significhi muoverci fuori sentiero, cerchiamo di comprendere se tale azione sia considerata legale e se si rischino sanzioni.

Partiamo col dire che non esistano leggi nazionali che riconoscano il divieto del fuori sentiero. Ma lungo lo Stivale, ci si può imbattere in divieti previsti dai regolamenti delle aree protette o, in alcuni casi, da leggi regionali che regolino la sentieristica e la tutela ambientale. Per comprendere di cosa stiamo parlando, facciamo un salto insieme sul sito del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Andando a spulciare nel regolamento del Parco, si legge chiaramente all’art. 43:

“La pratica escursionistica è consentita nella Zona A (Riserva integrale) esclusivamente lungo la rete
sentieristica individuata nel Piano del Parco, senza divagazioni. Nelle altre Zone (NdR: zone B, C, D) può avvenire anche lungo strade e mulattiere non segnalate, purché evidenti sul terreno. E’ comunque vietato divagare da strade, mulattiere e sentieri, salvo che per lo svolgimento di attività consentite che lo richiedano.”

Il caso del PNALM è peculiare. Ricordiamo che, all’interno del Parco, al pari di altre In materia di escursionismo, come ben sa soprattutto chi sia appassionato di vette over 2000 m, siano attivi anche divieti di accesso a determinati sentieri ufficiali, con validitià temporanea o permanente. Tali percorsi vengono interdetti per tutela della fauna selvatica (in particolare orso marsicano e camoscio appenninico).

Se non c’è divieto, c’è la raccomandazione

Nella maggioranza dei casi le aree protette non presentano all’interno del proprio regolamento un divieto esplicito, relativo alla pratica del fuori sentiero. Sono però riportate sui siti ufficiali alcune raccomandazioni. Per citare un esempio, il Parco delle Foreste Casentinesi presenta un decalogo per vivere la montagna in sicurezza, al punto 8 del quale si legge chiaramente “Evita di uscire inutilmente dal sentiero”.

Laddove il divieto sia esplicito, si può incorrere in una sanzione. Nel caso delle raccomandazioni, si tratta piuttosto di un appello alle coscienze. Il ruolo fondamentale di un’area protetta è per definizione la tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Va da sé che la via più facile sarebbe interdirli al passaggio umano. Per rendere compatibile la fruizione e la salvaguardia degli ambienti naturali, la richiesta che viene posta all’essere umano è un “veniamoci incontro”.

Esiste però un secondo caso, oltre ai divieti ufficiali, in cui chi esca fuori sentiero rischi sanzioni. E’ il caso dei reati, ovvero di azioni di cui si potrebbe venire accusati, a seguito del cagionamento di danni significativi a cose o persone o per aver messo a rischio la sicurezza di altri. Ad esempio, per aver provocato una frana o un incendio, o per aver richiesto un intervento di soccorso particolarmente complesso, in conseguenza di una personale imprudenza.

Evitare il fuori sentiero per il bene dell’ambiente

Se non esiste una legge che vieti su scala nazionale il fuori sentiero, se essere sanzionati non risulta essere la norma, perché dovremmo preoccuparci di non andare fuori sentiero?

Le raccomandazioni delle aree protette ci forniscono una prima risposta, che andrebbe considerata alla stregua di un principio da seguire in ogni escursione, dentro e fuori dai Parchi: non si esce dai sentieri per la salvaguardia dell’ambiente.

Si rischia infatti di danneggiare la vegetazione, calpestando la flora, e di promuovere l’erosione del suolo, compattando il terreno. Inoltre si rischia di arrecare disturbo alla fauna selvatica.

Evitare il fuori sentiero per il proprio bene

Oltre che a salvaguardare l’ambiente, evitare il fuori sentiero aiuta a salvaguardare se stessi. Soprattutto se non si è escursionisti esperti, si corrono vari rischi nell’optare per percorsi non segnalati.

Il principale, alla base della maggioranza delle chiamate di soccorso, è il perdersi. Senza segnaletica, senza piano di calpestio ben evidente, ci vuole poco a perdere l’orientamento, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità.

Il secondo è legato al terreno su cui ci si trova a muoversi, che a causa dei vegetazione fitta che potrebbe nascondere ostacoli (o anche inghiottitoi in zone carsiche), o di rocce instabili, potrebbe esporre al rischio di cadute, distorsioni o incidenti più gravi.

Evitare il fuori sentiero per il bene altrui

Ci vuole poco a chiamare i soccorsi, basta avere un po’ di linea telefonica e digitare l’112 (o il 118 dove il N.U.E. – Numero Unico di Emergenza – non sia attivo). Ma vale la pena far mettere in moto la macchina dei soccorsi per una propria imprudenza?

Immaginate di esservi persi, siete fuori sentiero e in zona impervia. Sta scendendo la notte. Panico. Chiamate l’112 (o 118). Le squadre di soccorso dovranno, in primo luogo, localizzarvi, senza che abbiate neanche voi minima coscienza di dove siate, privi di riferimenti che sarebbero magari offerti dal sentiero ufficiale. Questa condizione rallenta le operazioni. Dovranno poi raggiungervi passando anch’essi fuori sentiero, mettendo a rischio la loro incolumità.

Dunque, può capitare a tutti di perdersi, anche mentre si sta percorrendo un sentiero ufficiale. E’ umano. Perdersi perché si è deciso volontariamente di abbandonare il sentiero, ha decisamente un altro peso.

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