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All’interno del Parco dei Monti Aurunci è possibile visitare a 1160 metri di quota l’eremo dedicato a San Michele Arcangelo, raggiungibile tramite un itinerario adatto a tutti, anche alle famiglie con bambini al seguito, sconsigliato nelle giornate più soleggiate in quanto è completamente esposto al sole.

L’eremo ha una tradizione molto antica, probabilmente antecedente all’830 in quanto è riportato nel Codex diplomaticus cajetanus, documentazione prodotta dai monaci dell’Abbazia di Montecassino, che inizia da quell’anno fino al 1399. La chiesetta  originariamente incastonata nella parete rocciosa, è stata oggetto di rimaneggiamento nel 1893 con l’inserimento di una facciata di pietra in stile neogotico davanti alla cavità originaria per incarico dell’arcivescovo Francesco Niola e progettata dall’ingegnere Silvio Forte. Anche la statua del Santo, scolpita in pietra peperino, ha una lunga tradizione.

La leggenda vuole che fosse collocata inizialmente a Gianola (piccola frazione di Formia), ma in seguito al linguaggio scurrile e poco garbato dei marinai del luogo, essa si è spostata misteriosamente sopra Maranola (268 m.s.l.m.). Fenomeno che si è ripetuto più volte, motivo per il quale gli abitanti hanno deciso di lasciare la statua nella località dove era stata ritrovata più volte.

L’immagine è oggetto di sentita venerazione da parte dei residenti della zona circostante. Essa viene portata a braccia dai fedeli  dalla chiesa dell’Annunziata di Maranola all’eremo in una tradizionale processione che si svolge l’ultima domenica di giugno e ricondotta nella chiesa in paese  il 29 settembre (giorno in cui si festeggia San Michele) in un’altra solenne processione. Il rito religioso, accompagnato dal suono di tipici strumenti musicali, è caratterizzato dalla possibilità di provare i prodotti tipici locali legati alla pastorizia quale pane e quagliata (formaggio di latte cagliato).


Inoltre, poco più sopra dell’Eremo si può arrivare in cima al Monte Altino (1367 m. s.l.m.), dove è posizionata una statua in bronzo  del Redentore. Il luogo ha assunto tanta importanza in quanto nel 1894 Papa Leone XIII, nell’Enciclica Praeclara, si pronunciò in maniera negativa sul secolo che stava per finire, caratterizzato da molte sciagure e guerre, sperando allo stesso tempo in un futuro pacifico. Il Conte Acquaderni, consigliere del Papa, propose di collocare monumenti al Redentore sulle vette italiane più belle e panoramiche, come segno di buon auspicio per l’Anno Giubilare del 1900.

Itinerario

Si raggiunge in macchina Formia e poi il borgo di Maranola. Da quest’ultima si prosegue in macchina fino al rifugio Pornito. Da qui si intraprende un ampio sentiero brullo e petroso, ben segnalato dai segni biancorossi del CAI e dalla segnaletica del Parco dei Monti Aurunci con cespugli di salvia e elicriso.

Una costante salita che conduce all’eremo in prossimità del quale una fresca sorgente (non sempre attiva) disseta i viandanti. Superato l’eremo si prosegue sul sentiero, ancora ben tracciato fino alla Sella Sola (1226 mt.) che incrocia i sentieri 913 e 914. Piegando a destra si raggiunge la cima del Redentore (1252 mt) dove è stata eretta la statua. Per salire in vetta al Monte Altino (1367 mt) è necessario tornare alla Sella Sola per salire il crinale con traccia di sentiero con segnavia rossi. Sia dalla statua sia dalla vetta si gode il panorama sul golfo di Gaeta.

Si riscende per lo stesso itinerario. Tornati alla Sella Sola si riprende a salire per il largo crinale sovrastante, per tracce di sentiero indicato da vecchi segnavia rossi. Il percorso è evidente. In breve si raggiunge la vetta di Monte Altino (1367 mt. 0.30 minuti di cammino), da cui il panorama si allarga verso le faggete del versante frusinate degli Aurunci la Ciociaria e il Parco Nazionale D’Abruzzo. In discesa si esegue l’itinerario dell’andata (1.15 ore di cammino).